Titolo originale: The Odyssey Genere: epico, fantastico, avventura, azione Paese/anno: Stati Uniti d’America, Regno Unito/ 2026 Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan Cast: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Zendaya e Charlize Theron.
Recensione a cura di Terry Fracchiolla
Quanti di noi ricordano Ulisse per la miniserie L’Odissea del 1997 con Armand Assante diretta da Andrej Končalovskij? Oppure Odissea del 1968 che guardavamo con i nonni sul divano? Quando Ulisse era interpretato da Bekim Fehmiu. Siamo andati al cinema a guardare Odissea di Nolan con un bagaglio di prospettive legate a queste pellicole cinematografiche, con quella nostalgia legata ai ricordi d’infanzia e con un carico di aspettative altissimo. Dimenticandoci però di che pasta sia fatta la regia di Nolan. A partire da Memento (2000), per arrivare alla trilogia di Batman, da Interstellar (2014) fino ad Oppenheimer (2023), Nolan arriva a dirigere The Odyssey (2026) con tutto ciò che ha imparato con la sua filmografia. Tanto è vero che la narrazione si divide su più linee temporali, come Nolan è solito fare, sviluppandosi anche in flashback, per narrare le vicende dall’incontro di Ulisse con Calipso, e richiamando gli eventi che lo hanno condotto fin lì. Contemporaneamente viene sviluppata la linea temporale del presente, con il racconto di Telemaco che inizia la ricerca del padre scomparso; nel mentre Penelope disfa il sudario per il suocero Laerte, allo scopo di rimandare lo sposalizio con i pretendenti. Ma riconosciamo la mano di Nolan anche nei costumi, infatti Agamennone indossa un’armatura che richiama quella dal Batman interpretato da Christian Bale; d’altro canto Ulisse, non condivide la stessa colpa di Robert Oppenheimer? Aver realizzato qualcosa di grande, al prezzo di un profondo peso morale, pagato con numerose vite umane. L’Odissea di Nolan inizia con un Ulisse vittima della magia del loto offertogli da Calipso, che si ispira in modo intricato e complesso all’Odissea di Omero, fondendo il quinto libro in cui avviene la narrazione principale di Calipso e il nono libro dove Ulisse fa tappa nella terra dei lotofagi, che letteralmente significa “mangiatori di loto”; quest’ultimo ha il potere di cancellare la memoria e far perdere completamente agli esploratori la voglia di tornare a casa. Inizia così il racconto del viaggio di Odisseo a partire dalla conquista della città di Troia, guidata dall’espediente del cavallo. La fotografia assiste la narrazione di questa parte della storia, con una grande riproduzione del cavallo arenato sulle spiagge di Troia, il presagio del declino irreversibile della civiltà troiana. L’espediente della composizione simmetrica con il soggetto centrale nel frame viene utilizzato in modo ricorrente, come ad esempio nell’episodio della barca solitaria di Ulisse con il suo seguito in mezzo al mare; ma nonostante l’epicità dell’inquadratura, oltre al senso di solitudine e di abbandono che suggerisce, non si ha il tempo di immedesimarsi nel racconto, che si è già catapultati in una nuova scena. La pellicola però si impreziosisce con la discesa di Ulisse nell’Ade, una sequenza che si sente, all’improvviso sei lì, dove il fiume di fuoco si incrocia con quello di ghiaccio, con il vento che ti spira addosso, di fronte a quest’armata di defunti. Nel complesso però, la storia assume una narrazione piatta e frettolosa, l’arco narrativo scorre in modo sbrigativo, ma accompagnato da stratagemmi fotografici e scenografici compensatori (forse). Allo stesso modo non c’è nessuno sviluppo dei personaggi; altri ancora subiscono un totale stravolgimento, come nel caso del protagonista Ulisse, che è definito dal poeta greco antico come l’uomo “dal multiforme ingegno” (polytropos), ma nell’opera di Nolan è rappresentato come un uomo qualunque, si lascia andare alla sete di vendetta, e nelle decisioni più strategiche è assistito da altre figure (come ad esempio Agamennone, che lo aiuta a pianificare il suo ritorno a casa). Dietro questo muro di imprecisioni, si nasconde però una narrazione più umana: un uomo qualsiasi, come noi, fratello, sorella, amico, amica, porta con sé la sua natura imperfetta, fatta dei suoi errori, cedevole alle tentazioni, rivelando un uomo bisognoso dell’aiuto altrui, perso. Un accento positivo rispetto a tutta la pellicola, è rivolto alle interpretazioni di molti attori magistrali come Matt Damon, Anne Hataway e Robert Pattinson dai quali invece si discosta Zendaya, come una nota stonata, interpretando un’ Atena che non riesce a svincolarsi dai registri recitativi dei ruoli precedenti. In definitiva, questo ritorno del viaggio di Ulisse sul grande schermo è stato piacevole, ma lascia il dubbio su quanto rimarrà davvero impresso nella storia del cinema.

