È sempre un piacere recensire un romanzo di Alice Bassoli. Finora almeno. Ho letto tutti i suoi libri (uno dopo l’altro) e non mi sono mai pentito di averlo fatto. Oggi vi parlo del romanzo Il bosco obliquo, che è stato bellissimo da leggere nella sua prima versione (quella scritta dall’autrice quando ancora pubblicava in proprio) ed è stato ancora più divertente leggerlo adesso, che è stato riproposto dalla Corbaccio, lievemente riveduto. Casa editrice che la continua a tenere con convinzione sotto la sua ala avendo, in precedenza, già ripubblicato l’altro suo romanzo di punta La ninnananna degli alberi (anch’esso originariamente pubblicato in self) nonché pubblicato, questa volta ex novo, Le streghe non dormono. Ora è stata la volta appunto de Il bosco obliquo che è un romanzo giallo pieno di sorprese che sovvertono completamente tutti i convincimenti sul possibile autore del delitto fatti fino a quel momento. L’autrice ha creato ad arte un clima di grande sospetto, dove tutti sparlano di tutti. Dove in tanti, per i più svariati motivi, volevano morto Francesco. Un romanzo non solo d’indagine, a causa del ritrovamento del corpo senza vita del ragazzo, ma anche un romanzo che parla di violenza domestica, diritti negati, gelosia. Un libro pieno di sfaccettature ma piacevolissimo da leggere. Un romanzo che picchia duro senza sconti per nessuno. Un finale che sorprende una volta di più, che cambia ancora una volta direzione. Questo romanzo per me rimane ancora, a distanza di tanto tempo, uno dei migliori che io abbia letto. Complimenti all’autrice per il coraggio e l’ispirazione.
Trama In una Palermo sconvolta dallo scandalo che ha colpito il procuratore capo Rambaldi, rinviato a giudizio con l’accusa di pedofilia, il commissario Antonio Marongiu

