Il dilemma del carnefice
L’ Aquila, 2022. Laura Scimia sta rincasando insieme ai due figli, senza sapere che tutto sta per precipitare. Appena apre la porta, infatti, uno sconosciuto mascherato la aggredisce e, dopo una rapida e vana lotta, seda sia lei sia i bambini. Quando si risveglia, capisce di essere scivolata all’inferno. Di fronte a lei ci sono i suoi figli, e il killer senza volto la pone di fronte a una scelta impossibile: salvare solo uno dei due. Il fatto sconvolge la città, ancora lacerata dalle cicatrici del terremoto del 2009. Anche perché il mostro, subito battezzato dalla stampa Dilemma, torna a colpire: stesso modus operandi, stessa volontà di costringere le vittime a prendere una decisione straziante. A indagare è chiamato l’ispettore Gianni Lovita, che a sua volta si trova in una situazione difficile. La madre è morta all’improvviso e ora lui deve gestire la sorella Pia, autistica, con la quale ha perso da anni ogni contatto. Pia vive alienata nel suo mondo fatto di silenzi e serie tv poliziesche, che guarda compulsivamente registrando ogni minuzia. Ma quando inizia a riferire al fratello astruse frasi che sembrano tratte dai suoi telefilm, Gianni intuisce una verità sconcertante: con la sua memoria prodigiosa e l’attenzione ai dettagli, Pia sta raccogliendo indizi per ricostruire il folle piano di Dilemma…
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Di dilemmi nella vita quotidiana ne abbiamo. Anche troppi.

Ci fanno stare sul filo del giusto e sbagliato senza possibilità di ritorno. Un passo falso, una mossa sbagliata, una presa di responsabilità che non riusciamo a tollerare. E poi c’è il dolore, così tanto che incrina la mente nelle sue varie sfumature di follia. La follia, l’unica ancora che ci permette ancora di sopravvivere E far vivere agli altri quello che abbiamo vissuto. Tra la vendetta e il voler assicurarci di aver fatto la cosa giusta.

Sì, la cosa giusta.

Quella che noi riteniamo giusta o quella che la società ritiene più giusta?

Non sarebbe meglio non scegliere?

Fermarsi nel limbo dell’indecisione che ha come prezzo il senso di colpa della non-scelta. Ma anche scegliere ci farà vivere nell’inferno più assoluto dell’essere-responsabili-di.

Allora cosa fare?

E su questi interrogativi ci si dimena, ci si accartoccia, si trovano giustificazioni e la vita diventa agonia. Qualcuno deve pagarla.

Questo lo scenario psicologico dove si muove Dilemma, questa la carneficina che mette in atto come senso di rassicurazione.

In questa storia Massimo Tivoli, con diversi cliffhanger che fanno stare il lettore incollato alle pagine, mette in scena la più logorante impresa dell’essere umano: essere capace di tollerare la sofferenza.

Tivoli ha uno stile che prende e ti fagocita tra il panico e la riflessione sull’esistenza. La coppia investigativa formata da Gianni Lovita e sua sorella Pia, una donna affetta da spetto autistico, caratterizza ancora di più un palcoscenico fatto di indizi, agganci, percezioni e rimandi che solo un intuito fine e non-lineare come quello di Pia può districare e portare alla verità.

In questo libro, ambientato a Scoppito nell’aquilano post terremoto 2009, lo scrittore sa dosare bene tensione e leggerezza, drammaticità con un pizzico di ironia e lo fa con uno stile originale che riprende dai grandi maestri ma al contempo se ne distacca per dare spazio a una propria voce riconoscibile e matura.

Punto forte della storia non sono solo lo stile affilato e la caratterizzazione dei personaggi ma anche tutta la struttura narrativa dove, a colpi di ritmo e punti di vista, si ergono grovigli del passato che sembrano inestricabili. Le vite che si intersecano tra passato e presente vengono affrontate da Tivoli con grande sensibilità emotiva, pesando ogni parola non detta, ogni particolare sfuggito e ogni tarlo nascosto.

Una grande opera, quindi, ben riuscita che sono sicura non deluderà i propri lettori.

Consiglio di leggere questo libro con una tisana rilassante vicino e di non far entrare nessuno in casa.

Anche chi conosciamo molto bene.

Buona lettura.

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