Recensione a cura di Rino Casazza
Angelo Marenzana è un autore di noir e polizieschi, ma è soprattutto un narratore di atmosfera. Le sue storie sono giocate più che sulla vicenda in sé sull’immergere il lettore in un ambiente, creato attraverso una prosa che predilige suggerire evocativamente più che descrivere, pur essendo i riferimenti storici e logistici molto precisi e documentati, Si dirà che è normale per uno scrittore di racconti storici preferibilmente ambientati nel periodo fascista per arrivare fino al primo dopoguerra, come per Atto di giustizia, l’ultima fatica pubblicata da lanieri Efizioni per la collana Dalie Nere Non solo gialli. E diciamo subito che se c’è un romanzo giallo che non è soltanto un giallo è l’opera di cui stiamo parlando, ma il discorso è tranquillamente estensibile a tutta la narrativa di Marenzana. In Atto di giustizia siamo ad Alessandria, topos prediletto dell’autore, nel 1947, e il protagonista è uno straordinario dirigente di Polizia, il commissario Emiliano Montero. Egli si trova ad indagare, nel pieno di un agosto afoso, su due omicidi inspiegabili che riveleranno un legame.Montero è un uomo affascinante, non solo per l’altro sesso essendo di bell’aspetto. E’ un uomo dallo sguardo disincantato che sembra avere tutt’altri interessi, in specie la musica jazz, sia come amatore che come come suonatore dilettante, ma in realtà ha la dote principale di un poliziotto, ovvero la voglia e la capacità di approfondire, scavare non banalmente dentro i casi criminali che gli vengono affidati. È uno che non si accontenta mai ed infatti l’indagine del romanzo finisce per essere un viaggio dentro una galleria di personaggi -sospetti, testimoni o semplici confidenti – che è un affresco non tanto della provincia alessandrina dell’epoca ma della composita umanità che s’incontra nella vita. Il confronto tra l’investigatore determinato ma propenso ad ascoltare e le persone che interroga -rectius: che avvicina umanamente – è il succo e la ricchezza del romanzo . Alla fine verrà a galla una verità spiazzante, come richiede il genere, ma al lettore resterà la carrellata di tipi umani di varia estrazione che Montero incontra, e che finisce addirittura per metterlo in secondo piano lasciando il desiderio di conoscere meglio il protagonista in altre storie.
Sullo sfondo, accennata per rapidi tocchi sapienti, la Alessandria dell’immediato dopoguerra ma, ripetiamo, siamo di fronte a una vicenda non contingente, protesa verso interpretazioni più larghe.
Consigliata caldamente la lettura.

