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Intervista a Lorenza Indovina a cura di Manuela Fontenova e Dario Brunetti

Diamo un caloroso benvenuto su GialloeCucina a Lorenza Indovina, attrice di teatro, cinema e televisione. Proprio in tv abbiamo avuto il piacere di apprezzarla in una serie di grande successo, Rocco Schiavone, nei panni del commissario della scientifica Michela Gambino. Le abbiamo fatto qualche domanda per conoscere meglio non solo il personaggio televisivo ma soprattutto l’attrice e la professionista che vanta una carriera ricca di soddisfazioni.

1.DB Il commissario della scientifica Michela Gambino ha un’ottima intesa sia dal punto di vista empatico che professionale con il vicequestore Rocco Schiavone: qual è secondo te il segreto di questa alchimia vincente?

LI Michela non è una sua suddita, non ha paura di lui, è una persona diretta, chiara e soprattutto è una grande professionista. Io credo che Rocco la stimi molto, e abbia un’alta considerazione di lei. E credo che tutto questo unito al fatto che Michela non si senta inferiore a Schiavone, anzi è sempre molto schietta e diretta, crei una forte complicità e una bella alchimia.

2. DB A cosa è dovuto, secondo te il successo di questa serie televisiva che continua a regalare tante emozioni e colpi di scena?

LI Credo sia dovuta ai libri che sono bellissimi e scritti molto bene. I personaggi nascono da romanzi molto curati e non sono bidimensionali, hanno una loro rotondità. Pensiamo alla complessità della figura di Rocco che ha mille sfumature, convive con il dolore per la morte della moglie, ha un particolare ma forte senso della giustizia che è solo suo e non è uguale a quello di nessun altro. Sono personaggi molto umani e di grande spessore e il successo della serie deriva sia dalla qualità dei romanzi sia dalla messa in scena degli attori. In questa produzione c’è una cura e un’attenzione senza pari e non scontata. Simone Spada è un bravissimo regista, le location sono perfette e secondo me la sesta stagione, l’ultima andata in onda da poco è tra le più belle con episodi girati sulla neve e tutti in alta montagna

3. MF Il personaggio della Gambino in Rocco Schiavone, è un personaggio molto amato dal pubblico, ma è un personaggio particolare, è un po’ una macchietta di colore, è molto ironica, intelligente, è una complottista, non si vergogna di esporre le sue idee, i suoi sospetti. Quali sono le affinità che tu hai con Michela Gambino? Ti assomiglia? Hai dovuto lavorare molto per essere più simile a lei oppure avete delle caratteristiche in comune?

LI Per quanto riguarda la spigliatezza, anche l’ironia, perché quella che metto nel personaggio è tendenzialmente la mia, siamo simili, sono riuscita ad attingere a delle cose che fanno parte di me, che riconosco anche nelle mie relazioni personali. Invece per quanto riguarda tutta la parte più complottista, più dell’idea di avere sempre qualcuno che ti ascolta, dei nemici, dei Trecento ecco, non sono pensieri che ho e sono molto lontani da me, però corrispondono e rispettano invece molte, molte persone che ci sono oggigiorno in giro e che hanno un po’ quest’idea del complotto, dei grandi che comandano il mondo.

4. MF Una domanda che potrebbe essere un po’ scomoda sulla quale ho riflettuto anche in seguito a constatazioni fatte con altri amici lettori, riguarda proprio il ruolo della Gambino nella serie. Michela è un personaggio ben strutturato, divertente ma potrebbe aver acquistato una maggiore rilevanza in virtù della storia d’amore con Fumagalli? Avresti preferito per lei una strada più autonoma? L’essere associata a un altro personaggio, già molto noto, in qualche modo l’ha avvantaggiata in termini di visibilità o al contrario sarebbe stato meglio vederla brillare da sola senza l’intreccio amoroso?

LI Ma io credo che Michela brilli da sola, io la sento veramente molto indipendente. Poi a margine c’è anche la relazione con Alberto, che secondo me li rende entrambi molto buffi, molto teneri, molto comici, e permette di raccontare anche la loro parte più umana. Essendo persone completamente prese dal loro lavoro, molto spesso non manifestano grandi emozioni sulle cose, anche perché hanno sempre una visione molto scientifica di tutto quello che fanno. Non l’ho vista né come un limite né come un vantaggio, è chiaramente il racconto di due vite che poi si incontrano, ma sono comunque diverse, sono due esseri umani singoli con le loro peculiarità. Non avevo un desiderio diverso, mi diverto molto a lavorare con Alberto.

