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La strega della nebbia – Elisa Mantovani + intervista ad Elisa Mantovani

La strega della nebbia – Elisa Mantovani

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Trama

 Ci sono segreti che devono rimanere tali, per sempre. È proprio intorno a un groviglio sempre più intricato di terribili verità nascoste che due ispettori, Patera e Zonari, dovranno cercare di risolvere l’enigma di due omicidi, la cui efferatezza sconvolgerà la quiete solo apparente di Ferrara, avvolta nella sua caratteristica nebbia che sembra essere l’essenza stessa del Male. Dietro un susseguirsi d’interrogatori e fatti sconvolgenti che mineranno l’amicizia dei due ispettori, inizierà a proiettarsi sulle indagini l’ombra inquietante di un vecchio ospedale psichiatrico infantile, ormai chiuso da anni. Intorno a quel luogo di dolore e tormenti indicibili ruoteranno i destini di tutti i protagonisti, trascinando in un vortice di disperazione anche gli stessi Patera e Zonari, stravolgendo per sempre le loro vite.

Recensione a cura di Stefania Ghelfi Tani

Bellissimo esordio di Elisa Mantovani, al suo primo romanzo la scrittrice ferrarese ci regala un thriller/noir che porta il lettore impigliato in un’inestricabile e affascinante ragnatela.

Atmosfere nebbiose per una trama avvincente e ricca di continui colpi di scena con uno stile assimilabile ai romanzi cult d’oltreoceano.

Il ritratto inquietante di una città e dei suoi abitanti che troppo spesso preferiscono “guardare dall’altra parte”!

Temi difficili come la corruzione e il nepotismo tirano i fili dei protagonisti in scena, portando alla deriva e all’orrore.

«Non tiriamo conclusioni affrettate. Questo caso mi sta facendo diventare matto, sembra non finire più, salta sempre fuori qualcosa»

«Come il vaso di Pandora»

Una scrittura scorrevole che esattamente come il vaso di Pandora, riversa mali e paure tra le mura e la campagna di una città di provincia.

Fabula e intreccio sono mirabilmente costruiti, i personaggi si svelano e si nascondono in un susseguirsi di depistaggi mai banali. Troppo complicato arrivare alla verità che appare sempre celata, negata o dal volto mutevole. Il lettore ne rimane confuso, sviato e inevitabilmente incuriosito.

Una storia che si può vivere, vedere, ascoltare, respirare quasi come fossimo presenti nei luoghi abilmente descritti o come fossimo spettatori di un film.

Non è solo un romanzo che tiene col fiato sospeso, alla continua ricerca dei buoni e dei cattivi; sono anche righe che donano emozioni, che sanno coinvolgere.

Un importante debutto quello di Elisa Mantovani,; ha grande fantasia che sa mettere al suo servizio, sa scrivere, sa raccontare, sa incuriosire, sa affascinare, sa commuovere, è un’abile burattinaia di idee e parole.

Consigliato!

Dettagli

  • Copertina flessibile: 336 pagine
  • Editore: DrawUp (14 Novembre 2016)
  • Collana: Rosso e Nero: thriller e noir
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8893690063
  • ISBN-13: 978-8893690065

 

Intervista all’autrice Elisa Mantovani

a cura di Stefania Ghelfi Tani

Buongiorno Elisa, grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo! Raccontaci di te. Chi sei e perché scrivi?

Buongiorno a voi e grazie per il vostro interesse.

Vivo a Ferrara, in cui sono nata tanti (ma non troppi) anni fa (un po’ di mistero non nuoce mai, soprattutto sull’età). Lavoro in ospedale, ho due figli e colei che cito sempre, ovvero la mia gatta. La mia vita si svolge sui binari della quotidianità: lavoro, casa, figli, casa, lavoro, figli e così via. La mia oasi felice è la scrittura. Ho sempre avuto molta fantasia e credo sia proprio grazie al mio piccolo mondo segreto se adesso non sia rinchiusa con tanto di camicia di forza chissà dove. Ho iniziato a scrivere fin da ragazzina e il mio sogno è sempre stato quello di riuscire un giorno a pubblicare un libro.

