Oggi Presentiamo...

Oggi parliamo con Piera Carlomagno

Speciale Giallo Ormea 2025

Diamo il benvenuto su Giallo e Cucina alla meravigliosa Piera Carlomagno, una delle protagoniste indiscusse del panorama letterario italiano. Giornalista, scrittrice e curatrice del festival letterario SalerNoir Festival le notti di Barliario.

Il suo ultimo romanzo, Ovunque andrò (edito da Solferino), si apre con la morte misteriosa di Raniero Monforti a Pechino, precipitato da un edificio. La dinamica tra suicidio e omicidio è ambigua, e la moglie, Tania, diventa la principale sospettata. Dopo due anni di attesa, alla vigilia della sentenza, Tania intraprende una ricostruzione intima e serrata degli eventi che hanno portato a quel tragico epilogo.

La verità che Tania rievoca non affonda le radici nella metropoli asiatica, ma in un passato distante e profondamente legato alla Basilicata. La narrazione si sposta a Castrappeso, un borgo il cui stesso nome evoca una cicatrice storica: una frana del 1935 che divise un palazzo e, metaforicamente, il destino della famiglia Di Salvia. Attraverso quasi un secolo, il romanzo traccia la storia di questa dinastia di eccentrici personaggi che hanno costruito un impero nel settore dei pellami.

“Ovunque andrò” segue le sorti dell’ultima erede, Tania, e del marito Raniero, custode e innovatore che ha spinto l’azienda lucana nell’era della globalizzazione, verso un Oriente dalle promesse incerte. Il testo si configura come una fusione audace tra la suspense del giallo internazionale e la profondità di una saga familiare, dipingendo come le eredità del passato e le decisioni del presente si intreccino in un destino ineludibile, rivelando continue sorprese.

CP Partiamo con la prima domanda. Il romanzo unisce in modo peculiare l’intrigo internazionale con la saga familiare lucana. Come ha gestito questa fusione di generi così diversi? Quali sfide ha incontrato nel bilanciare la suspense del giallo e la complessità emotiva della storia dinastica?

PC Lei usa il termine giusto: “sfide”. Un autore ne affronta sempre di diverse quando si cimenta con un nuovo libro. Direi che questa è stata la sfida più difficile da quando scrivo. Non l’ho voluta: ho cominciato a ragionare sulla storia familiare prima che il sangue che scorre nelle vene della protagonista cominciasse a chiedere ragione delle cose, prima che il personaggio di Tania C., che è anche la voce narrante, acquistasse consapevolezza di sé e delle sue proprietà. Così, paradossalmente, il romanzo è stato quasi scritto in ordine cronologico e non con quello del ricordo che si sviluppa, invece, nel tempo reale della notte di attesa della sentenza della Corte d’Assise di Napoli.

CP La voce narrante di Tania, che si rivolge a un “uditorio immaginario”, è un elemento distintivo del romanzo. Come ha concepito questa scelta stilistica e in che modo ha influenzato il ritmo della narrazione e la scoperta graduale della verità sulla morte di Raniero?

PC Tania C. era solo un personaggio come gli altri inizialmente, forse quello che avrebbe legato tra loro i fili del racconto. Nella ricerca affannosa della migliore struttura possibile per una storia comunque complessa, che si sviluppa su più piani temporali e in luoghi diversi e lontani, la voce narrante mi è sembrata l’unica che potesse prendere per mano il lettore e accompagnarlo nella lettura, semplificare il suo passare da un secolo all’altro, da un continente all’altro con naturalezza. La mente di Tania C. che nella notte ricorda, ricostruisce, collega, circondata dal fiato vivo dei suoi avi, ma anche dalle carte, le testimonianze che durante il processo le hanno rivelato la vita segreta del marito in Cina, è una vera e propria guida che mi sono sforzata di non far apparire come una trovata ingegnosa, ma come un arricchimento di ordito e trama.

CP Il romanzo è profondamente radicato nel passato della famiglia Di Salvia e del borgo di Castrappeso. Potrebbe raccontarci come ha dato vita a questi personaggi “eccentrici” e come la singolarità di Castrappeso – “tagliato in due da una frana” – riflette metaforicamente le divisioni e i segreti celati all’interno della famiglia?

PC Ho attinto molto dalle storie delle mie due famiglie. Oltre a Castrappeso, c’è Vallemonte, tutti e due sono nomi inventati di paesi veri che si trovano nella Basilicata centrale, quella che collega le province di Potenza e Matera. Naturalmente sono stata sempre in bilico tra la voglia di creare, e quindi di far fare la loro strada a personaggi nati da persone vere, e la necessità di non mancare di rispetto a chi è venuto prima di me, genitori, nonni, bisnonni, zii, e a quei matrimoni non scontati che smuovono il corso naturale delle cose. La famiglia è il nucleo in cui convivono l’amore e i conflitti; la spaccatura della casa di Castrappeso è simbolica, ma avviene per un terremoto che durante il venerdì Santo del 1935 colpisce un intero paese, producendo una di quelle crepe che è impossibile ricucire.

CP Attraverso la figura di Raniero e il percorso dell’azienda familiare dalla Basilicata all’Oriente, “Ovunque andrò” esplora il conflitto tra radici e modernità. Quali riflessioni intende offrire su questa tensione e come essa si intreccia con temi centrali come il peso del passato, il destino e le inesorabili conseguenze delle scelte, modellando il percorso emotivo e le decisioni dei protagonisti?

