Intervista a cura di Dario Brunetti
Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Elisa Bertini, in libreria col suo ultimo romanzo Linfa nera uscito per Sem editore. Partiamo subito con la prima domanda
EB Ciao Dario! E ciao amici di Giallo e Cucina, è un piacere essere vostra ospite!
DB Linfa nera segna il tuo esordio nel thriller con protagonista la botanica forense Lena Malinverni e prendendo l’ispirazione dalla professoressa Patricia Withshire grazie alla sua opera Traces un memoir di scienza forense e criminologia investigativa. Come nasce l’idea di questo romanzo che offre al lettore la possibilità di esplorare una scienza poco conosciuta in ambito criminologico?
EB Questa idea nasce, come spesso accade… da un “incontro” del tutto casuale! Nello specifico, è nata ormai sette anni fa: mi trovavo in vacanza nelle Cotswolds col mio compagno (abbiamo vissuto nel Regno Unito per 5 anni e, da quando siamo tornati a vivere in Italia, ogni anno torniamo in vacanza nella nostra “seconda casa”) e avevo appena proposto al mio agente letterario – Piergiorgio Nicolazzini – la trama germinale di Linfa Nera, che però… aveva una protagonista ben diversa! Ovvero, la “detective” che indagava era una giornalista di cronaca nera, come me, che da ormai 10 anni lavoro per un quotidiano della mia città. Ma… secondo me mancava qualcosa, quel famoso “quid” che tanto si va cercando nel mondo editoriale: la domanda specifica che mi facevo spesso era “in un mondo pieno di gialli e thriller con tanti giornalisti che indagano, cosa può aggiungere la mia protagonista di più”? E la risposta onesta era: nulla, o poco e niente. Ecco perché mi serviva un tipo di investigatore che ancora non esisteva nel panorama letterario. E qui torniamo alla vacanza… quel giorno avevamo visitato uno dei tanti bellissimi paesini delle Cotswolds e io, curiosa come sempre, avevo preso da non ricordo quale pub un giornale gratuito che parlava di vari argomenti riguardanti quella contea. La sera stessa poi, mentre il mio compagno faceva la doccia e io lo aspettavo bella comoda in poltrona nella nostra stanza d’hotel in attesa di andare a cena, ho deciso di sfogliare il famoso giornaletto: ed è lì che l’ho trovata, la mia nuova (per me e per il panorama del thriller) investigatrice! C’era infatti un breve trafiletto che parlava dell’uscita del memoir della botanica forense Patricia Wiltshire, e in poche parole descriveva in cosa consisteva questa affascinantissima tecnica investivativa… bam, amore a prima vista! Il resto della serata l’ho passato a parlarne fitto fitto col mio compagno, tra pinte di birra e appunti scribacchiati su qualunque cosa mi capitasse a tiro. Avevo trovato il mio tesoro!
DB Questa scienza è un po’ sottovalutata da parte di coloro che affiancheranno Lena nell’indagine e forse anche nella realtà. Come mai Elisa, questa branca è poco tenuta in considerazione, quali aspetti invece dovrebbero essere messi in risalto?
EB Sì, è una scienza (e un’arma potentissima) spesso sottovalutata, in Italia ancor più che in altri paesi in cui sono “più avanti”. Ma in realtà, anche se se ne parla poco e non è ancora stata portata all’attenzione del grande pubblico, anche in Italia in alcuni casi di alto profilo se ne fa già uso: uno su tutti, vi cito la ormai tristemente famosa “stretta d’erba” nella mano di Yara fatta analizzare, appunto, da uno dei nostri botanici forensi più famosi.
DB Lena Malinverni e Massimo Severi, due personaggi che faticano a trovare la giusta intesa, il loro rapporto infatti, si presenterà spigoloso. Una delle cause rilevanti sta nella mancanza di fiducia del ruolo che proprio Lena riveste?
