Recensione a cura di Barbara Medeot
“Il giorno che non ti ho ucciso”, dell’autrice Sarah Mustafa, è un romanzo di narrativa contemporanea a sfondo storico pubblicato da Homo Scrivens.
Con questa sua nuova opera Sarah Mustafa sceglie di confrontarsi con un periodo storico complesso, quello degli anni Settanta, segnato in Italia dagli anni di piombo e, sul piano internazionale, dal conflitto israelo-palestinese. L’autrice affronta questi temi senza però mai trasformare il racconto in una mera cronaca o in una scarna ricostruzione storica: il suo interesse è mostrare come gli eventi politici incidano profondamente sulla vita quotidiana e sul destino delle persone.
La memoria, individuale e collettiva, diventa così il filo conduttore del romanzo, ricordando al lettore che la grande storia è fatta soprattutto di destini personali.
Carla e Omar sono i due protagonisti principali, la loro figura è costruita dall’autrice con molta attenzione. Lei, giovane italiana cresciuta nel clima delle rivendicazioni sociali; lui, palestinese costretto a lasciare la propria terra. Due esistenze lontane che si incontrano e si trasformano reciprocamente.
Il loro punto di forza è la credibilità. L’autrice evita stereotipi e semplificazioni: nessuno dei due è un eroe senza difetti, ma entrambi affrontano dubbi, paure e scelte a volte molto difficili. Anche i personaggi secondari non hanno una funzione puramente narrativa, ma contribuiscono a delineare un quadro umano ricco di sfumature.
Uno degli aspetti che più mi ha colpito del romanzo è il modo in cui il contesto storico si accompagna alla narrazione senza mai soffocarla, con leggerezza, senza mai scadere nella cronaca o annoiare e appesantire il lettore. Le tensioni politiche del periodo, la violenza e il tema dell’esilio di Omar non vengono mai utilizzati come semplice sfondo, ma diventano elementi che influenzano il percorso dei protagonisti.
L’autrice è inoltre abilissima nell’evitare giudizi netti o letture ideologiche, preferendo lasciare al lettore lo spazio per riflettere. È una scelta narrativa che conferisce equilibrio al racconto e rende il romanzo accessibile anche a chi conosce poco gli eventi storici narrati, anzi stimolando chi lo legge ad approfondimenti.
Lo stile di Sarah Mustafa privilegia la chiarezza, la semplicità, i dialoghi sono naturali e le descrizioni accompagnano la narrazione senza rallentarla. L’autrice però in questa scelta non rinuncia alla profondità: le emozioni emergono e coinvolgono il lettore a volte intensamente altre più riflessive, in uno schema di assoluto equilibrio.
I temi storici e politici, spesso complessi, sono raccontati attraverso le emozioni dei protagonisti e il lato umano non viene mai meno.
Emerge inoltre un preciso e completo lavoro documentale da parte dell’autrice che rende questo romanzo credibile ed autentico e lo rende secondo il mio parere una lettura che lascia decisamente il segno e porta il lettore alla riflessione. Non mi resta che consigliarlo!
