“Che fine ha fatto la neve?” di Gianluca Morozzi ci parla di Vilo Vulcano, un libraio di Bologna che svolge anche un’altra attività: quella di investigatore. In questo libro Morozzi intreccia atmosfere, elementi culturali e generi letterari e lo fa con una fluidità e un ritmo inaspettati. L’ironia e la suspence danno vita a una trilogia. Ogni parte presenta un caso da risolvere, ogni parte affronta tematiche importanti come: le relazioni umane, la memoria, il dolore, l’impotenza nel proteggere le persone che amiamo. La storia si muove su un dubbio esistenziale: che fine ha fatto l’amica di infanzia di Vilo? La bambina che era entrata in una cantina e non ne era uscita più. La cantina dove tutti noi abbiamo sempre avuto paura di sparire. E da qui Morozzi tesse intrecci imprevedibili, ricordi frammentati, visioni impalpabili. Un giallo psicologico quindi con una narrazione avvincente, ricca di colpi di scena, debordante con personaggi distonici e ben caratterizzati e un’ambientazione che lascia sempre un tocco di angoscia. Leggendo questo romanzo e immergendosi nello stile di Morozzi più volte sembra di essere finiti in una storia kinghiana sia per le atmosfere che lo scrittore sa ricreare alla perfezione sia per quella punta di ironia quasi cinica che fa ridere amaramente della vita. E in questa sublime direzione orchestrale di registri, tra la commedia, il romantico e l’horror, Morozzi si muove in un modo invidiabile, senza sbavature e senza cadute di stile. Una voce riconoscibile che anche questa volta non mi ha delusa.
Altamente sconsigliato a chi non regge i buchi neri della mente.
Buona lettura.


