Recensione a cura di Marika Campeti
Ho letto Ciò che ci lega di Francesca Reboa durante le mie vacanze di giugno a Maratea. Credo che il contesto abbia contribuito a rendere questa lettura ancora più speciale: ero rilassata, avevo il tempo di soffermarmi sulle pagine senza fretta e mi sono lasciata accompagnare con naturalezza nella storia di Penelope. Per questo i suoi pensieri, le sue emozioni e i personaggi che le ruotano intorno sono rimasti impressi nel mio cuore. (e poi c’è da dire che ci sono bellissime scene ambientate proprio al mare)
Quello di Penelope è un racconto che non ha bisogno di colpi di scena per coinvolgere. È una storia semplice e, proprio per questo, profondamente autentica. Potrebbe essere la storia di ognuna di noi, fatta di relazioni, fragilità, scelte e legami che ci accompagnano nel corso della vita.
Tra gli aspetti che ho apprezzato di più c’è sicuramente la scelta del punto di vista in prima persona. Entrare direttamente nei pensieri di Penelope permette di creare un rapporto molto stretto con la protagonista, quasi come se fosse lei stessa a confidarsi con il lettore. È una scelta narrativa che rende la lettura intima e coinvolgente.
Ho trovato molto riuscito anche l’uso dei dialoghi, dosati con equilibrio e inseriti solo quando realmente necessari. Non interrompono mai il flusso della narrazione, ma lo accompagnano, lasciando che siano soprattutto i pensieri e le emozioni di Penelope a guidare il racconto. È una scelta stilistica che ho apprezzato molto, perché dona continuità alla lettura e valorizza la dimensione interiore della protagonista.
Mi è piaciuto anche il rapporto tra Greta e Sofia, costruito con delicatezza e sincerità. L’autrice non ha avuto paura di raccontare verità che possono essere giudicate o mal interpretate, semplicemente ha mostrato i personaggi per quello che sono, senza filtri.
Un altro elemento che mi ha colpita è il modo in cui viene affrontata la fragilità femminile. Le donne di questa storia non sono semplicemente vittime di qualcuno o di qualcosa. Sono persone che cercano ogni giorno un equilibrio tra le proprie ferite, gli obblighi, il desiderio di libertà e il senso di responsabilità. Una rappresentazione autentica, fatta di sfumature e lontana da facili semplificazioni. Non ci sono solo vittime o solo carnefici, esattamente come accade nella vita vera.
Lo consiglio a chi ama i romanzi familiari, le storie che parlano di relazioni e di legami autentici e, soprattutto, a chi cerca personaggi profondi, capaci di lasciare qualcosa anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.


