Ci sono romanzi che si affidano alla velocità e altri che scelgono la precisione. Delitto a San Silvestro appartiene con decisione ai secondi. Massimo Bertarelli costruisce un giallo che non ha bisogno di accelerazioni forzate: preferisce il passo costante dell’indagine, la pazienza del dubbio, la tenuta dei personaggi.
Siamo a Milano, nel primo pomeriggio del 31 dicembre. La città è già altrove, proiettata verso la fine dell’anno, e proprio in questo spazio sospeso avviene un omicidio che sembra semplice solo in apparenza. Una cartoleria, una donna stimata, pochi indizi, nessuna testimonianza decisiva. Tutto sembra suggerire una rapina finita male, ma qualcosa non torna. Ed è in quel “qualcosa” che il romanzo trova la sua forza.
Enrico “Erri” Tombamasselli, il Tomba, affronta l’indagine come fa sempre: con metodo, diffidenza e una profonda attenzione per ciò che non convince. È un personaggio ormai ben definito, e Bertarelli continua a lavorarci con intelligenza, senza trasformarlo in una maschera. Il Tomba non è brillante per istinto, ma per ostinazione. Non corre mai verso la soluzione: la costruisce, pezzo dopo pezzo.
Accanto all’indagine si muove il suo mondo privato, fatto di equilibri fragili, lutti non completamente elaborati e relazioni che avanzano con cautela. La dimensione emotiva non invade mai la scena, ma la accompagna, rendendo il protagonista credibile e umano. È proprio questa misura a evitare ogni forma di sentimentalismo e a rafforzare il ritratto complessivo.
La scrittura di Bertarelli è asciutta, essenziale, estremamente controllata. Non c’è compiacimento descrittivo né ricerca dell’effetto. Ogni scena è funzionale al racconto, ogni dialogo porta avanti qualcosa, anche quando sembra fermarsi. Il ritmo è quello di un giallo classico, che non rinuncia alla complessità ma non si perde mai in digressioni inutili.
L’indagine si sviluppa tra spostamenti, riletture di vecchi fascicoli, connessioni che emergono lentamente. Il lettore viene coinvolto in questo processo senza essere guidato per mano: è chiamato a osservare, a dubitare, a rimettere in discussione le prime impressioni. Ed è proprio qui che Delitto a San Silvestro trova la sua cifra più riuscita.
Il finale, coerente con il tono del romanzo, non cerca l’effetto sorpresa a tutti i costi, ma restituisce un senso di ordine e giustizia che nasce dal lavoro, non dal caso. Un epilogo che chiude l’indagine senza tradire il percorso fatto.
Delitto a San Silvestro è un giallo solido, misurato, che conferma la qualità della serie e la tenuta di un protagonista capace di attraversare le storie senza mai diventare prevedibile. Un romanzo che dimostra come, anche senza clamore, si possa raccontare un’indagine che lascia il segno.

