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Enrico Galiano

Enrico Galiano, è un insegnante molto conosciuto ed apprezzato, il suo romanzo di esordio nel 2017 è Eppure cadiamo felici. Prosegue poi con Tutta la vita che vuoi (2018), Più forte di ogni addio (2019), Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio (2019), L’arte di sbagliare alla grande e Dormi stanotte sul mio cuore (2020). Nel 2021 esce Felici contro il mondo, il seguito di Eppure cadiamo felici, Scuola di felicità per eterni ripetenti (2022). Il primo racconto per ragazzi è La società segreta dei salvaparole (2022) per Salani. Geografia di un dolore perfetto (2023), tutti gli altri per Garzanti.

 

Benvenuto su Giallo e Cucina Enrico!

 

  1. MaBal – Geografia di un dolore perfetto, il libro con il quale sei in libreria, racconta una storia intima, nel farlo tratta un tema che riguarda tutte e tutti, il nostro essere figlie e figli. La prima domanda, che mi sono fatta mentre leggevo il libro è questa: quanto è stato difficile raccontare la storia di Pietro?

E.G. Raccontare la storia di Pietro è stato molto difficile, ovviamente, perché è la mia storia, quindi anche se ho cambiato il nome, ho cambiato qualche aspetto, ho usato una persona, una maschera in latino, per raccontare la mia storia, è stato molto difficile ma è stato necessario nel senso che c’era questo immenso dolore da cercare di raccontare, di capire soprattutto. Scriverlo mi ha permesso di dare un nome alle emozioni che fino a poco tempo fa un nome non ce l’avevano. E quindi sì, è stato molto difficile, ma sono molto felice di averlo fatto.

 

2.MaBal – Chi è Pietro, il protagonista del romanzo? Ce lo puoi descrivere?

E.G. Il protagonista è un insegnante, un docente universitario che ha un bambino, una moglie un po’ più giovane di lui, molto più giovane di lui. Un uomo che sembra avere una vita perfetta, dove ha realizzato tutti i suoi sogni, però una telefonata all’improvviso nel bel mezzo della vacanza in un villaggio turistico, tranquillità e pace, lo inchioda e lo riporta alla sua infanzia e a un momento in cui il suo cuore si è spezzato e a cercare di capire cos’è successo quando il suo cuore si è spezzato, in particolare si è spezzato perché lui ha due papà, un padre biologico naturale che non si è mai comportato da padre e un padre invece di anima quello che lui avrebbe voluto fosse suo padre, ed è proprio lui che lo sta chiamando da un’isola lontana in mezzo all’oceano, l’ oceano Atlantico, da Tenerife, lo chiama per dirgli che sta morendo, lui cerca di correre per fare in tempo ad arrivare a dare l’ultimo saluto a quest’uomo ma proprio quando arriva all’aeroporto per salire sull’aereo, si presenta l’altro papà che vuole a tutti i costi salire con lui e gli propone alla fine un viaggio a base di rimorsi e rimpianti, lui vorrebbe lasciarlo a terra ma non ce la fa.

 

  1. MaBal – La geografia fa parte della vita di Pietro, lo ha affascinato fin da piccolo, la insegna. Paco, figura molto importante per lui, gli ha detto una frase parlando di paesaggi che ho trovato interessante perché, se nessun paesaggio è immutabile, anche le persone cambiano nel corso della vita. Leggendo il libro mi sono anche chiesta quanto il paesaggio ci influenzi e quindi adesso la domanda la rivolgo a te: il paesaggio che ci circonda, l’ambiente nel quale viviamo, quanto ci influenza?

E.G. La geografia è importantissima in questo libro perché funge da metafora. La geografia come metafora, per raccontare come si sente Pietro usa questi strani teoremi, i teoremi di Paco l’esploratore, e usa quindi i vulcani, i terremoti, i laghi e i fiumi per descrivere le sue emozioni, i suoi sentimenti, i comportamenti, anche le relazioni. La difficoltà che facciamo ad andare nel profondo con gli altri, ad aprirci soprattutto alle persone che sono per noi più vicine. Quindi il paesaggio sì, ci influenza tantissimo. Geo-grafia, del resto, è scrittura della terra. Noi semplicemente camminando sopra questa terra, in qualche modo facciamo geografia, la scriviamo. Ma la cosa forte e potente è che la terra si scrive addosso a noi e il paesaggio che ci circonda, diventa anche il paesaggio della nostra anima. La frase che dice Pietro, o meglio che Paco dice a Pietro “che quando studi i paesaggi studi le persone, perché le persone sono paesaggi”.

 

  1. MaBal – Enrico ti occupi di molte cose, ovviamente del tuo lavoro, che già mi pare molto impegnativo, fai teatro, scrivi libri di vario genere, articoli, TV, sei molto attivo sui social, fra queste altre attività ce n’è una che preferisci e se sì, ci spieghi perché?

E.G. Se c’è una cosa che preferisco fare? Tutto ciò che ha a che fare con la scrittura. Una volta Pasolini, di fronte alla stessa domanda, ha detto che la cosa che riassume meglio quello che fa lui è scrivere, lo dice nella sua ultimissima intervista prima di essere ammazzato. È un po quello che che penso anch’io di me, alla fine c’è sempre la scrittura di mezzo. Anche le lezioni alla fine si basano molto sulla scrittura, sulla scrittura come atto di tirare fuori cose da te stesso e dagli altri attraverso ciò che scrivi. Quindi sicuramente la scrittura.

  1. MaBal – Enrico, la tua professione ufficiale è quella di insegnante e quindi approfitto di questo spazio per chiederti se sia proprio vero che ragazzi e ragazze non leggono libri. Me lo confermi? Ammesso che sia proprio così, e so bene che non bisogna generalizzare, cosa si può fare per invogliarli alla lettura?

