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Avventuriera dell'Ignoto

Vintageverse Lab presenta LE AVVENTURE DI SOPHIA DA VINCI
L’ultima discendente del grande Leonardo Da Vinci è una giovane scienziata ed esploratrice, che vive nella Firenze degli Anni Sessanta ed ha ereditato le sue conoscenze ed alcuni dei suoi più fantastici “marchingegni”, assieme all’inseparabile robot Vitruvius. Ecco a voi le sue incredibili storie.

A cura di Giuseppe Cozzolino & Francesco Manetti

(Illustrazioni di Loredana Atzei)

Episodio 3 – una Notte in Casa Cavalcanti

(di Giuseppe Cozzolino – Illustrazioni di Loredana Atzei)

Firenze, 1966.  Ore 16,30

Il caldo di giugno martellava implacabile tra i vicoli, mentre il neon del Bar Robiglio tremolava come un codice Morse. Uno dei suoi tavoli era particolarmente concitato ed affollato. Sophia Da Vinci  sorseggiava un caffè freddo. Vitruvius, il robot, era cammuffato col solito impermeabile e cappello di feltro, e fingeva di sorseggiare un bicchiere di orzata versandola invece su una fioriera dietro di lui. Assieme a loro sedevano i ragazzi della “Brigata”, studenti ed amici di Sophia a dir poco vivaci.

Giovanni Giò Machiavelli stava spiegando qualcosa con la solita posa filosofica, gli occhiali tondi appannati e la sigaretta che disegnava spirali nell’aria.

«La verità, amici miei, è che Firenze è un libro maledetto. Pagine su pagine a migliaia di segreti spaventosi.»

Laura Brigitte Bruni si passò il rossetto acceso sulle labbra. «Giò, amore, tu vedi segreti anche all’ombra dei lampioni.»

Tony Bartoli pizzicò una melodia beat sulla chitarra che si portava sempre dietro, facendo vibrare i bicchieri.

Miriam La Marsigliese Fani agitava un volantino del movimento studentesco.  «Sono tutte sciocchezze. Bugie inventate dai Padroni!»

Franco Girellone Pucci, appoggiato alla sua Vespa 125, rideva come se la vita fosse una commedia alla Tognazzi, con lui co-protagonista.

Sophia fece un cenno. «Ragazzi… Bando alle ciance. Vi interesserebbe esplorare un mistero vero?»

Cinque sguardi si accesero all’unisono.

Vintageverse Lab presenta LE AVVENTURE DI SOPHIA DA VINCI

Firenze, 1966.  Ore 23,30

L’insolita compagnia era riunita davanti ad una villa abbandonata sulle colline, un edificio rinascimentale divorato dall’edera.

«Questa era la dimora di Ruggiero de’ Cavalcanti», spiegò Sophia. «Discendente di Guido Cavalcanti. Poeta, filosofo  e, secondo alcune fonti, praticante di arti oscure.»

Giò spalancò gli occhi. «I Cavalcanti erano legati ai Fedeli d’Amore. Questo è… meraviglioso.»

«O inquietante», mormorò Miriam.

La porta si aprì con un gemito. Dentro, l’aria odorava di cera, muffa e pergamene antiche.

Brigitte si strinse nelle spalle. «Se esce un fantasma, giuro che urlo.»

Vitruvius inclinò la testa. «Rilevo un’anomalia magnetica proveniente dal piano inferiore.»

«Perfetto», disse Sophia. «Scendiamo.»

La cantina era un cerchio di pietra. Al centro, un tavolo rituale con un libro aperto:

Liber Tenebrarum Cavalcantii.

Tony si fermò. «Ragazzi… questo posto suona male. Molto male.»

Vintageverse Lab presenta LE AVVENTURE DI SOPHIA DA VINCI

Miriam sfiorò il libro. «È scritto in latino… e in qualcos’altro.»

«Un codice cifrato dei Fedeli d’Amore», disse Sophia. «Leonardo lo conosceva. E io pure.»

Prima che potesse toccarlo, il pavimento tremò.

Un’ombra si sollevò dal libro, come fumo che prende forma.

Una figura alta, con un volto scolpito nel buio.

«Ruggiero de’ Cavalcanti…», sussurrò Giò, pallido.

La voce dell’ombra era un soffio gelido.

«Chi osa disturbare il mio riposo…»

Brigitte fece un passo indietro. «Ok, questo non è un effetto speciale.»

Sophia estrasse un piccolo prisma metallico, un dispositivo leonardesco che pulsava di luce.

«Vitruvius, sincronizzazione!»

L’androide posizionò le mani sul prisma.

Un fascio luminoso esplose nella stanza, investendo l’ombra.

Ruggiero urlò, dissolvendosi come cenere al vento.

Silenzio.

La Brigata uscì dalla villa mentre il cielo iniziava a schiarire.

«Sophia…», disse Giò, ancora scosso, «quello che abbiamo visto… era reale?»

«Reale quanto Firenze stessa», rispose lei. «E ora che lo sapete… potrei aver bisogno di voi.»

Brigitte sorrise. «Finalmente qualcosa di più interessante dei Rolling Stones.»

Tony accordò la chitarra. «Io ci sto. Ma la prossima volta porto l’amplificatore.»

Miriam annuì. «Se c’è da combattere poteri oscuri… conta su di me.»

Girellone accese la Vespa. «Ehi, io porto i mezzi. E conosco un bar che apre all’alba.»

Sophia guardò la città che si svegliava.

«Benvenuti nella squadra, ragazzi. Firenze avrà bisogno anche di voi.»

In un mondo distante anni luce, in una sala del trono immensa quanto uno stadio di calcio,  il monarca di una civiltà modellata sul Rinascimento italiano, osservava divertito tutta la scena della casa dei fantasmi, trasmessa su un gigantesco visore a forma di globo azzurrino.

La sala era ricca di antichi cimeli e strane macchine dalla funzione sconosciuta. Numerosi automi, simili ad armature medievali senzienti, montavano la guardia a colui che era uno dei tiranni più temibili dell’intera galassia, comodamente adagiato sul suo trono di giada, metallo e circuiti elettronici.

«Complimenti, mia cara Sophia», sussurrò il Magister attraverso la sua inquietante maschera d’acciaio, «Hai superato anche questo test! ».

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