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Domenico Fortunato

Intervista a cura di Dario Brunetti

Carmen è partita è il nuovo film del regista e attore protagonista Domenico Fortunato, uscito nelle sale cinematografiche il 20 novembre 2025 ed è disponibile in streaming gratuito su RaiPlay. Benvenuto su Giallo e Cucina, Domenico! Siamo lieti di averti nostro ospite nello spazio dedicato al Cinema e alle Serie televisive.

DB In Carmen è partita hai trasformato il piccolo borgo in un personaggio solitario, che diventa riflesso di isolamento dei protagonisti. Come sei riuscito a mettere in evidenza questo piccolo microcosmo fatto di silenzi e solitudine interiore dandone una percezione di completo distacco dal mondo?

DF Non è stato difficile. Noi provinciali, paesani che proveniamo da piccoli posti del sud conosciamo queste realtà. Conosciamo i silenzi, le pause, la vita che scorre lenta in questi piccoli borghi. Conosciamo anche questi personaggi silenziosi che hanno sempre le stesse abitudini che vivono dei loro riti quotidiani, delle loro piccole passioni, dei loro lavori anche artigianali, commerciali oppure impiegatizi. Ripercorrono le stesse strade, gli stessi chilometri a piedi, in bicicletta, in macchina o i luoghi dove fanno la spesa. La cosa bella è che sembra tutti sappiano tutto della vita di queste persone e invece non conoscono nulla di loro, delle loro passioni più recondite, della vita privata e della loro profondità. Sono questi aspetti che nel film ho voluto esplorare.

Domenico Fortunato

DB Amedeo è un uomo introverso e solitario e lavora in casa come sarto. Per lui confezionare abiti equivale a regalare un sogno. Nella piazza si respira la quotidianità giornaliera che attraverso i suoi amici, ne diventa un fenomeno di aggregazione, ma anche di pettegolezzo. Con l’arrivo di Carmen in casa di Amedeo che lavorerà come domestica, si insinuerà il sospetto che genererà un effetto destabilizzante nel paese. Questo aspetto emblematico serve a guardare le mura domestiche come una gabbia di cristallo dove viene messa a repentaglio la propria riservatezza e intimità?

DF Nei piccoli borghi in cui la vita scorre lenta e le opportunità scarseggiano, gli abitanti tendono ad accontentarsi del necessario. Ma come impiegano il resto del tempo? In assenza di stimoli culturali o sportivi, molti scelgono di ricamare sulla vita altrui, costruendo narrazioni arbitrarie. In questi contesti, persino le case dai muri spessi e secolari diventano di cristallo: l’intimità viene violata da sguardi che vedono solo ciò che vogliono o immaginano. Nascono così visioni distorte, alimentate dalle apparenze. È ciò che accade quando una ragazza ventenne, sensuale ma innocente, entra nella casa di un sarto maturo per aiutarlo nelle faccende e imparare l’antica arte del taglio e cucito. La comunità ipotizza immediatamente, ma la realtà dei fatti lascia gli spettatori nel dubbio.

Domenico Fortunato

DB Tra Amedeo e Carmen nascerà un legame silenzioso che va a rompere la timidezza iniziale dell’uomo e la trasforma in affetto, fiducia e soprattutto cura nei confronti della ragazza. Da qui nascerà un sentimento puro e autentico fatto di sguardi e silenzi che si sostituiscono al linguaggio delle parole. Quanto è stato fondamentale mettere in risalto la tecnica della sottrazione attraverso l’interpretazione di Giovanna Sannino, qual è stato l’approccio della stessa attrice che si è confrontata con l’assenza del suono delle parole?

DF Giovanna è stata bravissima nell’interpretare questo personaggio. le ha donato questo leggero mutismo molto misurato e mai esagerato che è frutto di studio e di grande intelligenza. Il movimento, lo sguardo, l’uso degli occhi e dei silenzi da lei utilizzati sono riusciti a creare un personaggio meraviglioso interpretato in modo eccellente. Più che di sottrazione, parlerei di immedesimazione. L’attrice è entrata perfettamente nei ritmi della vita quotidiana del borgo. Il suo incedere, il suo ascoltare musica, il suo pensare, il suo guardare e anche la sua timidezza sono componenti che, messe insieme, creano una figura di cui ci si innamora.

