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Alla ricerca del Libro Perduto

La Storia
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La proposta per questo mese è di un classico della letteratura italianaLa Storiadi Elsa Morante, romanzo pubblicato direttamente in edizione economica nel 1974 e ambientato a Roma durante e dopo la II guerra mondiale (1941-47). Fu l‘autrice a volere un libro popolare, accessibile. La casa editrice Einaudi aveva dubbi, ma lei vinse. Costava 2000 lire, 100mila copie esaurite in poche settimane: un caso editoriale. E arrivò a 800mila. 

I lettori accolsero il libro favorevolmente, nonostante le quasi 700 pagine, mentre una parte degli intellettuali, fra cui Pier Paolo Pasolini, lo criticò, ritenendo l’impianto ideologico del romanzo – troppo categorico nella contrapposizione tra Vita e Storia – e giudicando alcuni personaggi poco verosimili.

Ciononostante si doveva riconoscere lo straordinario successo del libro pensato per un pubblico di lettori popolare. Sempre Pasolini paragonò la potenza espressiva della prima parte del romanzo addirittura a quella di Dostoevskij e così fece anche Natalia Ginzburg, pochi giorni dopo l’uscita, scrivendone sulla terza pagina del Corriere della Sera, affermò che …“Siamo abituati a pensare che Dostoevskij è irraggiungibile, però anche le cose irraggiungibili, qualche volta vengono raggiunte.”

Per capire “La Storia”, bisogna conoscere la sua creatrice. Nata a Roma nel 1912, Elsa Morante è sempre stata un’anima fuori dal coro. La sua vita, segnata da un matrimonio complicato con Alberto Moravia, fu intensa e tormentata come la sua scrittura. Ciò che la distingue è il suo realismo visionario. A differenza dell‘Isola di Arturo (per cui vinse lo Strega), con “La Storia” decide di gettarsi a capofitto nella brutalità del mondo reale, ma senza mai perdere quella luce magica e intensamente umana che illumina i suoi personaggi.

Il romanzo ha una struttura potentissima. Ogni capitolo è preceduto da una fredda cronologia degli eventi, la “Grande Storia” fatta di date, battaglie, poi, la narrazione scende nel fango e nel cuore di Roma, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Al centro del romanzo ci sono Ida Ramunno, maestra elementare, di origini ebraiche, fragile e sola, i suoi figli, Nino, il maggiore, un adolescente ribelle che passa dal fascismo alla lotta partigiana, simbolo di una generazione lacerata e Useppe, il figlio piccolo di Ida, nato da uno stupro subito da un soldato tedesco. Useppe è  una creatura pura, che vede il mondo con occhi nuovi e innocenti. Attorno a loro un carosello di disperati: un ebreo intellettuale in fuga, un carrettiere analfabeta, bambini soli. La loro quotidianità – i bombardamenti su San Lorenzo, la fame, la paura, la ricerca di un giaciglio – diventa la vera sostanza della narrazione.

Il vero scandalo che la Morante lanciò in faccia ai critici e al mondo fu proprio questo: far commuovere. Per i critici di sinistra, questo patetismo era un’imperdonabile caduta di stile, un modo per addormentare le masse invece di incitarle alla lotta di classe.

Perché ho pensato di proporre “La Storia”?

Oggi, a più di cinquant’anni di distanza, La Storia è un classico perché ci ricorda una verità scomoda: la guerra, lo “scandalo che dura da diecimila anni” (come recitava il sottotitolo della prima edizione), non è fatta di strategie, ma di corpi, di lacrime, di madri e bambini distrutti. Leggere “La Storia” significa disintossicarsi dalla retorica bellica che torna ciclicamente a infestare il dibattito pubblico. Perché insegna che la Storia siamo noi. Quella piccola storia l’unica che conta davvero. Oggi, in un’epoca in cui ci sentiamo schiacciati da eventi globali, questo libro ci ricorda che ogni vita ha dignità, anche la più anonima, anche la più fragile. Perché insegna a commuoversi senza vergogna. Quando “La Storia” uscì, come scritto più sopra, venne fortemente criticato, faceva piangere, era poco “politicamente corretto” per la sinistra degli anni Settanta. E anche oggi non è che le cose vadano molto meglio, mostrarsi emotivi è spesso visto come un segno di debolezza, Morante ci restituisce il diritto di piangere. Il suo è un realismo traumatico: non ti protegge, non ti prende per mano. Ti getta nel fango e ti dice: “Guarda. Soffri. E poi rialzati”. Penso che l’empatia non sia ingenuità. Commuoversi di fronte all’ingiustizia è il primo passo per volerla cambiare. Morante insegna che la sensibilità è una forza, non una debolezza. Perché insegna che l’innocenza esiste (ed è fragile). Il personaggio di Useppe, il bambino nato da uno stupro, è una delle creature più pure della letteratura italiana. Vede il mondo con occhi nuovi, senza le categorie degli adulti: non capisce il bene e il male, non capisce la guerra, non capisce l’odio. E proprio per questo viene schiacciato.

Oggi, in un mondo che brucia l’infanzia (guerre, povertà, violenze), Useppe è un monito. Ci ricorda che proteggere i più deboli non è un optional. È l’unica cosa che dà senso alla Storia. Non abituiamoci all’ingiustizia. Quando vediamo un bambino che soffre, un anziano lasciato solo, una persona fragile calpestata, ricordiamoci di Useppe. La civiltà si misura su come tratta i suoi ultimi.

Se c’è un insegnamento che ho tratto, fin dalla prima lettura del libro, oggi confermato alla rilettura per questa rubrica, è il seguente: “La Storia” insegna una verità scomoda ma liberatoria: non è necessario comprendere tutto per andare avanti. A volte si sopravvive semplicemente tenendo duro, un giorno dopo l’altro, come fa Ida con i suoi figli.

E mentre vedo immagini atroci (diverse da quelle descritte nel libro ma uguali nella brutalità), e ogni volta faccio fatica a credere che l’essere umano arrivi a tanta abiezione e che non abbia imparato nulla, penso che ‘La Storia‘ sia un antidoto. Non una cura. Ma qualcosa che ti impedisce di abbassare lo sguardo. E oggi, più che mai, abbiamo bisogno di berlo, questo antidoto. 

Dal libro vennero tratti due adattamenti televisivi a distanza di quasi quarant’anni l’uno dall’altro. Prima trasposizione (1986) La Storia – sceneggiato RAI in 3 puntate regia di Luigi Comencini, con Claudia Cardinale nei panni di Ida Ramunno. (disponibile su Raiplay). La seconda trasposizione (2024) La Storia – miniserie TV in 8 episodi con la regia di Francesca Archibugi, Con Jasmine Trinca come protagonista. (anche questo disponibile su Raiplay).

Trama

La quarta di copertina della prima edizione de di Elsa Morante (1974) recitava: «A questo romanzo – pensato e scritto in tre anni, dal 1971 al 1974 – e preceduto immediatamente da Il mondo salvato dai ragazzini (1966) che in qualche modo ne rappresenta l’ “apertura” – Elsa Morante consegna la massima esperienza della sua vita “dentro la Storia” quasi a spiegamento totale di tutte le sue precedenti esperienze narrative: da L’isola di Arturo (romanzo, 1957) a Menzogna e sortilegio (romanzo, 1948)».

Editore: ‎ Einaudi – Data di pubblicazione: ‎ 10 marzo 2014 – 1^ pubblicazione: Einaudi 1974 – pagine -704 ISBN-13 ‏: ‎ 978-8806219642

rilettura in edizione cartacea (Biblioteca civica Tartarotti)

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