Il mio sogno si è realizzato un anno fa, con la pubblicazione appunto del mio primo romanzo: “La Strega della Nebbia” (DrawUp edizioni), una sorta di sfida con me stessa che devo dire mi ha dato soddisfazioni che mai avrei pensato. Ho pubblicato anche una raccolta di racconti, intitolata “Gotico Ferrarese” (Faustedizioni), racconti che, come dice il titolo, spaziano dal gotico al thriller. Credo di avere la scrittura nel DNA, non posso farne a meno, ogni giorno se potessi scriverei. Scrivo perché è la mia passione e come si dice la passione è il motore della vita.

 

Hai sempre avuto la passione per la scrittura? So che prima del tuo romanzo “La strega della nebbia” hai pubblicato un racconto giallo in e-book, vuoi accennarci qualcosa?

Come ho già scritto ho sempre avuto la passione per la scrittura, nata divorando letteralmente opere di Stephen King, Lovecraft, Poe e tutto ciò che contenesse mistero e suspense. “Dente per dente” è un racconto lungo, pubblicato in e-book con la casa editrice Delos nel 2015. Un racconto che poi è stato inserito anche nella raccolta “Gotico Ferrarese”. La sua pubblicazione è stata resa possibile grazie all’interessamento da parte di Simona Liubicich (ottima persona nonché ottima scrittrice) a cui era piaciuto. Sono stata quindi messa in contatto con la casa editrice e ho avuto la conferma, appunto, che sarebbe stato pubblicato.

Dove scrivi? Hai un luogo preferito dove trovi ispirazione?

Amo scrivere sul divano, col pc (portatile naturalmente) sulle gambe. A dire il vero vivo quasi in simbiosi con il mio divano. L’ispirazione la trovo ovunque, sempre. Una frase, un gesto, un’immagine e la mia mente parte a razzo. Di solito le idee migliori mi vengono quando sono in macchina e non ho né il pc né il mio notes a portata di mano (ho sempre un notes stile Tenente Colombo in borsa, per scarabocchiarci qualche appunto che poi non riesco quasi mai a decifrare). L’ispirazione è una sorta di magia, qualcosa difficile da spiegare: arriva quando meno te l’aspetti e non vedi l’ora di poterla materializzare. Il romanzo inizialmente doveva essere un racconto, ispirato da un fatto di cronaca realmente accaduto nel 2013. Me ne stavo a guardare la trasmissione “Chi l’ha visto?” quando parlarono del caso di questa signora, Marisa Morchi. Era stata trovata dalla figlia, che tutti i giorni andava a mangiare a casa sua durante la pausa dal lavoro. La signora era stata barbaramente uccisa proprio in casa e la cosa più strana era stato il come era stata ritrovata: circondata da caramelle e con appoggiata sulla schiena una foto in cui la stessa donna era ritratta da bambina. Allora avevo iniziato a scrivere un racconto che poi avevo lasciato in sospeso. Quando ho deciso di cimentarmi nella stesura di un romanzo non so perché ma mi è subito tornata alla mente quella vicenda, sono partita proprio dalla figura di una donna uccisa brutalmente e circondata da delle caramelle e la storia ha iniziato a prendere forma. Purtroppo a volte la realtà supera la fantasia, tanto che ancora oggi l’assassino di Marisa non ha ancora un nome.

 

Preferisci il silenzio o ami musica di sottofondo?

Preferisco il silenzio, anche se con un bambino di nove anni in giro per casa non è cosa facile da ottenere.

 

Il tuo libro, dacci tre buoni motivi per leggerlo?

Tre buoni motivi… potrei riassumerli in un unico motivo, quello che mi spingerebbe a comprare un libro: spiazzante. Non voglio essere immodesta per carità, ma basandomi sui giudizi di chi lo ha letto non posso che definirlo così, nulla è ciò che sembra ed è questo il lato più intrigante del mio romanzo.