Domenico Fortunato

DB In teatro dal punto di vista registico ad attuare la tecnica della sottrazione è stato il polacco Grotowsky, in Italia il geniale Carmelo Bene attraverso questo metodo ne ha destrutturato il personaggio classico dando vita al teatro dell’Assenza che poi ne assume un’esperienza mistica. Nel cinema questa scelta stilistica che esce dal solito cliché dell’onnipresente dialogo, ha potuto incanalare la pellicola in una dimensione sacrale grazie alla cura che ne assume un sommo valore poetico?

DF Io ti ringrazio perché se si è trasmesso il valore della poesia ne sono solo lusingato e felicissimo. Hai citato dei mostri sacri, da Grotowsky a Carmelo Bene, io aggiungerei il grandissimo Eduardo De Filippo. Non so se andasse per sottrazione, ma faceva pochissimi movimenti, pochi sguardi sul palcoscenico dando vita a dei personaggi memorabili: da Sik Sik L’artefice magico a Domenico Soriano in Filomena Marturano al papà di Natale in Casa Cupiello al Sindaco del Rione Sanità. In tutti i più grandi ruoli della sua drammaturgia emergeva la sua immensa capacità interpretativa. Se dovessi pensare al cinema, non parlerei di sottrazione, ma di immedesimazione. In un film come Carmen è partita diventa naturale muoversi, guardare, parlare, restare in silenzio o muovere delicatamente le mani in un certo modo. Non c’è un riferimento a rigide tecniche, bensì all’istinto e al talento: quello dell’attrice e, in questo caso, anche del mio personaggio.

Domenico Fortunato

DB Ci sono degli aneddoti simpatici sul set che appartengono al dietro le quinte al quale sei particolarmente legato e che ti piacerebbe ricordare?

DF Ci siamo fatti parecchi scherzi. Quando ho terminato di girare, ho detto una battuta ad Alessandro Tersigni che non c’entrava nulla col personaggio lasciandolo a bocca aperta. Lui, al contrario al momento dell’interrogatorio è rimasto nel suo personaggio con una tale forza e una grande carica interpretativa da stupire me. Subito dopo si è messo a ridere restituendomi lo scherzo.

Domenico Fortunato

DB Da attore hai una prolifica carriera tra film e serie televisive, dopo Win Love – i colori dell’amore e Bentornato papà, Carmen è partita rappresenta la tua terza esperienza da regista, possiamo affermare che c’è stato un processo di maturazione che ti vede protagonista dietro la macchina da presa e che ti fa al tempo stesso misurare con l’interpretazione del ruolo (in questo caso) da protagonista e quanto è stato complesso gestirli?

DF La crescita spero ci sia stata, ma a deciderlo saranno gli spettatori, i critici e gli addetti ai lavori. Cerco sempre di fare tesoro del parere altrui, sia che si tratti di complimenti sia di critiche, talvolta meno positive. Per questo film ho ricevuto considerazioni molto lusinghiere e ne sono davvero felice: insieme alla produzione e al cast abbiamo messo tutta la nostra passione in un momento molto particolare per il cinema italiano. Per quanto riguarda il mio doppio ruolo, mi considero una persona fortunata, e non solo per il cognome. Ho un produttore giovane e bravissimo, Cesare Fragnelli di Altre Storie, che mi permette di fare questo lavoro assistendomi da vicino sul set, dalla mattina alla sera. Senza il supporto di Cesare e di Francesca Schirru non avrei mai potuto realizzare quest’opera, così come i precedenti Bentornato papà e Win Love – I colori dell’amore. Ora il mio obiettivo è dedicarmi esclusivamente alla regia in un prossimo film, senza recitare. Il sacrificio di Cesare, di Francesca e di tutta Altre Storie mi ha permesso di stare contemporaneamente dietro e davanti alla macchina da presa, e non posso che ringraziarli di cuore.

DB Ringraziamo Domenico Fortunato per essere stato ospite di Giallo e Cucina nel nostro spazio dedicato alle interviste, ma vorrei concludere con un’ultima domanda, stai lavorando a un nuovo progetto?

DF Diciamo che ci sono molte idee e progetti che ballano in testa. È un po’ come alla lotteria, dove le biglie girano nell’urna e un bambino bendato ne estrae una: ecco, lì dentro è nascosto il titolo del prossimo film. Siamo esattamente in questa fase. Ricordo sempre un vecchio e bravissimo produttore di origine pugliese, Gianni Saragò, scomparso qualche anno fa. Ho lavorato tanto con lui quando ero molto giovane e muovevo i primi passi nelle fiction. Mi diceva sempre una frase: ‘Sai qual è il film più bello? Quello che parte prima’.”

 

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