Che fine ha fatto la neve?
Mi chiamo Vilo Vulcano, e prima o poi potreste avere bisogno di me. State cercando un libro introvabile? Vi aspetto nella mia raffinata libreria, La boutique del mistero, con il mio elegante farfallino, il mio sorriso e la mia competenza letteraria. State invece cercando un investigatore che accetti qualunque caso e si faccia pagare poco? Vi aspetto sempre in libreria, però vi porto nel mio ufficio sul retro. E se vi preoccupa il mio aspetto smunto, pacato e poco adatto a investigazioni cruente, non temete: ho un collaboratore soprannominato l’Orrido, il mio personale Watson metallaro. Dovete solo addentrarvi in quell’intrico di vicoletti medievali che è il Quadrilatero di Bologna, e trovarne uno ben nascosto, vicolo Betlemme. Ma la mia libreria non solo è il mio duplice luogo di lavoro, è anche la mia casa. È lì che vivo, lì che accolgo le mie affascinanti e pericolose clienti e anche le ragazze che tengono a me e mi fanno compagnia nelle notti alla Boutique del mistero. In quel senso, però, io sono un uomo solo a metà: una figura misteriosa e senza nome battezzata il Minotauro mi ha fatto qualcosa in un pomeriggio del 1978, quand’ero solo un bambino. Mi ha lasciato una ferita indelebile che mi ha segnato a vita. E ha portato via in modi inspiegabili la mia unica amica d’infanzia, la bambina più bella e intelligente del mondo. Quella che mia madre chiamava la Neve. Quella che visito certe notti nei miei sogni, non sapendo se è viva o morta.
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“Che fine ha fatto la neve?” di Gianluca Morozzi ci parla di Vilo Vulcano, un libraio di Bologna che svolge anche un’altra attività: quella di investigatore. In questo libro Morozzi intreccia atmosfere, elementi culturali e generi letterari e lo fa con una fluidità e un ritmo inaspettati. L’ironia e la suspence danno vita a una trilogia. Ogni parte presenta un caso da risolvere, ogni parte affronta tematiche importanti come: le relazioni umane, la memoria, il dolore, l’impotenza nel proteggere le persone che amiamo. La storia si muove su un dubbio esistenziale: che fine ha fatto l’amica di infanzia di Vilo? La bambina che era entrata in una cantina e non ne era uscita più. La cantina dove tutti noi abbiamo sempre avuto paura di sparire. E da qui Morozzi tesse intrecci imprevedibili, ricordi frammentati, visioni impalpabili. Un giallo psicologico quindi con una narrazione avvincente, ricca di colpi di scena, debordante con personaggi distonici e ben caratterizzati e un’ambientazione che lascia sempre un tocco di angoscia. Leggendo questo romanzo e immergendosi nello stile di Morozzi più volte sembra di essere finiti in una storia kinghiana sia per le atmosfere che lo scrittore sa ricreare alla perfezione sia per quella punta di ironia quasi cinica che fa ridere amaramente della vita. E in questa sublime direzione orchestrale di registri, tra la commedia, il romantico e l’horror, Morozzi si muove in un modo invidiabile, senza sbavature e senza cadute di stile. Una voce riconoscibile che anche questa volta non mi ha delusa.

Altamente sconsigliato a chi non regge i buchi neri della mente.

Buona lettura.

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