 

Quali sono state le maggiori difficoltà nella stesura del romanzo?

La difficoltà maggiore nella stesura del romanzo è stata la discontinuità nella scrittura. Facendo i turni al lavoro e avendo anche una famiglia a cui badare infatti non sempre ho avuto e ho la possibilità di dedicarmi totalmente alla scrittura. In diverse persone mi hanno chiesto se scriva di notte: assolutamente no, anche perché già alle nove di sera i miei neuroni iniziano la fase catalettica per cui purtroppo non posso sfruttare il favore delle tenebre.

 

Il tuo lavoro ha influenzato il soggetto del romanzo?

Il mio lavoro non ha influenzato questo romanzo. Diciamo che mi ha dato degli spunti per i dialoghi, cogliendo a volte battute tra colleghi e inserendole nel testo. I personaggi sono frutto della mia fervida immaginazione.

 

Probabilmente solo i ferraresi sanno che l’ospedale psichiatrico infantile di cui parli nel libro è veramente esistito e tuttora le sue mura fatiscenti sono visibili. Ci sei mai entrata? Come mai non hai utilizzato una foto della facciata dell’edificio per la copertina del tuo romanzo?

Non sono mai entrata all’interno dell’ex ospedale psichiatrico, anche perché mi è stato vivamente sconsigliato per la precarietà in cui versa e, data la mia fortuna, come minimo una trave mi sarebbe crollata addosso, ne sono certa. Devo dire che sono rimasta sorpresa quando diverse persone, ferraresi tra l’altro, si sono stupite nell’apprendere che il Pedagogico esiste davvero e che è stato davvero un ospedale psichiatrico infantile. Sono andata a vederlo diverse volte, sempre dall’esterno e devo dire che mi ha sempre trasmesso una certa inquietudine, inquietudine mista a tristezza perché, aldilà delle leggende che lo circondando, in quel luogo venivano rinchiusi bambini, strappati alle proprie famiglie e chissà quanto dolore, quanta amarezza avranno assorbito quelle mura.

Avevo proposto alla casa editrice una foto dell’ex ospedale psichiatrico, molto suggestiva ma, per esigenze grafiche della casa editrice stessa, mi hanno proposto loro due cover per il libro.

 

Grazie al tuo libro si affrontano temi importanti e scottanti quali la deleteria corruzione di certi ambienti,  la “fama” degli ex ospedali psichiatrici. La tua vuole essere una denuncia?

In effetti sì, vuole essere una sorta di denuncia, soprattutto verso la superficialità con cui purtroppo spesso vengono trattate certe situazioni. Sia chiaro: il mio romanzo è di pura invenzione, ciò che ho scritto non si basa su fatti realmente accaduti. Nel mio romanzo ho voluto affrontare diverse tematiche oltre quella dell’ex ospedale psichiatrico, che vanno dall’ipocrisia alla cattiveria dell’essere umano. I mostri non sono quelli dei film, con le scaglie e le zanne: i mostri si possono celare dietro il più smagliante dei sorrisi e sono quelli più pericolosi.

 

Appena ho letto lo strano nome della gatta del tuo romanzo mi sono chiesta da dove provenisse e ho indagato… per poi scoprire più avanti nella lettura che tu stessa ne spiegavi l’origine. Conoscevi già la storia della Contessa Báthory?

La storia di Erzsèbet Bàthory la conoscevo già. L’avevo letta per la prima volta in un libro di Cinzia Tani, intitolato “Assassine” (nel libro venivano raccontate le storie di donne assassine nel corso dei secoli), poi ho cercato informazioni su Internet scoprendo quanto la mente umana possa essere terrificante. La Bathory è considerata la più prolifica serial killer della storia, un essere spietato e, forse proprio perché è stata l’incarnazione del male, ho pensato di inserire il suo nome nel mio romanzo, anche se a portarlo è una gatta.