EB Sì, e la cosa è reciproca. Massimo Severi e Lena Malinverni infatti all’inizio non si incontrano, ma si scontrano proprio: sembrano pestare l’uno i piedi dell’altra, diffidare a vicenda l’uno delle competenze dell’altra di cui entrambi credono di non aver bisogno. Per questo il loro rapporto, in realtà non ancora avviato, parte bruscamente con un accordo basato sul bisogno reciproco e non sulla fiducia, quando Lena si trova in una situazione di difficoltà e telefona a Severi per avere un aiuto…
“Cosa vuole, da me?” mi rispose bruscamente il commissario.
“Dica agli agenti che non sono pericolosa. Io e il mio amico stavamo solo facendo jogging.”
“È la verità?” mi chiese Severi.
Non risposi, perché sarebbe stato stupido mentirgli. Ma tra noi scese un silenzio fin troppo lungo. “D’accordo,” disse lui alla fine, con un tono diverso. “Ma a una condizione.”
“Quale?”
“Ha mai visto Il silenzio degli innocenti? Il film?” Per un attimo restai interdetta. “No. Ma ho letto il libro.”
“Allora sa cosa intendo: do ut des, o qualcosa del genere. D’ora in poi dovrà rivelare prima a me i risultati delle sue indagini, relativamente al caso di Eva De Luca.”
In quell’istante sentii il panico recedere, sospinto dalla rabbia. “Quindi io sarei Clarice Starling, l’agente dell’Fbi, e lei Hannibal Lecter?”
Severi non mi rispose, ma immaginai il suo sogghigno. Guardai i due agenti, che mi fissavano con smorfie poco convinte, e mi resi conto che non avevo alternative. Se volevo restare sul caso di Eva non potevo farmi segnalare. Inghiottii la rabbia e chiusi gli occhi. “Okay,” acconsentii, anche se non mi era perfettamente chiaro che cosa avrebbe comportato stringere quel patto. A cosa mirava il commissario?
Una piccola curiosità a riguardo: quando Hannibal propone il famoso accordo a Clarice (che ha bisogno di lui nell’indagine su Buffalo Bill) proponendole di scambiare i suoi pareri sul killer con informazioni personali, le chiede in realtà un “quid pro quo”, ma l’espressione esatta, per ciò che si intendeva, avrebbe dovuto essere appunto “Do ut des”, quella che infatti Severi usa con Lena.
DB Il thriller affronta diverse tematiche iniziamo da Eva De Luca, prima di essere uccisa, era stata vittima di stalking da sentirsi completamente impotente. Hai focalizzato l’attenzione sulla complessità di questo fenomeno. Ad oggi si fa ancora fatica a non riconoscere le cause scatenanti sia da parte della società e delle istituzioni? Quali misure si dovrebbero adottare?
EB Sì, ho volutamente preso “ispirazione” per la vicenda di Eva dalla terribile vicenda di Gessica Notaro, caso del quale mi sono occupata personalmente lavorando come cronista di nera su un quotidiano della zona: ho ritenuto importante far riverberare anche nella finzione del mio romanzo le dinamiche terribili e complesse, come hai ben detto, che si sviluppano in casi di stalking, femminicidio o, come in questo caso, anche nel cosiddetto “omicidio d’identità”, ovvero la cancellazione del viso di una donna tramite l’acido. Credo non se ne parli mai abbastanza e che, come prima misura da adottare, non si debba smettere di farlo, per cercare di sensibilizzare il più possibile una società in cui queste dinamiche sono purtroppo ancora così radicate al punto che i numeri delle violenze sono sempre davanti ai nostri occhi, sui giornali e in tv.
DB La linfa nera assume un senso metaforico e un duplice significato nel contesto del romanzo grazie alla sua ambientazione immaginaria, quanto è somigliante alla nostra realtà quotidiana, dove molto spesso nelle piccole città serpeggia insidioso quel male oscuro e indecifrabile?
