Oggi Parliamo Con...

Oggi parliamo con… Mariano Sabatini

Intervista a cura di Alessandro Noseda

 foto mariano sabatini web

Abbiamo il piacere di ospitare nella nostra cucina il giornalista, scrittore, commentatore, influencer… (e molto altro ancora) Mariano Sabatini

Benvenuto! Noi di Gialloecucina chiediamo sempre agli ospiti una ricetta speciale. Se ti va, la prepariamo insieme mentre chiacchieriamo…

Cosa cuciniamo?

Il pancotto che mi faceva mia nonna. Pane raffermo, casareccio preferibilmente, ma anche panini e quelle che a Roma chiamiamo rosette, a Milano credo siano le michette. Acqua quanto basta in cui metteremo un paio di spicchi d’aglio, del sale grosso e alcune foglie d’alloro. Quando bolle, buttiamo dentro il pane, circa 80 gr. a testa, ma anche 100. E appena l’acqua si sarà assorbita, se è troppa aggiungiamo altri pezzi di pane o del pane grattugiato, quindi un giro di olio extravergine d’oliva, del pepe se piace, e una spolverata di parmigiano. Semplice e buonissimo.

 

Cominciamo con una breve biografia? Chi è Mariano?

Da circa venticinque anni un giornalista e uno che scrive, ovunque e per qualunque medium: carta stampata, web, libri, radio, tv. Per i maggiori network ho firmato programmi storici come Tappeto volante e Parola mia di Luciano Rispoli e poi, tra gli altri, Uno Mattina. Ora continuo a frequentare gli studi televisivi come commentatore e ho una mia trasmissione su InBlu Radio, dal titolo AtuXtv, dove analizzo i programmi della settimana e intervisto personaggi legati alla tv. Ma la vera novità per me sono i romanzi, ne ho scritti due, di genere giallo noir thriller, con protagonista il giornalista investigativo Leo Malinverno: L’Inganno dell’ippocastano e Primo venne Caino, entrambi pubblicato da Salani.

 

Scegli pure un vino. Hai preferenze?

Non sono un gran bevitore, preferisco i bianchi, ben freddi, tipo il Ribolla gialla. Se rosso deve essere che sia un Amarone.

 

Quando, come e perché è nato il tuo amore per la scrittura?

Seguendo un programma di Rai1, ideato e condotto da Luciano Rispoli. Quel Parola mia per il quale ho poi firmato i testi nel 2002-03, a coronamento e conclusione della mia attività di autore. Prendevo appunti sui vocaboli di cui si occupavano e mi procuravo tutti i libri di cui parlavano. Grazie a loro, Rispoli e il professor Beccaria, ho capito che la lingua italiana sarebbe stato il mio ferro del mestiere. Non me ne sono mai pentito.

 

Primo venne Caino è stato accolto positivamente sia dalla critica che dal pubblico. Qual è la formula?

Dopo averlo finito mi hanno detto che era un thriller, io non decido mai a tavolino che tipo di romanzo scriverò. Mi lascio trasportare dalla storia ma soprattutto dai personaggi. Qui il mio Malinverno insegue un terrificante serial killer che a Roma uccide persone tatuate asportando loro i tatuaggi. Una storia verosimile e perciò tanto più terrificante.

 

Tre motivi per cui leggerlo assolutamente?

Perché Malinverno è un gran figo, piace alle donne che desidererebbero averlo accanto e piace agli uomini che lo vorrebbero come amico e certo come modello. Perché è ambientato a Roma, una Roma torrida, e lo sappiamo che Roma è di tutti, perché prima era di Roma un po’ tutto il mondo, come canta Luca Barbarossa. E infine bisogna leggerlo per consentire all’autore di scrivere il terzo.

 

Ti piace presentare i tuoi libri?

Sì, molto, anche se è un altro lavoro, molto oneroso. Bisogna viaggiare, andare in tv, parlare alla radio, rispondere alle interviste… questo toglie energie alla scrittura. Sarebbe bello se si potesse fare molta meno promozione perché vorrebbe dire che gli indici di lettura sono migliorati e la promozione non serve.

 

Una domanda che ti fanno sempre i lettori e una che vorresti ti facessero e non arriva mai.

Se Malinverno sono io… sì, sono io per quanto riguarda l’interiorità. Fisicamente lui è come Luca Argentero. Mentre io sono un po’ più argentato. Cosa vorrei che mi chiedessero? Non saprei. Più che altro, quando li incontro, spero sempre che abbiano già letto il romanzo di cui mi accingo a parlare perché da chi ha letto io imparo sempre qualcosa.

 

Cosa ami leggere?

Leggo tanto e di tutto, senza snobismi. Ma i classici non mi deludono mai.

 

E se devi regalare un libro come lo scegli?

Ne regalo pochi, è difficile azzeccare i gusti. È un po’ come per il profumo. Semmai regalo i miei, non quelli che ho scritto ma quelli che ho letto e che appartengono alla mia biblioteca, se parlandone ravviso nell’amico o nel conoscente un accenno di curiosità o uno slancio.

 

Tre autori che consideri imperdibili?

Domanda difficile…. Amo Dickens, Simenon, James, Highsmith, Sciascia, Bassani. Tanti, tantissimi, non posso fare classifiche.

 

Dicono che in Italia si legga poco e si scriva troppo. Cosa sbagliamo?

Di solito chi scrive con successo, pubblicando con editori seri e facendosi leggere, è a sua volta un lettore forte. Chi scrive in modo velleitario, magari pubblicandosi a proprie spese, per lo più non legge che se stesso. Talvolta neppure se stesso.

 

Un consiglio a un nostro lettore con un romanzo ancora chiuso nel cassetto?

Dare aria al cassetto, limare, correggere, poi richiudere il cassetto. Attendere qualche tempo. Riaprirlo, limare correggere, tagliare… quindi inviare a un agente o agli editori direttamente. Se si riceve un no o se non si riceve risposta, se i no si moltiplicano così come i silenzi, richiudere il cassetto con dentro il romanzo e mettersi a leggere. Tanto e di più. Se il cassetto serve, buttare via il romanzaccio perché i geni incompresi sono rarissimi: si contano forse sulle dita di mezza mano.

 

Altri hobbies, oltre la scrittura?

Che domande… la cucina. E poi leggere, ascoltare musica, guardare film e serie tv.

 

Grazie per la bella chiacchierata! Ora, come tradizione, ti chiedo di salutarci con una citazione che ami particolarmente!

È di Silvia Plath: “Lascia che la vita accada”.

 

Grazie per il tuo tempo e buona lettura ai followers!

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