Recensione a cura di Dario Brunetti
Dopo L’assassino scrive 800 A e Il giallo del gallo, torna l’autore e sceneggiatore Francesco Bozzi con un nuovo romanzo della saga dedicata al commissario Mineo dal titolo Il mostro di Urbino.
Il commissario più ricercato di tutta la Sicilia sarà chiamato a fare parte di una task force di esperti che si dovranno mettere sulle tracce di un serial killer, meglio noto come Il mostro di Urbino.
Ma prima di trasferirsi nelle Marche, Mineo è impegnato in una missione di salvataggio da portare a termine; un uomo minaccia di gettarsi dal campanile di una chiesa e il nostro antieroe dovrà salire prima che sia troppo tardi!
Quante ne deve fare il povero Mineo! Ma non sanno che è un uomo pigro? Bozzi ama definirlo riluttante.
Ed effettivamente è un uomo flemmatico, svogliato se ne starebbe nella sua amata Sicilia a gustarsi le prelibatezze del luogo e a leggere “La Gazzetta dello Sport”, il suo giornale preferito di cui non può fare veramente a meno, a tal punto da diventarne una vera e propria ossessione.
Ma il dovere chiama e assieme al suo fidato collaboratore, l’ispettore La Placa, si recherà a Urbino trovando dimora in un convento di frati, un regno di pace e tranquillità per uno come Mineo.
Eppure proprio nelle mura del convento si è consumato uno dei quattro delitti ad opera del serial killer; uccide persone anziane e una volta compiuto l’orribile gesto, strappa dalle vittime una parte della pelle.
Si presenterà arduo il compito affidato al pool di detective e Mineo come al solito cercherà mille sotterfugi per sottrarsi all’indagine avendo proprio una sorta di idiosincrasia per il suo ruolo di commissario. Ma nonostante la sua indolenza al lavoro sarà l’unica persona dotata di grande intuizione da portare a termine la risoluzione del caso. Incredibile, ma vero!
Il mostro di Urbino è un romanzo che unisce il giallo alla commedia grazie a una trama ben strutturata e a una caratterizzazione dei personaggi minuziosa e molto accurata da renderli credibili per la loro simpatia e per la capacità di spiazzare il lettore che dovrà sottostare soprattutto alle fissazioni maniacali del suo protagonista.
Francesco Bozzi sa mescolare al meglio ironia e mistero avvalendosi della competenza di suo fratello Silio (ex dirigente della Polizia di Stato e professore di Criminologia e Tecniche Investigative Applicate, nonché consulente di Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli nella trasmissione Blu Notte). Le parti del romanzo riservate alla certosina analisi della scena del crimine consentono di raccogliere informazioni indispensabili per ricostruirne gli eventi da incanalare l’indagine nel giusto versante e identificare l’autore del delitto.
Ma se dovessimo chiederci a chi può somigliare Saverio Mineo?
Personalmente ritengo sia l’anti Montalbano per eccellenza, ma sono così legato all’insuperabile Nero Wolfe dello scrittore statunitense Rex Stout che intravedo delle peculiarità piuttosto somiglianti: l’acume investigativo, la sua passione per la buona tavola e la sua totale pigrizia.
Quest’ultimo aspetto è prevalente nei due personaggi, con la differenza che l’investigatore di origine montenegrina si sposta solo in rare occasioni.
Ma il nostro commissario ha l’udito di un lupo che è qualcosa di soprannaturale e non sembra avere rivali.
Il mostro di Urbino non poteva uscire che in estate, mese migliore per una lettura più che godibile al riparo dal sole gustando un buon aperitivo. Mineo non potrebbe essere più che contento e soddisfatto!

