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Stasera al cinema

Il Maestro
“Il film racconta due sconfitti che insieme, in un certo senso, vincono perché si incontrano e si aiutano l’uno con l’altro grazie allo sport”. Andrea Di Stefano

Data di uscita: giovedì 13 novembre 2025

Genere: drammatico

Anno: 2025

Paese: Italia

Durata: 125 minuti

Distribuzione: Vision Distribution

Regia: Andrea Di Stefano

Attori: Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Giovanni Ludeno, Dora Romano Valentina Bellè, Astrid Meloni, Chiara Bassermann, Paolo Briguglia, Roberto Zibetti, Edwige Fenech, Donatella Bartoli, Carlo Gallo, Fabrizio Careddu, Matilde Piana

Sceneggiatura: Andrea Di Stefano e Ludovica Rampoldi

Fotografia: Matteo Cocco

Montaggio: Giogiò Franchini

Costumi: Mariano Tufano

Musica : Bartosz Szpak

Il Maestro, il film diretto da Andrea Di Stefano, è ambientato nell’estate di fine anni Ottanta e racconta la storia di Felice (Tiziano Menichelli), un ragazzino di tredici anni, talento ancora acerbo del tennis con una pressione enorme sulle spalle, quella di un padre che ha investito tutto nei suoi successi futuri.
Dopo anni di allenamenti rigorosi, è arrivato il momento dei tornei nazionali. Per prepararlo, il padre lo affida a Raul Gatti (Pierfrancesco Favino), ex tennista con un ottavo di finale al Foro Italico, sbandierato come un trofeo. Raul è un uomo disilluso, con le ambizioni rimaste a metà strada e un presente fatto di rimpianti. Eppure, accetta l’incarico, forse per cercare una seconda occasione, forse solo per sfuggire a se stesso.
Inizia così un viaggio lungo la costa italiana, un’estate di trasferte tra campi assolati e stanze d’albergo, tra vittorie mancate, bugie e incontri bizzarri. Nel confronto serrato tra maestro e allievo, emergono fragilità e paure. Felice impara che non si gioca per compiacere gli altri, e Raul scopre che anche una carriera incompiuta può trovare senso nell’incontro con chi è pronto a credere ancora. Tra loro nasce un legame profondo e inatteso, fatto di scontri e complicità.
Un rapporto che li cambierà entrambi. Un racconto di formazione e riscatto, dove lo sport diventa specchio della vita, perché certe estati arrivano una volta sola e lasciano il segno per sempre.

Il film, che segna la seconda collaborazione tra il regista e Favino, (L’ultima notte di Amore nel 2023), è stato presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il film ha avuto una lunga gestazione, la prima versione della sceneggiatura ha visto la luce nel 2006 scritta a quattro mani con Ludovica Rampoldi. Il tennis è un argomento di forte attualità ai giorni nostri, il pubblico si è appassionato grazie ai campioni attuali come Jannik Sinner,  Jasmine Paolini,  Lorenzo Musetti e  Flavio Cobolli, ma chi si aspetta un film meramente sportivo sarà deluso da questa pellicola.

Il film è ambientato nell’Italia del 1989, ricostruisce il modo di vivere e di pensare dell’Italia dell’epoca con le sue colonne sonore e i valori da perseguire e trasmettere alle generazioni future.  Troviamo degli argomenti importanti,  lo sport è una metafora del percorso della vita, di come la si affronta, di come si cresce e dei legami che si creano, rapporti che aiutano il processo di maturazione, che possono diventare percorso di cura.

Partiamo con l’analisi del film attraverso la storia dei suoi personaggi principali, che sono tre.  La prima figura  è quella del padre Pietro, sposato con due figli. Egli crede spasmodicamente nelle capacità del figlio , nel suo talento e sa che con l’istruzione giusta un giorno il ragazzo diventerà un campione, non ci sono dubbi su questo. Studia pedissequamente la teoria del tennis, impostando un sistema ordinato e preciso di segnali a cui corrispondono azioni che il ragazzo deve mettere in campo. Per offrire le migliori possibilità di riuscita lavora senza sosta e obbliga la famiglia a rinunciare alle vacanze, allo scopo di assumere un maestro, ex tennista che ha il compito di accompagnare Felice durante le varie tappe del torneo. Il padre è una figura rigida, non riesce a discostarsi dal suo modello educativo e pretende assoluta aderenza al suo progetto di vita per il figlio. Il contrasto con una figura genitoriale così forte sarà inevitabile per uno percorso di maturazione e crescita.

La seconda è quella di Felice. Campioncino in erba, con grandi sogni di gloria, educato a seguire un preciso schema di allenamento giornaliero, che non lascia spazio al divertimento, alla socializzazione (“non mi interessano le ragazze”) la sua battuta “io mi diverto quando vinco” rende bene l’idea. Non vive lo sport con sentimento, ma come se fosse un computer programmato. Il percorso di crescita che vive con Raul è fondamentale. Viene a contatto con la fragilità umana, si rapporta con i sentimenti, scoprendo emozioni nuove. Il suo crescere cozzerà con l’educazione dei genitori, dovrà  imparare a capire cosa è davvero importante per lui, passaggio di crescita mai facile, che porta alla delusione e allo scontro con l’imprinting genitoriale.

Vorrei segnalare l’assoluta bravura di Tiziano Menichelli che interpreta Felice.  Mi ha colpito moltissimo la sua interpretazione, una capacità comunicativa assolutamente di rilievo, spero di ritrovarlo  al più presto in altre pellicole.

L’ultima è quella del Maestro Raul, interpretato da uno strepitoso Favino. Il tennista ha raggiunto nel passato un buon livello di fama, seduttore impenitente, si ritrova a dover sbarcare il lunario proponendosi come maestro di tennis. Le prime immagini lo mostrano in dimissione da un centro di cura per pazienti psichiatrici. Raul è un personaggio complesso, ha molte cose irrisolte nella sua vita. Il rapporto con Felice non sarà una sequenza di partite di tennis vinte, anzi. Il regista affronta il tema della sconfitta, come momenti inevitabili nella vita. Bisogna prenderne atto e capire come andare avanti. Il legame con il ragazzo sarà per un Raul un vero percorso terapeutico, si alternano momenti più leggeri e spensierati a momenti più drammatici e intensi.

Concludendo, ho trovato molto coinvolgente il film, che sa trattare argomenti importanti in modo appropriato, bellissima la fotografia e i tempi del montaggio che permettono allo spettatore di riflettere. Assolutamente in parte tutti gli attori, non ho rilevato nessuna nota stonata, e come dicevo già prima mi sono piaciuti particolarmente Menichelli e Favino. Il film vede anche la partecipazione di Edwige Fenech, che veste i panni di una fiamma di Raul e Dora Romano, ex maestra di tennis in lotta con importanti problemi di salute, ma ancora energica e in grado di adempiere al suo ruolo nei confronti di un allievo che non è riuscito nella vita.

Produzione: M

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