EB Sì, in questo libro la “linfa” che viene fronteggiata è nera, appunto, e duplice: dapprima c’è quella che scorre in Lena, la sua malattia, che la sottopone da anni a “un fuoco incrociato su tutti i fronti – da un lato gli abissi oscuri della depressione, dall’altro i picchi accecanti degli attacchi di panico, in una montagna russa dell’orrore che in mezzo lasciava poco spazio per vivere una vita normale”, e poi c’è quella che, come hai citato, scorre sotto la facciata dell’apparente idilliaco paesino collinare di Bloclei, sotto il quale invece si nascondono segreti e nefandezze. Quanto è somigliante quest’ultima alla nostra realtà quotidiana? Moltissimo, purtroppo, e da cronista di nera purtroppo lo so bene… non a caso la vicenda che si intreccia nel mio libro prende spunto da diversi casi di femminicidio/stalking/acidificazione con cui ho avuto a che fare negli ultimi anni della mia carriera giornalistica, primo fra tutti il terribile e già citato caso Gessica Notaro.
DB Lena Malinverni soffre di attacchi di panico, ma riesce a trovare dentro di sé una forza interiore che le consente di andare avanti. Si ritrova con il suo cane Flint nel suo piccolo mondo, lontano da insidie e insicurezze. Quanto è stato indispensabile affrontare questo disturbo cronico che colpisce migliaia di persone?
EB Ne ho parlato perché io stessa, da circa sette anni, a causa di una malattia cronica autoimmune di tipo neurologico ho sperimentato (e sperimento tutt’ora) sulla mia pelle squilibri chimici come quelli di Lena, ovvero attacchi di panico e depressione.
Ma non ne ho scritto solo per catarsi personale ma, come dici tu, per l’importanza che ha l’affrontare pubblicamente questo genere di malattie invisibili: dobbiamo rompere il tabù che se a essere malata è la mente bisogna vergognarsene. E non sai quante persone, soprattutto giovani, mi hanno inondato di messaggi su Instagram dicendomi quanto la vicenda di Lena li abbia fatti sentire meno soli.
DB La scrittura può essere uno strumento potente e soprattutto terapeutico per esorcizzare le nostre paure interiori? Quanto è stata fondamentale nel tuo percorso di scrittrice e soprattutto nella realizzazione del tuo primo thriller?
EB La scrittura di Linfa Nera è stata sia terapeutica che catartica: questo thriller, infatti, è nato proprio 7 anni fa nel periodo peggiore della mia vita, quando mi sono ammalata, come ti dicevo sopra, di questa malattia cronica autoimmune di tipo neurologico, la simpatica bestiolina che da allora mi scombina quotidianamente la vita e che, oltre a tanti altri problemi fisici, mi causa scompensi chimici come quelli che affronta Lena. Quindi sì, la scrittura mi ha aiutata moltissimo a mettere su carta paure e sofferenze.
DB Ritroveremo presto Lena Malinverni in nuovo capitolo della serie a lei dedicata?
EB Sì, ci sarà presto una nuova indagine della botanica forense Lena Malinverni e del ruvido commissario Massimo Severi, anche se non posso ancora svelare troppo della trama! Posso solo anticipare che questo secondo volume della serie alzerà l’asticella e il livello di tensione dell’indagine, che metterà a dura prova Lena e la sua squadra…
DB Ringraziamo Elisa Bertini per essere stata ospite su Giallo e Cucina e ci congediamo chiedendoti quali sono i tre libri al quale sei particolarmente legata?
EB Grazie a voi per avermi ospitata! Mi congedo rispondendo alla tua ultima domanda:
- “La casa della morte” di R.L.Stine: il primo libro della serie Piccoli Brividi, il primo libro che mi ha fatto desiderare di fare la scrittrice!
- “La storia di Lisey” del mitico zio Steve
- “L’amante di lady Chatterley” di Lawrence