 

Esiste la casa con le finestre che sembrano occhi o ti sei fatta ispirare dal film del 1976 di Pupi Avati  “La casa dalle finestre che ridono”?

Beccata! In effetti la casa che ho descritto non esiste ma è un richiamo al bellissimo film di Pupi Avati, un film che credo di aver visto 100 volte ma che riesce sempre ad inquietarmi.

 

Il ritratto della tua città risulta abbastanza inquietante, come è giusto che sia, ma vorrei rassicurare i nostri lettori che Ferrara è anche una bellissima città e merita di essere visitata, sei d’accordo con me?

Adoro la mia città, è una città magica, credetemi. Il Castello, il Duomo, le vie del centro in cui sembra che il tempo si sia fermato, come via delle Volte con i suoi archi meravigliosi. E poi la Certosa, il Parco Massari, Corso Ercole I D’Este: un viale bellissimo in cui spicca il Palazzo dei Diamanti fino ad arrivare alle mura medievali che circondano tutta la città. Come ho detto è una città magica ed è anche fonte di ispirazione per chi, come me, ama fantasticare lasciandosi trasportare dalle atmosfere cariche di emozioni che custodisce Ferrara.

 

Solo un’altra località viene nominata: Lecce, un altro gioiello italiano. La conosci? La ami?

Purtroppo non conosco Lecce, non ci sono mai stata. L’ho inserita perché il cognome del protagonista, ovvero l’ispettore Patera, l’ho “preso in prestito” da una persona che lavorava in ospedale e che era nata proprio a Lecce. Il personaggio poi non ha nulla in comune con questa persona.

 

So che la tua opera verrà rappresentata a teatro, vuoi raccontarci come è nato questo progetto?

L’idea per uno spettacolo che avrà come tema la mia opera è nata dall’incontro con Silvia Bottoni. Silvia dirige la scuola di ballo Jazz Studio Dance di Ferrara con grandissima passione ed entusiasmo. Una scuola da lei fondata nel 1983 e che nel 1985, proprio per volontà di Silvia, si è trasformata in associazione culturale per la danza priva di finalità di lucro, con il bellissimo scopo di divulgare la danza nei suoi vari aspetti: Jazz, Classica, Afroprimitiva, Contemporanea e Moderna. La conoscenza con Silvia è avvenuta dopo avere ricevuto da parte sua una meravigliosa recensione. Ci siamo poi messe in contatto, parlato di come certe situazioni da me scritte l’avessero colpita ed entrambe abbiamo pensato che sarebbe stato interessante creare uno spettacolo, un balletto che fosse in grado di trasmettere le atmosfere del mio romanzo e soprattutto le emozioni dei suoi protagonisti. Devo ringraziare con tutto il cuore (anche se lei continua a dirmi di smettere di ringraziarla) proprio Silvia per la sua disponibilità e la sua grandissima professionalità e, naturalmente, i ragazzi che compongono il gruppo di danza.

 

Sinceramente, a mio avviso, sarebbe un ottimo thriller da rappresentare al cinema. Sognando… chi desidereresti come interpreti? Per esempio, chi ti piacerebbe interpretasse Michela, Matteo, Patera?

In molti (non voglio fare l’immodesta ma in effetti è proprio così) mi hanno detto che, mentre leggevano il romanzo, riuscivano a vedere ciò che descrivevo, come se appunto stessero seguendo la trama di un film anziché quella di un libro. Mi hanno detto che ho una scrittura cinematografica ed è una cosa che mi ha fatto molto piacere perché, come lettrice, amo quelle opere che riescono letteralmente a catapultarmi nelle storie, in una sorta di realtà parallela, proprio come riescono a farlo certi film. Una piccola parentesi: è da poco uscito al cinema “La ragazza nella nebbia” di Carrisi… non ci crederete ma c’è stato qualcuno che mi ha chiesto: “Perché non hai detto che hanno fatto un film del tuo libro?”… Siccome di fantasia ne ho molta, continuo a immaginare il mio libro proprio come se fosse un film fatto e finito, con tanto di colonna sonora per giunta. Per il ruolo di Michela vedrei bene Micaela Ramazzotti; Alessandro Gassman o Pierfrancesco Favino per Patera; per Zonari invece Luca Zingaretti o Filippo Nigro; per Elena Borghini invece Alba Rohrwacher e per la sorella di Michela, Maura: Ambra Angiolini. Sarebbe proprio un sogno vedere un giorno il mio romanzo trasformato in un film e chissà che a desiderare tanto una cosa prima o poi si avvererà… Posso dire comunque che sono già soddisfatta, tanto anche: non è un film ma sarà uno spettacolo e per me questa è una gratificazione incommensurabile.

