Recensione a cura di Marika Campeti
Prima di iniziare a scrivere questa recensione è doveroso fare una premessa: è la prima volta che leggo un romantasy e devo anche confessare che sono partita con un certo pregiudizio nei confronti del genere. Non è nelle mie corde, non è tra ciò che scelgo abitualmente quando entro in libreria e, probabilmente, se Crimson Heart non fosse stato scritto da Laura Caroniti, non l’avrei acquistato.Ma della scrittura di Laura mi fido ciecamente e dire che l’adoro è dir poco. Ho già letto altri suoi romanzi che mi hanno fatto letteralmente piangere e proprio questa fiducia mi ha convinta a uscire dalla mia zona di comfort.
Tra le pagine di questo romanzo ho scoperto che Laura Caroniti con la sua penna sa far male quanto sa essere leggera. Virtù meravigliosa e anche rara in chi scrive. Crimson Heart mi ha sorpresa: è stata una lettura piacevole, ironica e avvincente.
L’idea di partenza è geniale: Bice, la protagonista colta che ama Dante e soprattutto il quinto canto, non ha mai risparmiato critiche al romance, ma si ritrova catapultata proprio dentro un romance. Quel romance che tanto ha criticato e che invece la sua migliore amica “divoratrice di romance” adora e osanna.
Ed è qui che, secondo me, Laura Caroniti si diverte, e fa divertire chi legge.
La sua ironia si percepisce in ogni pagina e rende Bice un personaggio reale, tridimensionale, capace di osservare ciò che le accade con lo sguardo esperto di chi conosce le regole della narrativa e, improvvisamente, è costretta a subirle sulla propria pelle.
Mi è piaciuta moltissimo anche l’ambientazione volutamente “da romanzo rosa” nella quale Bice finisce. Tutto perfetto, tutto a servizio del lieto fine. Sappiamo che Beatrice è dentro un libro. Lo sa l’autrice, lo sa il lettore e, soprattutto, lo sa Bice. Eppure quel mondo funziona, ha una sua coerenza e riesce a risultare credibile proprio grazie al gioco metaletterario su cui si regge tutta la storia.
Da scrittrice, poi, ho apprezzato particolarmente i dettagli tecnici legati al lavoro editoriale e gli escamotage che Bice mette in atto nel tentativo di far procedere il romanzo nella “giusta” direzione. In diversi momenti ho sorriso riconoscendo meccanismi, problemi e criticità con cui, quando scriviamo una storia ci troviamo a fare i conti.
Crimson Heart è un romance, ma è anche un romanzo che gioca con il romance, con la scrittura e con le regole stesse della narrativa.
Complimenti quindi a Laura per essersi cimentata in qualcosa di diverso dai suoi romanzi precedenti (almeno da quelli che ho letto io) senza perdere la sua voce ma dandogli una sfumatura diversa, frizzante.
E soprattutto per essere riuscita a coinvolgere anche chi, come me, romance non ne legge.
Conclusione: direi che il mio pregiudizio a fine lettura, può tranquillamente tornarsene a casa.

