Patricia Wentworth – pseudonimo letterario di Dora Amy Elles – figlia di un generale dell’esercito britannico di stanza in India (allora facente parte del Raj Britannico), nacque appunto in India , a Mussoorie, il 10 novembre 1878, ma compì gli studi in Inghilterra presso la Blackheath High School di Londra, per poi fare ritorno in India, dove pubblicò il suo primo lavoro sul principale giornale del Punjab, il “Civil and Military Gazette”. Qui sposò il tenente colonnello George Dillon, che morì poco dopo, nel 1906, lasciandola con due figliastri e una figlia piccola. Ritornata in Inghilterra coi tre figli, si stabilì a Camberley, nel Surrey, e intraprese una brillante carriera di scrittrice, pubblicando sei romanzi storici di grande successo tra il 1910 e il 1915, tra i quali spicca il primo, A Marriage under the Terror (1910), uscito in dieci edizioni, vincitore del cospicuo premio Melrose ed edito anche in Italia in piena guerra mondiale (Nozze sotto il terrore, 1941), nella collana Romantica Mondiale, n. 218, di Sonzogno.
Nel 1920 la scrittrice sposò un altro ufficiale dell’esercito britannico, il tenente George Oliver Turnbull – da cui ebbe una figlia – che condivise con lei i suoi numerosi hobby (la letteratura, il giardinaggio, l’automobilismo, la musica e il teatro), la incoraggiò nella sua attività e le fece da scrivano mentre lei dettava i suoi romanzi. E finalmente nel 1923, con lo pseudonimo di Patricia Wentworth, cominciò ascrivere romanzi gialli con The Astonishing Adventure of Jane Smith (poi serializzato sul “Baltimore Evening Sun” nel 1925), mai tradotto in italiano, seguito nel 1926 dall’interessante The Amazing Chance, apprezzato anche da noi col titolo Lo smemorato di Colonia in ben tre versioni, da quella precoce del 1930 ne I Libri Gialli Mondadori (n. 10), ai Classici del Giallo Mondadori n. 199, 1974, al Giallo Economico Classico, Roma, Newton, 1996.
Ma è nel 1928 che la Wentworth, nel romanzo Grey Mask, introdusse il personaggio di miss Maud Silver, destinato a essere ripreso come protagonista solo nel 1937 con The Case is Closed, dopo che l’autrice in questo intervallo aveva scritto già una ventina di romanzi. Tuttavia, all’inizio degli anni ‘40, il personaggio di miss Silver era così popolare che la Wentworth decise di non abbandonarlo più. Così a conti fatti, dal 1928 all’anno della morte dell’autrice (avvenuta a Camberley il 28 gennaio 1961), la serie con miss Silver consta di 32 mysteries (del tipo classico-deduttivo), la metà esatta dei quali risulta disponibile in edizione italiana, quasi sempre nel Giallo Mondadori [GM] o nei Classici del Giallo Mondadori [CGM]:
– 1928, Grey Mask (Maschera grigia, CGM n. 1438, 2020);
– 1937, The Case is Closed (Il caso è chiuso, GM n. 2950, 2008);
– 1943, The Chinese Shawl (Lo scialle cinese, CGM n. 1009, 2004);
– 1943, Miss Silver Intervenes (USA: Miss Silver Deals with Death; Quando il passato uccide, GM n. 1926, 1985);
– 1944, The Clock Strikes Twelve (I dodici colpi dell’orologio, CGM n. 1034, 2004):
– 1944, The Key (La chiave in tasca, CGM n. 1073, 2005);
– 1945, The Traveller Returns (USA: She Came Back; Ritorno dal buio, GM n. 2998, 2010);
– 1946, Pilgrim’s Rest (o Dark Threat; Miss Silver e il caso Pilgrim, CGM n. 637, 1991):
– 1948, The Case of William Smith (Chi è William Smith?, GM n. 1886, 1985; CGM n. 861, 2000);
– 1949, Miss Silver Comes to Stay (La morte prende il tè, CGM n. 938, 2003);
– 1950, Mr Brading’s Collection (La coda del diavolo, GM n. 347, 1955; poi La collezione, CGM n. 770, 1996, e in Tre misteri per le signorine omicidi, Gli Speciali del Giallo Mondadori n. 81, 2017):
– 1951, The Ivory Dagger (Il pugnale d’avorio, GM a puntate, 1954);
– 1953, Vanishing Point (Il punto cieco, CGM n. 817, 1998);
– 1954, Poison in the Pen (Lettere al cianuro, GM n, 1567, 1979; CGM n. 793, 1997);
– 1955, The Listening Eye (La voce del silenzio, CGM n. 973, 2003);
– 1956, The Fingerprint (Appuntamento con la morte, GM n. 1535, 1978).
Ma chi è, realmente, miss Maud Silver? La Wentworth la presenta come un’istitutrice in pensione, diventata detective privata a Londra a stretto contatto con Scotland Yard, in particolare con l’ispettore Frank Abbot. Ha una certa cultura, cita a volte Alfred Tennyson – caro anche ad Agatha Christie – e proprio alla Jane Marple della Christie è stata spesso paragonata, anche in virtù dell’essere entrambe anziane e zitelle, e del lavoro a maglia, che le fa apparire piuttosto innocue. Ma a proposito di questo confronto – più istintivo che legittimo – la critica s’è presto divisa. Alcuni ammirano miss Silver, sostenendo che “mentre miss Marple può ricevere dieci volte più attenzione di miss Silver, quest’ultima, pur tristemente trascurata, è la vera protagonista: un’investigatrice professionista e una donna perbene, una vera antesignana di tutte le future investigatrici private” (D.L. Browne). Altri invece affermano che miss Silver “non ha nulla della credibilità di miss Marple; il suo aspetto da zitella è incoerente con il suo comportamento sensazionalistico e anche con le trame inverosimili dei romanzi in cui appare” (M. Shaw-S. Vanacker, Riflessioni su miss Marple, Taylor&Francis, 1991). Altri ancora, estimatori della Wentworth, hanno sottolineato che il lavoro a maglia apparentemente passivo di miss Silver in realtà le conferisce una “presenza narrativa” e una “voce legittima” (Berkem Saglam, 2020).
