Ciò che ci lega
“Ciò che ci lega” gioca sull’equivoco che è nella frase stessa: quali sono i sentimenti che ci legano alle altre persone, le motivazioni che ci spingono a stringere relazioni? E cosa ci tiene imbrigliati a quelle relazioni, di amore o di amicizia, impedendoci di essere liberi? Penelope è una donna divisa fra più relazioni. Un triangolo amoroso la incatena a sua insaputa rendendola prigioniera di un matrimonio e di un’amicizia lunghi più di vent’anni. Figlia di una società patriarcale, nasce negli anni trenta del ventesimo secolo da una famiglia benestante e conservatrice. L’incontro con Nike, dal quale nascono un’empatia e un legame che travalicano la mera amicizia, stravolge per sempre la sua vita: lei, religiosamente ispirata al senso del dovere e al conformismo, l’altra aperta, critica e problematica. La comparsa di Ettore sul suo cammino segna un altro importante bivio che la porta a compiere scelte giuste o sbagliate, non sempre consapevoli, nella continua ricerca dell’approvazione altrui. Quando a distanza di anni riappare Leonardo, il suo vecchio Maestro di musica, tutto il suo mondo viene messo in discussione.
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mcampeti
Penna Esordiente
Marika Campeti
Marika Campeti è nata a Roma nel 1979. Nel 2002 si è laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo. Dopo gli studi ha svolto i suoi primi lavori nella post-produzione televisiva e cinematografica come rilevatrice dialoghi e assistente al doppiaggio. Attualmente è caporedattrice per la rivista letteraria Writers Magazine Italia diretta da Franco Forte. Insegna danza orientale dal 2005. Ha pubblicato quattro romanzi , un romanzo breve e curato due antologie: Il segreto di vicolo delle Belle (Apollo Edizioni 2018), Lo scorpione dorato (Augh edizioni 2020) Neravorio (Augh edizioni 2022) L’ultimo respiro di Mara (Bertoni editore 2023), Giochi di coppia (Delos Digital 2024), 365 racconti gialli, thriller e noir (Delos Digital 2024), La notte della menta (Settechiavi, novembre 2024).

Recensione a cura di Marika Campeti

Ho letto Ciò che ci lega di Francesca Reboa durante le mie vacanze di giugno a Maratea. Credo che il contesto abbia contribuito a rendere questa lettura ancora più speciale: ero rilassata, avevo il tempo di soffermarmi sulle pagine senza fretta e mi sono lasciata accompagnare con naturalezza nella storia di Penelope. Per questo i suoi pensieri, le sue emozioni e i personaggi che le ruotano intorno sono rimasti impressi nel mio cuore. (e poi c’è da dire che ci sono bellissime scene ambientate proprio al mare)

Quello di Penelope è un racconto che non ha bisogno di colpi di scena per coinvolgere. È una storia semplice e, proprio per questo, profondamente autentica. Potrebbe essere la storia di ognuna di noi, fatta di relazioni, fragilità, scelte e legami che ci accompagnano nel corso della vita.

Tra gli aspetti che ho apprezzato di più c’è sicuramente la scelta del punto di vista in prima persona. Entrare direttamente nei pensieri di Penelope permette di creare un rapporto molto stretto con la protagonista, quasi come se fosse lei stessa a confidarsi con il lettore. È una scelta narrativa che rende la lettura intima e coinvolgente.

Ho trovato molto riuscito anche l’uso dei dialoghi, dosati con equilibrio e inseriti solo quando realmente necessari. Non interrompono mai il flusso della narrazione, ma lo accompagnano, lasciando che siano soprattutto i pensieri e le emozioni di Penelope a guidare il racconto. È una scelta stilistica che ho apprezzato molto, perché dona continuità alla lettura e valorizza la dimensione interiore della protagonista.

Mi è piaciuto anche il rapporto tra Greta e Sofia, costruito con delicatezza e sincerità. L’autrice non ha avuto paura di raccontare verità che possono essere giudicate o mal interpretate, semplicemente ha mostrato i personaggi per quello che sono, senza filtri.

Un altro elemento che mi ha colpita è il modo in cui viene affrontata la fragilità femminile. Le donne di questa storia non sono semplicemente vittime di qualcuno o di qualcosa. Sono persone che cercano ogni giorno un equilibrio tra le proprie ferite, gli obblighi, il desiderio di libertà e il senso di responsabilità. Una rappresentazione autentica, fatta di sfumature e lontana da facili semplificazioni. Non ci sono solo vittime o solo carnefici, esattamente come accade nella vita vera.

Lo consiglio a chi ama i romanzi familiari, le storie che parlano di relazioni e di legami autentici e, soprattutto, a chi cerca personaggi profondi, capaci di lasciare qualcosa anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.

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