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Squadra volante
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Regia di Stelvio Massi

 

Film del 1974 con Tomas Milian, Gastone Moschin, Mario Carotenuto, Ray Lovelock, Stefania Casini, Ilaria Guerrini

 

Genere: Poliziesco

 

L’agente dell’Interpol Tomas Ravelli lascia Marsiglia dopo aver ricevuto una soffiata: il Marsigliese, spietato rapinatore che qualche anno prima, durante una sparatoria, aveva ucciso sua moglie, si trova in Italia, nel pavese. Ravelli si mette così sulle tracce del criminale e della sua banda, che intanto hanno portato a segno un’altra rapina, determinato ad acciuffarlo e ad assicurarlo alla giustizia… la sua.

 

Quando si pensa al poliziesco all’italiana, o poliziottesco, vengono in mente scazzottate, sparatorie, inseguimenti al cardiopalma, commissari erculei ed eroici, musiche incalzanti, insomma azione, ritmo e violenza. In Squadra volante non c’è pressoché nulla di tutto questo: il protagonista, Tomas Ravelli, non è un superuomo, non mena le mani, spara poco; la colonna sonora del film, firmata Stelvio Cipriani, non ha nulla a che vedere con i ritmi grintosi e le sonorità rockettare alla Franco Micalizzi, è anzi pacata e melodica, tanto da ricordare più le musiche di certa commedia all’italiana.

 

Una commedia ridanciana ma al contempo amara, proprio com’è la vita. E infatti, Squadra volante è un poliziesco che punta sul realismo più che sull’azione e sulle scene ad effetto, un film in cui non mancano i momenti lenti, quelli della vita di tutti i giorni, e in cui la rabbia feroce del poliziotto crociato lascia spazio ad un sentimento atipico per un poliziottesco, la malinconia. È proprio la malinconia che promana dallo sguardo di Tomas Ravelli, un vinto prima che un vincitore, consapevole dell’inutilità di ogni vendetta privata, la quale però rappresenta l’unico, estemporaneo palliativo per poter convivere al meglio con la sua tragedia personale, ossia la perdita della moglie. Un uomo che, come ogni vinto, sa che non bisogna prendere troppo sul serio la vita e le sue brutture, e che perciò, quando non ammazza qualche delinquente, ricorre all’arma dell’ironia, regalandoci scene davvero godibili. Ennesimo chapeau, insomma, per Tomas Milian, che qui non solo ribadisce la sua bravura e la sua poliedricità come attore, ma rivendica, cosa che raramente gli è accaduta nella sua esperienza cinematografica italiana, la pienezza del ruolo: in Squadra Volante la voce di Tomas Ravelli, dalla gustosa inflessione latina, è nientemeno che la sua, del grande Tomas!

 

La vena realista del film è inoltre affidata al personaggio del brigadiere Lavagni, interpretato da Mario Carotenuto, non tanto in riferimento ai vari momenti risibili che costui porta nel film, ma per la sua funzione narratologica: Lavagni è un poliziotto tutt’altro che eroico e violento, è l’italiano medio per eccellenza, amante del buon cibo, della tranquillità e dalla battuta pronta, poliziotto per mestiere più che per vocazione, senza ambizioni né missioni esistenziali da compiere; per tali motivi, è estremamente affascinato da Ravelli, lo ammira ciecamente, come si fa con gli eroi senza macchia e senza paura, e gli offre perciò il suo aiuto: Lavagni è, in definitiva, lo spettatore, nel novanta per cento dei casi uomo qualunque come lui, lontano anni luce dai sentimenti tragici ed estremi che animano il titano romantico, e grazie a lui la barriera fra realtà e finzione di attenua e si annulla, il pubblico si ritrova proiettato nel film e il film deborda nella vita reale.

 

Ma Squadra volante è anche un ibrido, un poliziottesco che strizza l’occhio al noir. Un po’ per i motivi già detti, incarnati dall’antieroe Ravelli, che non è così impegnato a tirar cazzotti e a sparare da non aver tempo per rivelare (con i suoi atteggiamenti, tramite le scene in cui dialoga con sua cognata e  suo figlio, e soprattutto attraverso la sequenza-refrain del film, quella in cui si assiste all’omicidio della moglie, che ricorda di tanto in tanto allo spettatore l’ossessione di Ravelli) la sua tragedia e la sua dannazione al pubblico, incarnando, come in ogni noir che si rispetti, l’assenza di confini netti fra il bene e il male, fra vendetta e giustizia, fra amore e odio.

 

Ma le venature noir sono iniettate nella pellicola da altri suoi elementi costitutivi, in primis la vicenda criminale del Marsigliese, fatta di fughe rocambolesche, sparatorie, inganni, doppi giochi, che corre parallela all’indagine di Ravelli. E non dev’essere casuale la scelta di Gastone “Occhi di ghiaccio” Moschin per il ruolo dell’antagonista; lui, che appena due anni prima aveva interpretato il freddo e astuto Ugo Piazza in quel capolavoro del noir italiano che è Milano calibro 9. In Squadra volante, Moschin è un personaggio da gangster-movie degli anni Trenta: cappellaccio calato sul volto e impermeabile, mitra sempre a portata di mano, sigarette a iosa e una splendida “pupa” dagli abiti vistosi e un bel po’su di giri sempre accanto a lui (Stefania Casini). I suoi gregari non sono da meno: uno più balordo dell’altro, personaggi da bettola di quart’ordine, pronti a far tutto per denaro. Insomma, di anime “noir”, in Squadra volante, ce ne sono a bizzeffe, e il buio di dentro è riflesso da quello esterno: diverse scene del film si svolgono di notte o comunque sotto un cielo bigio e smorto (come quello che domina Marsiglia all’inizio del film).

 

Ma tanti altri elementi concorrono a rendere Squadra volante un poliziottesco originale e atipico. Ad esempio, l’ambientazione, che, a differenza di quanto avviene di solito, non è metropolitana ma provinciale, con la scelta di Pavia come teatro degli eventi. Si tratta di una particolarità del poliziottesco firmato Stelvio Massi che, in un altro suo film, Un poliziotto scomodo, “confinerà” nella provincia marchigiana addirittura il più duro e violento dei poliziotti del nostro cinema, Maurizio Merli, e che per certi versi anticipa un filone del noir italiano che negli ultimi decenni ha spostato lo scenario narrativo dalla grande città alle tranquille (ma solo all’apparenza) cittadine di provincia.

 

Che dire di più? Gustatevi Squadra volante e ricordate il vecchio adagio del cinese che siede sulla sponda del fiume e attende di veder trascinare dalle acque il cadavere del suo nemico…

 

P.S.: Nel finale c’è una palese citazione ad un grandissimo poliziesco d’oltreoceano… quale sarà? A voi il piacere di indovinarlo!

 

 

 

 

 

 

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