Un dualismo, quella fra la Christie e la Wentworth, suggerito anche dalla contiguità delle date: miss Silver nasce nel 1928, miss Marple nel 1930 (ne La morte nel villaggio), e dal 1944 il Giallo europeo si arricchirà di Elvire Prentice, altra miss Marple à la française creata dalla penna di Maurice Bernard Endrèbe (ritratto due mesi fa in questi stessi MAESTRI DEL GIALLO). Comunque sia, resta il fatto che, come afferma la stessa scrittrice, l’obiettivo principale dei gialli con miss Silver è quello di raffigurare tipi umani normali alle prese con situazioni straordinarie. Un’altra sua caratteristica è sottolineata dal critico Anthony Boucher: la capacità di narrare storie gradevoli e di sapore antiquato, in cui drammi familiari e storie d’amore appaiono magistralmente delineati. “Nella maggior parte dei casi di Maud Silver, infatti, c’è una giovane coppia la cui storia d’amore sembra destinata a concludersi in modo infausto a causa dell’omicidio da risolvere, ma nelle mani competenti di miss Silver il caso viene risolto, la giovane coppia viene scagionata e tutto torna a posto in questo mondo così tradizionale” (J. Swanson-J. Dean, Killer Books, New York, Berkley, 1998).
Le ambientazioni della Wentworth offrono le vedute ordinate e romantiche dell’Inghilterra che il lettore di romanzi gialli inglesi si aspetta. Il piccolo villaggio, reso celebre soprattutto dalla Christie (da Murder at Vicarage in poi), racchiude in sé tutti i requisiti per ospitare la trama e i personaggi. Il prato è circondato da pochi cottage con i loro giardini, da un numero ancora minore di case più grandi in stile georgiano, da un gruppo di negozietti che vendono collezioni di oggetti innocui, e dai necessari luoghi di rappresentanza, una canonica e uno studio legale. Questa pace nella location è enfatizzata per creare un forte contrasto con il male strano e quasi diabolico che subentra e temporaneamente infetta il villaggio: ed è la pace a cui il villaggio torna dopo che miss Silver ha estirpato il male.
Considerata un pioniere nell’uso della suspense ad arte, la Wentworth è stata paragonata a Charlotte Armstrong. E’ il metodo della Wentworth, tuttavia, quello di giustapporre il quotidiano e l’orribile per alimentare la sorpresa, cui contribuisce anche l’imprevedibilità della figura di miss Silver – ingannevolmente delicata – per i suoi nemici (dalla vestaglia azzurra e dalla pelle pallida e liscia alla cravattina di pelliccia e al cappello ornato di nastri e fiori).
In definitiva, dunque, lo stile narrativo della Wentworth – pur nella qualità disomogenea degli esiti – espone le sue storie in modo coinvolgente e a tratti anche arguto, collocando persone comuni in situazioni pericolose all’interno di idilliache ambientazioni inglesi e ricavando suspense dalla contrapposizione di ambienti sereni e pericoli in agguato: questo, insieme alla capacità di creare complesse interazioni reciproche tra i personaggi, ha meritato alla Wentworth una popolarità duratura tra i lettori di gialli. Popolarità ravvivata sia dal rinnovato interesse generale per i gialli della Golden Age, sia dalla riedizione in Inghilterra dei mysteries della Wentworth ad opera di case editrici quali Hodder, Open Road Media e Dean Street Press.
Quanto al merito ricettivo della scrittrice di proporre plot in qualche modo prosecutori – ma anche anticipatori – di altre analoghe storie, vorrei ricordare la trama di Poison in the Pen del 1954 (Lettere al cianuro), dove una serie di lettere anonime dal contenuto sconvolgente minaccia la tranquillità del villaggio di Tilling Green, al punto che un giovane s’è già tolto la vita e altri rischiano la stessa fine. La polizia è impotente, ma molto potrà la tenace volontà di miss Silver… Come non rammentare, a confronto, le trame de Il terrore viene per posta di Agatha Christie, del 1942, o di un film notevolissimo come Il corvo di Clouzot, dell’anno dopo (per limitarmi a due esempi essenziali)? Ma sull’attualità del tema non si può tacere neanche la deliziosa black comedy diretta da Thea Sharrock, Cattiverie a domicilio, apparsa sugli schermi nel 2023.
A chi consigliare oggi, infine, la lettura dei gialli della Wentworth? “Li consiglio – suggerisce Caron Allan – agli studenti di scrittura creativa che vogliono migliorare le proprie capacità di scrittura di dialoghi e personaggi, le proprie capacità di trama o a chiunque voglia scrivere romanzi ambientati nel passato recente, o ai lettori che amano un giallo tradizionale senza parti del corpo amputate o un linguaggio forte, o che preferiscono il romanticismo senza scene di sesso, o a chi apprezza qualcosa con un forte senso morale e un mistero appagante.”


