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Oggi parliamo con Davide Angiuli

Intervista a cura di Dario Brunetti

Cattiva strada è un film presentato in anteprima nella 17° edizione del Bari International Film & Tv Festival e segna l’esordio del regista e sceneggiatore barese Davide Angiuli, ospite di Giallo e Cucina a cui diamo il benvenuto.

Oggi parliamo con Davide Angiuli

DA Ciao a tutti!

DB La pellicola è un coming of age ambientato in una Bari di periferia che si concentra sulla figura di Donato, (interpretato da Malich Cissè) un ragazzo che vive con sua nonna e lavora in un’officina meccanica quando una sera trova un giovane carismatico di nome Agust (Giulio Beranek), un fuorilegge albanese legato al codice del Kanun che lo condurrà nel vortice della criminalità. Da dove nasce l’ispirazione del tuo film che segna l’incontro di due giovani con culture diverse?

DA Il film nasce dall’esigenza di raccontare una solitudine che inevitabilmente incontra un’altra solitudine. È stato ambientato a Bari perché è la citta in cui sono nato e cresciuto e quindi ne conosco bene i luoghi e per riuscire a narrare nel modo più onesto e autentico questo racconto, avevo la necessità di darne una descrizione di territori a me familiari.

I due protagonisti appartengono a due culture molto diverse da quelle in cui sono immersi e ho voluto principalmente renderli due outsider ancor di più di quel che sembrino; sono due personaggi che fanno fatica ad ambientarsi nella Bari che vivono. Questo aspetto li rende ancora più soli di quanto sono.

DB Agust manipola Donato però al tempo stesso si crea tra di loro un legame di fratellanza quanto è stato complesso mettere in evidenza questo binomio?

DA E’ stato complesso in fase di scrittura, quando un dettaglio doveva raccontare si un affezionarsi ma al tempo stesso una sorta di scambio reciproco e quindi è stato un percorso che ha dovuto richiedere diverse limature, invece sul set, grazie all’apporto di Malich e Giulio, è stato relativamente più semplice perché si sono cuciti addosso i loro personaggi e gli hanno saputi non solo gestire al meglio, ma dirigerli come se fossero dei veri esseri umani impressi nella pellicola e non delle semplici macchiette.

Oggi parliamo con Davide Angiuli

DB Donato e Agust sono accomunati dalla loro solitudine che li relega ai margini della società, è una condizione di vita che li rende al tempo stesso prigionieri. Quanto è stato fondamentale per te mettere in risalto questo concetto nel momento in cui proprio la precarietà e la solitudine avvia i giovani a intraprendere la strada della criminalità?

DA È stata una scelta personale perché mi sono rivisto in tanti ragazzi baresi che prendono bivi che poi devono affrontare e che porta a un punto di svolta tra cattive o buone strade, ed è stata appunto una mia esigenza, ma anche di entrambe le produzioni che ci hanno accompagnato, Mario Mazzarotto di Movimento Film e Francesco Lopez di Oz Film e quindi il lavoro di gruppo ci ha permesso di andare in un’unica direzione facendo tanti sacrifici non scontati, soprattutto di questi tempi. Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno creduto in questo progetto e che l’hanno accolto e abbracciato.

DB Nel film racconti una Bari notturna e solitaria, quanto per te è cambiata e quali sono i ricordi al quale sei particolarmente legato?

DA Sono tanti i ricordi, ho vissuto un’adolescenza burrascosa. I ricordi più piacevoli sono quelli di quando da ragazzo ho ballato per tanto tempo breakdance, agli allenamenti legati al ballo che facevo con altri ragazzi e alle serate passate in giro per queste cattive strade baresi cercando di sfuggire alle nostre solitudini.

DB Nel film c’è un rapporto tra nonna e nipote che è qualcosa di autentico e genuino esattamente come l’amore innocente che trova Donato in Erina, possiamo affermare che Cattiva strada è un noir psicologico e lascia spazio ai buoni sentimenti che per circostanze avverse vengono soffocati e repressi?

DA Certo, assolutamente! Per quanto il film sia nero, duro e brutale, comunque lascia sospese tante fragilità; c’è molta umanità che emerge nel racconto e il merito va dato ai nostri due protagonisti e alle loro stupende interpretazioni. Auguro loro che si possano prendere tutto quel che si meritano al di là di questo progetto.

Oggi parliamo con Davide Angiuli

DB Cattiva strada è un film scandito da un ritmo serrato e adrenalinico accompagnato da una musica elettronica che assume un effetto magnetico e soffocante e che al tempo stesso crea nei protagonisti una dimensione di isolamento. Quanto si è curato questo aspetto secondo me essenziale che ha creato il suo filo conduttore con la stessa pellicola?

DA Le musiche, fin da subito sono state l’elemento necessario e ho voluto fortemente che fossero di questa intensità e caratura, poi grazie all’incontro con Carlo Giannico, anche lui alla sua prima colonna sonora, abbiamo deciso che dovesse diventare perfette per questo film, cercando di dare qualcosa di asfissiante che restituisse un senso di soffocamento a Donato.

Le musiche sono state fondamentali in Cattiva strada perché hanno aiutato lo spettatore a rimanerne coinvolto e immerso nella visione.

DB Ringraziamo Davide per essere stato ospite di Giallo e Cucina nel nostro spazio dedicato alle interviste. Concludo però con un’ultima domanda, stai lavorando a un nuovo progetto?

DA Si lavora sempre su nuove idee, però adesso speriamo di concludere bene il percorso di Cattiva strada e puntiamo su altri progetti, anche se sono molto scaramantico, ne parlo il meno possibile.

Ancora grazie mille a Giallo e cucina.

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