5. DB Un’altra importante fiction che ti ha visto essere una delle protagoniste è Paolo Borsellino– i 57 giorni, nel ruolo di Agnese Piraino Leto, moglie di Paolo Borsellino. Da attrice siciliana quali ricordi ti porti nel cuore con la partecipazione a una serie televisiva che narra una delle pagine più drammatiche e misteriose della storia del nostro paese?

Oltre a questa ho partecipato ad altri progetti sul tema, come La Piovra 7 di Luigi Perelli e La scorta di Claudio Bonivento che raccontano proprio dei tragici momenti della storia siciliana, per un periodo io sono stata il volto femminile in queste produzioni. Da siciliana avevo un’attenzione maggiore magari, non che in altri lavori non ne avessi ma erano fatti legati alla mia terra. Mi dispiaceva però che il racconto della Sicilia fosse solo quello, e invece vedo con piacere che oggi si raccontano storie diverse come Makari o la saga dei Florio, non si parla solo di mafia come quel periodo in cui, pensando a Palermo si faceva subito un’associazione a Falcone o a Borsellino. Sono eventi tragici sì, ma era comunque un peccato che nell’immaginario collettivo la Sicilia fosse solo quello.

6. DB Hai ottenuto parecchi riconoscimenti dalla critica cinematografica per la tua straordinaria interpretazione nel prestigioso film di Gianluca Tavarelli Un amore, protagonista assieme a Fabrizio Gifuni. Ci racconteresti questa magnifica esperienza?

LI Ricordando questo film, mi viene in mente una miniserie di grande successo che s’intitola Adolescence. Un amore era stato pensato così, erano dieci scene da dieci piani sequenza, solo che parliamo di tanti anni fa e quindi c’era ancora la pellicola, non c’era il digitale con le macchine da presa superleggere che ci sono oggi, che a quei tempi erano pesantissime. Era pensata come una danza tra noi attori e l’operatore di macchina. Era molto impegnativa perché il ritmo alla scena lo davi tu, l’obiettivo era uno, quindi il campo largo o il primo piano, era tutto deciso dalla relazione tra noi e la macchina da presa. È stata un’esperienza molto complicata, ma molto bella. Fabrizio Gifuni è un attore di grandissimo talento e lo era già in quegli anni lì, credo fosse il 2000, parliamo di 25 anni fa. È stata un’esperienza straordinaria, era una piccola produzione e l’abbiamo girata in quattordici giorni, però fu vincente. Ricordo che a Torino fu la pellicola che incassò di più e a quei tempi un film come La mummia arrivò al secondo posto, poi ho avuto tanti riconoscimenti per Un amore. Un film che mi ha dato tante soddisfazioni

7. DB Nella miniserie televisiva Anna per la regia di Niccolò Ammaniti hai ricoperto la figura di acting-coach, come giudichi questa esperienza che ti ha permesso di lavorare con molti giovani protagonisti?

LI Bellissima. Io dico sempre che mi ha arricchito molto di più rispetto a un ruolo da protagonista di qualsiasi film o fiction, di qualsiasi produzione, perché i bambini ti insegnano veramente tanto e quando sono bravi, diventano mostruosi. È stata un’esperienza umana incredibile e alcuni di loro li sento ancora, abbiamo fatto un lavoro enorme insieme, io ero tutti i giorni sul set per dare supporto e aiutarli, perché era una serie molto lunga e a volte si stancavano, non avevano più voglia, alcuni erano molto piccoli, pertanto c’è stata una gestione umana importante. Un’esperienza che mi porterò sempre nel cuore. Adesso sono andata a Palermo ed è stata con me Giulia Dragotto che interpretava appunto Anna e siamo state anche a cena con la sua mamma. Si instaurano dei legami così profondi che diventano delle amicizie importanti. La chiamo la mia bambina perché artisticamente è cresciuta con me e lei ora sta facendo una bella carriera e ne sono veramente contenta.