 

Come lettrice quali libri acquisti, cosa ami leggere? E se devi regalare un libro come lo scegli?

Io sono un’accanita lettrice di gialli, thriller e horror. Se devo regalare un libro invece lo scelgo in base ai gusti della persona che lo riceverà. Ad esempio se è una persona che ama i romance regalerò un romance, di certo non l’ultima opera di Stephen King.

 

Un autore che ami particolarmente e perché?

Io adoro Eraldo Baldini. Amo il suo stile, la sua poeticità. Baldini ha la capacità di farti sentire ciò che sentono i protagonisti dei suoi libri, riesci quasi a percepire l’odore delle campagne che spesso descrive, l’odore della terra, quello acre del sudore; i suoi racconti poi li ho letti e riletti non so quante volte eppure tutte le volte mi emozionano, sempre. Spesso i protagonisti delle sue storie sono bambini, ragazzini e allora ti ritrovi anche tu bambino, ragazzino: riesce a farti rivivere ricordi attraverso i suoi, e credo che questo sia un dono meraviglioso.

 

Hai voglia di scrivere ancora? Progetti nel cassetto?

Ho sempre voglia di scrivere, peccato però che una giornata duri solo 24 ore. Sto lavorando a un nuovo romanzo, una sorta di seguito de “La Strega della Nebbia“, dove ci sarà ancora l’ispettore Patera e dove alcune cose lasciate in sospeso verranno svelate. Ci sarà una storia a sé stante, ma l’ex ospedale psichiatrico tornerà ancora a tormentare la quiete della città… non dico altro eheheheheheh.

 

So che hai presentato il tuo romanzo in pubblico? Quale è la domanda che ti ha messo in difficoltà e quale quella che più ti è piaciuta?

La domanda che mi ha messo più in difficoltà è stata quella che mi hanno posto in tutte le presentazioni che ho fatto, ovvero: “Quando inizi a scrivere un romanzo o un racconto che sia, ti prepari una scaletta da seguire?” la mia risposta è sempre stata un perentorio no. Ed è così, anche se ho notato una certa perplessità da parte dell’interlocutore di turno. Ho cercato di spiegare che seguo la trama che ho in mente e che, spesso, cambia mentre la sto scrivendo, come se fossero i protagonisti stessi a suggerirmi come procedere. Insomma una cosa quasi da TSO a giudicare dagli sguardi che ho suscitato, ma non saprei come descrivere altrimenti la mia fase creativa. Parto con un’idea che spesso poi muta mano a mano che procedo con lo sviluppo della storia. Quella che mi è piaciuta di più invece è stata: “La sua gatta si chiama Erszèbeth?”, decisamente meno impegnativa rispetto all’altra.

 

Grazie per la bella chiacchierata e ora, come tradizione di Giallo e Cucina, ti chiedo di salutarci con una citazione ed una ricetta che ami!

Grazie ancora a voi per la chiacchierata, grazie di cuore. Vi saluto con una citazione di Frida Kahlo, in cui mi ritrovo pienamente: “Che farei io senza l’assurdo?”

La mia ricetta preferita? Cappellacci di zucca col ragù e aggiungo anche la Zuppa Inglese; d’altronde cosa aspettarsi da una ferrarese doc?!

 

 

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