PC Tutto il romanzo esplora questo tema, anche attraverso il titolo. “Ovunque andrò” è la frase del popolo meridionale che si è spostato nei secoli per il lavoro, per la ricerca di condizioni di vita migliori e che continua a farlo, anche se sembra che nessuno se ne accorga. Ma questo stesso popolo meridionale sa che ovunque andrà le sue radici resteranno conficcate nella terra da cui proviene e da quel sangue che sempre difenderà a costo di qualsiasi conseguenza.

CP Una delle sfumature più evocative del romanzo sembra risiedere nella percezione sensoriale. Ci sono richiami a profumi, essenze, suoni e colori che contribuiscono a creare un’atmosfera molto particolare. Quanto è stata intenzionale questa scelta di arricchire la narrazione con elementi così vividi e quasi tattili, e quale ruolo giocano nel trasmettere le emozioni o i segreti dei personaggi?

PC Non è stata intenzionale, considerare il contesto in cui si svolgono i fatti fa parte del mio modo di raccontare. Cerco di scrivere quello che mi piace leggere e di certo non sono interessata a un elenco di azioni o al semplice confrontarsi dei personaggi. Naturalmente questo romanzo ha richiamato la mia attenzione su diversi intrecci spazio-temporali: c’è la Lucania dei primi del Novecento e del fascismo, c’è la Napoli di fine secolo, c’è la Pechino di oggi. La sostanza del mondo si muove sui suoi sfondi e io ho voluto creare un racconto delle origini lungo cento anni che porta in sé un futuro già accaduto e forse per questo non del tutto conoscibile. Il lettore saprà cosa è successo a Raniero Monforti dai ricordi della moglie Tania, ma anche dalla sentenza che arriverà alla fine del romanzo e potrà – oppure no – raccontare al lettore qualcosa di più o di diverso da quello che già sapeva.

CP La Basilicata emerge nei suoi romanzi non come semplice sfondo, ma come un vero e proprio personaggio silente, custode di storie e segreti, capace di infondere atmosfere profonde e di legarsi intrinsecamente allo sviluppo emotivo dei personaggi. Come ha coltivato questo rapporto così vivido e significativo con il territorio nel corso della sua produzione letteraria, rendendolo parte integrante di ogni trama, e c’è un luogo o un’atmosfera ricorrente che sente rappresenti una sorta di “firma” stilistica o tematica della sua opera?

PC È stato il richiamo della lontananza a far diventare la Basilicata punto fermo di questa parte della mia produzione letteraria. Ho origini lucane anche se sono nata in Campania e ho sempre sentito un vuoto intorno, come se la stessa terra mi mancasse sotto i piedi. Sono andata a scrivere in Basilicata e ho voluto conoscere fisicamente la terra che mi portavo dentro. Ne ho avuto a volte una visione umida e cupa, a volte la roccia contro cui mi scontravo mi rendeva orgogliosa, ho cercato quello che non si vede mai, quello che nessuno conosce, sono andata a vedere pozzi di petrolio e madonne nere, campi incolti e torbide paludi, quartieri modello e aule di tribunale. Ho parlato con la gente, ho mangiato e mi sono addentrata nelle grotte.

CP Nei romanzi della serie che vede protagonista il PM Viola Guarino, al di là del singolo caso investigativo, emergono costantemente alcuni elementi distintivi: la profonda analisi psicologica dei personaggi, l’attenzione alle dinamiche sociali e alle zone d’ombra della provincia, e un’atmosfera spesso intrisa di una certa malinconia o introspezione. Quali di questi elementi ritiene siano i più cruciali per definire l’identità della serie, e come si sono evoluti nel corso dei diversi volumi?

PC Tutti. Nell’ordine: l’attenzione alle dinamiche sociali e alle zone d’ombra della provincia, l’atmosfera intrisa di malinconia e l’analisi psicologica dei personaggi. La serie di Viola Guarino è molto più pensata in chiave metaforica, nessuna delle caratteristiche del personaggio nasce senza motivo. Ma questo non è stato capito fino in fondo.

CP Tra il 14 e il 18 luglio è stata tra gli ospiti d’onore del festival Letterario GIALLORMEA 2025 insieme ad altri importanti scrittori come Maria Masella, Paolo Roversi e Veleria Corciolani. Ricordiamo che lei è anche curatrice del SalerNoir Festival le notti di Barliario. Come vive, in generale, gli eventi letterari e lo scambio di pensieri e visioni con i lettori e con gli altri autori? Crede nella duttilità della condivisione?

PC Mi piace tanto partecipare agli altri festival, il SalerNoir è nato proprio per restituire la gioia che mi da ogni invito a presentare i miei libri. Prendo i treni con gioia e incontro colleghi e organizzatori in un’atmosfera di festa. Il rapporto con il pubblico è fondamentale e a volte sono i lettori che ti offrono chiavi di interpretazione diverse della tua stessa storia.

CP Ultima – e consueta – domanda: Sta lavorando a qualcosa di nuovo?

PC Ho scritto un romanzo. Ancora una volta diverso. Non so davvero come sarà accolto dal mondo editoriale. Ma io sono indocile di natura.

CP Ringraziamo infinitamente Piera Carlomagno per essere stata con noi e speriamo di leggere presto sue nuove opere.

Altre interviste e reportage...
anoseda

Irene Cao

Incontriamo a Maniago Irene Cao, una delle scrittrici italiane più apprezzate da critica e pubblico in Italia e all’estero. Ci porta a correre intorno al

Leggi Tutto »

Lascia un commento