Bestiario privato
Una talentuosa pittrice viene trovata assassinata dal marito nella propria abitazione. Il corpo della vittima, avvolto solo da un accappatoio bianco, presenta numerose lesioni inferte con un’arma da taglio. Indaga sul caso Nico Alpi, capo della sezione omicidi della Squadra Mobile di Roma. Da un lato, dovrà combattere contro sé stesso, spinto da pensieri suicidi e spaventose allucinazioni. Dall’altro, dovrà stanare un inafferrabile assassino, con uno sviluppo delle indagini serrato, carico di suspense e di colpi di scena, dove nulla è come sembra. Un assassino così inafferrabile che anche lui potrebbe essere un’allucinazione. La figlia di Alpi si è da poco suicidata e i sensi di colpa lo avvelenano provocandogli problemi di insonnia, accompagnati da allucinazioni in cui bestie sofferenti e ferite sembrano minacciarlo. Il viaggio alla scoperta di questi animali misteriosi lo condurrà in via del tutto casuale (o chissà, forse no) ai Bestiari medievali. Una lettura che lo cambierà profondamente, facendo emergere in lui un forte sentimento di comunione con il regno animale. Un’illuminazione o un’esperienza mistica (se non un delirio della fantasia esaltata) che lo indurrà a interpretare le allucinazioni in chiave simbolica per cercare di venire a patti con i sensi di colpa, inventando una sorta di Bestiario privato.
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felix77
Penna Leggendaria
Dario Brunetti
Vivo a Palese frazione di Bari e lavoro in un’importante società di assicurazioni, occupandomi del ramo sinistri Collaboro da più di quattro anni per tre blog letterari Giallo e cucina, Un libro di emozioni e la gilda dei lettori, scrivendo recensioni e intervistando autori. Da agosto del 2021 ho condiviso un progetto letterario con undici autrici italiane che si sono contraddistinte nel corso degli anni nel panorama letterario Si tratta di un’antologia di racconti dal titolo Noir in abito da sera uscito per la Damster edizioni di Bologna. Da curatore dell’antologia ho dato ampio spazio alle autrici di decidere quali vesti far ricoprire la figura della donna cercando di darle maggiore risalto nel bene o nel male: da commissario di polizia o investigatrice, vittima o carnefice. Con la Damster edizioni nelle persone di Katia Brentani e Massimo Casarini abbiamo deciso di devolvere parte del ricavato alla Sos Violenza contro le donne di Bologna. L’antologia è stata presentata nel suo giorno di uscita nel Maggio 2022 nell’evento Giallo Festival, dove hanno partecipato con me quattro autrici dell’antologia e ha presenziato la presidente dell’associazione violenza contro le donne di Bologna nella persona di Francesca Chiaravallotti che insieme a Valentina Ferri ne ha curato la prefazione. L’altra prefazione è stata curata da me con l’introduzione dell’antologia. Nel settembre del 2023 è uscita sempre per la Damster è la mia seconda antologia di racconti condivisa con diciotto autori/trici emiliani dal titolo Sound Crime della quale sono curatore; ho scritto una delle due prefazioni, la seconda è a cura del bassista Massimo Ghiacci dei Modena City Ramblers.

Recensione a cura di Dario Brunetti

Zeno Rotondi sigla il suo esordio letterario con il romanzo Bestiario privato. Uscito nel 2024 per la collana i Gialli Damster, il volume è risultato vincitore della quinta edizione di Giallo Festival nella sezione romanzi inediti.

Protagonista di questo giallo è il capo della sezione omicidi della Squadra Mobile di Roma, Nico Alpi, alle prese con un efferato delitto: nel quartiere San Lorenzo viene rinvenuto il cadavere di Elisa Pagani, professoressa di liceo artistico. Il corpo della donna, avvolto da un accappatoio bianco, presenta numerose ferite da arma da taglio. I primi indizi del terribile omicidio portano al marito, Alberto Morra, noto come “il pittore di bambine”.

Intanto, Nico Alpi rivive costantemente il suo tormentato passato attraverso delle allucinazioni che lo conducono al suicidio della figlia Aurora.

Il romanzo si sviluppa su un doppio binario: da un lato, fa rivivere le atmosfere torbide e rarefatte di un’indagine che mescola l’arte alla psicologia; dall’altro, sviscera la condizione di un trauma interminabile, capace di recidere le forze del protagonista.

Due percorsi che non corrono in modo parallelo, ma che trovano una spaventosa convergenza in cui finiscono inevitabilmente per scontrarsi. In Bestiario Privato, la collisione di queste due realtà rivela al protagonista una verità dolorosa e incessante che impatta in modo negativo sulla stessa inchiesta. Nico Alpi non potrà mai sconfiggere il suo mostro interiore, che vede palesarsi attraverso allucinazioni di bestie inferocite che diventeranno il suo Bestiario Privato.

Queste creature impazzite troveranno il proprio habitat naturale nella mente del vicequestore. Non si tratta di semplici visioni, ma la rappresentazione plastica e visiva del suo senso di colpa incarnato nel fantasma di sua Aurora, un’ombra disposta a non dargli tregua.

Zeno Rotondi ci conduce in una Roma notturna e indecifrabile, avvolta dalle inquietanti ombre del quartiere San Lorenzo, dove i vicoli oscuri si trasformano in quei labirinti psicologici che intrappolano il protagonista, privandolo di una realtà vivida che sembra sfumare a ogni istante.

In Bestiario privato, l’introspezione psicologica prende il sopravvento sulla logica deduttiva: se nel giallo classico l’indagine si muove con un meccanismo ad orologeria, in questo romanzo ogni elemento viene filtrato attraverso il trauma interiore del protagonista. Nico Alpi cercherà la verità non avvalendosi di indizi materiali, ma attraverso uno scontro frontale con un dolore permeabile e impattante, che affoga nel suo stesso senso di colpa.

Rotondi evita il solito cliché narrativo al quale gli amanti del giallo sono abituati, proiettandoci in una dimensione onirica e visiva in cui niente sarà come realmente sembra.

Nel panorama del noir italiano, mi è capitato pochissime volte di trovarmi davanti un testo così originale, capace di sovvertire gli schemi del genere, allo scrittore cavese va riconosciuto questo grande merito, ma al tempo stesso il coraggio di rischiare offrendo un’opera sperimentale molto ambiziosa e di rara, suggestiva bellezza.

La lettura di questo testo mi ha ricordato una canzone di Giorgio Gaber dal titolo I mostri che abbiamo dentro (tratta dall’album del 2003 Io non mi sento italiano). Il brano del cantautore milanese esplora le battaglie interiori dell’essere umano, analizzandone la parte più oscura e inconscia.

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