8. MF Lorenza attualmente sei in tournée con Perfetti Sconosciuti: ci racconti qualcosa di questo progetto teatrale? Quanto è difficile portare in teatro un soggetto che ha avuto così tanto successo dal punto di vista cinematografico? Come è stata anche la risposta del pubblico e come l’hai vissuto tu?

LI Io sono entrata nel cast il secondo anno sostituendo l’attrice Anna Ferzetti che ha avuto altri impegni, e il gruppo era già affiatato, aveva già comunque lavorato un anno, ma sono stata accolta benissimo, devo dire che sono stati fantastici. Quando il teatro è bello, è fatto bene e da persone brave, quasi lo preferisco al cinema e alla televisione, nel senso che le emozioni e le cose che si trovano in scena non hanno pari, perché comunque le vivi lì con il pubblico, in diretta. In questo caso è stata un’esperienza che mi ha proprio regalato tantissime cose belle, lo spettacolo va benissimo, è sempre sold out, le persone ci ringraziano fuori dal teatro, ridono come dei matti, si emozionano. Il cast è pazzesco, ci sono attori come Dino Abbrescia, Paolo Calabresi, Valeria Solarino, Massimo De Lorenzo, Paolo Briguglia, Marco Bonini, e anche trovarsi a recitare con colleghi di talento è veramente un divertimento perché ogni sera è diversa, e nonostante sia per me il secondo anno e per loro il terzo, ancora ci divertiamo in scena e troviamo la maniera di rendere sempre fresca la commedia.

9. MF Hai altri progetti per il teatro? Perché ci dicevi in base al progetto, preferisci magari più il palco del teatro piuttosto che una serie televisiva o un set cinematografico…

LI Io amo fare le cose belle e devo divertirmi, quello è il problema lo dico sempre, quindi indipendentemente dall’importanza del personaggio, dal peso che ha nel racconto, dal mezzo che sia teatro, cinema, televisione, eccetera, io mi devo divertire. Ultimamente quello che propone la televisione e il cinema, rispetto soprattutto a un’attrice della mia età non può essere nemmeno divertente, e quindi è evidente che quando mi capita di trovare l’opportunità di lavorare con un personaggio bellissimo, una commedia bella come questa, io sono felice. Certo è stancante perché sono quattro mesi e mezzo in giro, lontano dalla famiglia, da tutto, l’attività è faticosa però è talmente bello.

10 .MF Lorenza e la lettura: ti piace leggere? C’è un genere che prediligi?

LI A me piace tantissimo leggere, la lettura è una forma di arricchimento personale e quindi anche di arricchimento come attrice, perché sviluppa il lavoro di immaginazione e di creazione. Qualche personaggio mi è stato suggerito dai romanzi e poi è un mezzo meraviglioso per evadere, per andare altrove, per conoscere altri posti, altre persone, uscire dalla propria realtà. Io amo molto leggere, adesso per esempio in tournée porto un e-Readers per comodità, anche se il cartaceo lo preferisco…

MF Quindi come molti scrittori dicono che non puoi fare lo scrittore se non hai letto tanti libri, lo stesso si può dire per un attore?

LI La lettura serve alla vita, ai film, alla musica, tutto è sempre materiale che ti può essere poi utile nel momento in cui devi recitare, preparare un personaggio. Non si finisce mai di studiare, di imparare, di crescere osservando il mondo che si muove attorno a noi. Secondo me un attore dovrebbe sempre essere stimolato, avere curiosità, muoversi alla ricerca di nuove conoscenze, è importantissimo.

11. MF Se non avessi fatto l’attrice che cosa diventata nella vita?

LI Mi ero iscritta ad architettura, ho dato anche 13 esami e volevo costruire delle belle case popolari, perché la mia idea era quella di realizzare edifici che non fossero case casermoni, come quelle che si trovano nelle periferie delle città italiane, ma dei luoghi di accoglienza, dove si potessero creare degli spazi culturali; avevo questo sogno molto stupido e poetico del poter creare delle belle città. Ci ho pensato a Londra, soprattutto perché lì ci sono quartieri pazzeschi, e molto organizzati: c’è tutto, spazi, libreria, aree gioco per i bambini, mentre in Italia non esiste nulla del genere se non cemento. Però poi ho abbandonato l’idea, ho capito che era abbastanza ideologica e non concreta.

Grazie per essere stata ospite di Giallo e cucina, un onore per noi!

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