E.G.  No, non è proprio vero. A parte che i dati ci dicono che la lettura è fortissima fino agli undici, dodici anni e poi abbiamo questo tracollo che riprende solo in età matura però ecco bisogna fare dei grandi distinguo nel senso che ci sono adolescenti che leggono tantissimo, in maniera compulsiva, in maniera quasi binge reading, ecco, se vogliamo coniare un termine nuovo. Poi altri che leggono zero e quello che ti posso dire è che quando un libro li tocca, quando arriva, sono i più grandi appassionati di lettura, quello che riescono a metterci dentro loro, difficilmente altri. Poi se ci pensi, tutti noi abbiamo nei nostri ricordi dei libri letti da adolescenti che ci segnano ancora oggi. Quindi forse la cosa da dire e che si fa poco per motivare alla lettura e soprattutto per disammantarla di questa specie di aura di polvere che hanno i libri, sempre in contrapposizione coi social, Rodari negli anni ’60 sul Corriere dei piccoli diceva mai mettere in contrapposizione i libri e i giochi, i libri e i fumetti, perché sono la stessa cosa, sono sempre narrazioni. E anzi, Tik Tok e i booktoker ci dimostrano che i social possono essere un grande facilitatore, anzi addirittura un potenziatore dell’amore per la lettura. Quindi se riuscissimo a capire questo anche a scuola, forse, forse, riusciremmo a portare molti più libri dentro le stanze dei nostri giovani.

  1. MaBal – Rimanendo in tema di insegnamento, tu hai fatto altri lavori prima di insegnare, cosa volevi fare da grande? Cos’è l’insegnamento per te?

E.G.  Ho sempre voluto insegnare? Sì, fin da piccolo. Devo dire che forse la cosa che mi ha caratterizzato per tutta la vita insieme alla scrittura quindi per me l’insegnamento è principalmente un’opera, è essere un minatore, no? Vai giù in miniera e cerchi di portare su delle piccole scintille, le pepite d’oro no, te ne torni su di solito con delle mini foglioline proprio dei frammenti di oro, ma appunto poi li metti insieme, tutti insieme. Lo scopo è riuscire a far vedere alla miniera che è il ragazzo che hai di fronte, che dentro di lui c’è dell’oro.

 

  1. MaBal – Che tipo di scrittore sei? Le storie ti arrivano o le vai a cercare? Hai una routine di scrittura?

E.G. Sono un tipo di scrittore che aspetta le storie perché sono loro che mi mi vengono a cercare. Però sai, le idee vengono una volta ogni due anni, tre anni, cinque anni. Arrivano quando arrivano. Quando poi arrivano, a quel punto divento una specie di macchina perché tendenzialmente fino adesso ho scritto un libro e mezzo all’anno quindi ecco, diciamo che ho cercato di capitalizzare il più possibile. La mia routine prevede sveglia alle cinque perché tra le cinque e le sette è l’ora in cui il mio cervello funziona meglio. Quindi scrivo soprattutto lì.

 

8.MaBal – So che fai parte di un gruppo musicale, mentre scrivi ascolti musica? Hai un genere preferito?

E.G. No. Più che altro noi portiamo in giro uno spettacolo teatrale che si chiama, adesso è rinnovato, si  chiama “Orribile Scuola” e c’è un musicista per cui io scrivo dei testi. Molti testi delle sue canzoni sono miei. La musica la ascolto raramente mentre scrivo, perché mi condiziona un po’ troppo. Mi piacciono molto le colonne sonore. Mi piace come genere, un genere particolare, le cover acustiche di canzoni famose, magari canzoni dance rifatte acusticamente. E poi io sono, forse questa cosa si sa, un grande cultore dei Pink Floyd, della musica anni ’70 e anche dei cantautori di quel periodo.

 

  1. MaBal. Enrico, tu cosa leggi? Ci dai qualche consiglio di lettura?

E.G.  Sì, certamente. Cosa leggo? Mi piacciono molto gli young adult alla John Green, gli young adult, diciamo alla Susin Nielsen, un’autrice poco conosciuta ma che è forse la migliore di questo genere al mondo in questo momento, secondo me. Un’autrice nordica veramente molto brava, e poi saggi, diciamo a metà fra la filosofia e la comunicazione. Mi piacciono i saggi, per esempio quelli che vengono definiti in modo un po’ dispregiativo di self-help, ma in realtà sono utili. Le biografie anche quelle, l’ultima ho riletto Agassi “Open”, le biografie sono sempre una riserva importante di aneddoti che poi puoi usare nelle tue lezioni. E poi i libri per ragazzi più giovani, Roald Dahl. I libri di mitologia dimenticavo, io sono un divoratore di libri sulla mitologia greca, me li leggo tutti quelli.

 

  1. MaBal – Siamo nella cucina di Giallo e Cucina e non posso fare a meno di chiederti se hai un piatto preferito o un cibo-rifugio?

E.G. Il mio cibo rifugio è abbastanza banale ed è la pizza, però un dettaglio importante: deve essere alla napoletana. Quindi cornicione grosso, morbida, con delle grandi spolverate di parmigiano sopra e magari un po’ di olio piccante. Ecco la pizza in assoluto. Però non mi tiro indietro di fronte alla serata sushi, non mi tiro indietro di fronte a dei buoni spaghetti allo scoglio, alle vongole,  non mi tiro indietro di fronte a un sacco di roba. Sono uno che ama tanto quella parte della vita.

 

Enrico, ti ringrazio per essere stato ospite nello spazio dedicato alle interviste di Giallo e Cucina.

N.B. Per eventuali refusi la responsabilità è mia perché sbobinando la registrazione potrei essere incorsa in errori involontari.

foto: Pagina FB dell’autore

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