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Avventuriera dell'Ignoto

Vintageverse Lab presenta LE AVVENTURE DI SOPHIA DA VINCI
L’ultima discendente del grande Leonardo Da Vinci è una giovane scienziata ed esploratrice, che vive nella Firenze degli Anni Sessanta ed ha ereditato le sue conoscenze ed alcuni dei suoi più fantastici “marchingegni”, assieme all’inseparabile robot Vitruvius. Ecco a voi le sue incredibili storie.

Episodio 4 L’OMBRA DEL MAGISTER

di Giuseppe Cozzolino

illustrazioni di Loredana Atzei

  1. Il Segreto di Fiesole

 Firenze, 1966.

La torcia proiettava ombre inquiete tra le querce centenarie dei colli fiesolani. Sophia Da Vinci saliva con passo deciso, nonostante lo zaino gravato dal peso di strumenti e taccuini.

«Vitruvius, sei sicuro che il segnale venisse da quassù?» mormorò, cercando conforto nello sguardo del robot.

«La probabilità rasenta la certezza», rispose lui con voce meccanica e vibrante, segnata da un lieve ronzio metallico. «Il calcolo indica l’ottantatré virgola sette per cento.»

Sophia sorrise nel buio. «Ottimo. Quel restante sedici per cento lo chiameremo avventura.»

Vintageverse Lab presenta LE AVVENTURE DI SOPHIA DA VINCI

Giunsero dinanzi a una parete di roccia incisa. Linee geometriche perfette, proporzioni divine: un codice che per cinque secoli era rimasto muto davanti al mondo. Sophia lo riconobbe all’istante. Era lo stesso alfabeto crittografato che Leonardo utilizzava nei suoi diari più intimi, quelli custoditi gelosamente nella cassaforte del suo appartamento in Via dei Servi.

Sfogliò il taccuino, trascrisse i segni e li decifrò a mente fredda.

«Chi trova questo segno è degno di custodire ciò che giace sotto

Vitruvius inclinò la testa con un cigolio. «Sotto… intendi letteralmente?»

Sophia saggiò il terreno col tallone. Il suono che ne derivò fu cavo, profondo, inequivocabile.

«Leonardo», sussurrò con un sorriso rivolto alle stelle, «non smetti mai di stupirmi.»

 

  1. Il Concilio del Giglio Nero 

Altrove, molto più in basso…

Sotto il dedalo di strade animate dal rombo delle Vespe e dalle insegne al neon, esisteva un mondo che nessun fiorentino avrebbe mai osato immaginare. Una sala circolare scavata nella roccia viva si nascondeva sotto le fondamenta di un antico convento sconsacrato. Sulle pareti, affreschi medievali raffiguravano cuori fiammeggianti e stelle a otto punte.

Era la sede dei Cavalieri del Giglio Nero.

Dodici figure incappucciate sedevano attorno a un tavolo di pietra ossidiana. Tra mappe antiche e fotografie recenti, spiccava un fascicolo segnato in rosso vermiglio: SOPHIA DA VINCI.

Vintageverse Lab presenta LE AVVENTURE DI SOPHIA DA VINCI

La Contessa Nerina Pazzi si alzò. Elegante e letale, i suoi occhi brillavano come lame sotto il cappuccio rituale.

«La ragazza sta diventando un problema. Ha interferito con il rituale al Bargello, ha recuperato manufatti che dovevano restare sepolti e ora scava nelle viscere della città. È una minaccia per la nostra Opera.»

«E quell’automa…» aggiunse un giovane iniziato. «Quella cosa metallica è un abominio che non dovrebbe esistere.»

«Vitruvius», sibilò la Contessa. «Un insulto alla tradizione, costruito con le stesse conoscenze che i miei avi tentarono di strappare al suo antenato.»

Un pugno batté sul tavolo. «Propongo di eliminarli. Subito.»

III. L’Apparizione

All’improvviso, le candele tremarono. Un ronzio profondo scosse la pietra e il pavimento si accese di linee geometriche luminescenti, come se un gigantesco disegno invisibile stesse emergendo dalla roccia.

Al centro della sala apparve una proiezione olografica. Era un uomo alto, avvolto in un mantello rinascimentale, il volto celato da una maschera d’acciaio finemente cesellata. La sua armatura appariva antica, eppure era percorsa da filamenti di energia pura.

«Fermi.»

Tutti i presenti si inginocchiarono.

«Magister…» mormorò la Contessa Pazzi, esitando un istante prima di piegare il capo.

«State discutendo di ciò che non vi è concesso toccare», disse il Magister. La sua voce risuonava come un’eco proveniente da un altro tempo.

L’anziano dei Fedeli d’Amore osò alzare lo sguardo. «Maestro, Sophia Da Vinci mette a rischio il segreto. Le sue azioni…»

«Le sue azioni», lo interruppe il Magister, «sono parte del Disegno.»

La Contessa sollevò il viso, furente. «Maestro, è una Da Vinci! E quell’automa…»

«Vitruvius non deve essere sfiorato», tagliò corto lui, e la sua voce fu un colpo di martello. «È essenziale. E non voglio che usiate di nuovo i miei Agenti Drakos. La loro presenza sulla Terra deve restare un’ombra.»

«E la ragazza?» chiese Nerina con tono ostile.

La maschera d’acciaio si inclinò leggermente, in un gesto quasi divertito.

«Sophia Da Vinci non è un ostacolo, Contessa. È la chiave.»

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