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Stasera al cinema

Hamnet – Nel nome del figlio
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Film Drammatico – Usa 2025 , durata 125 minuti Regia di Chloe Zao con Jessy Buckley,Paul Mescal,Emily Watson,Joe Alwyn, David Wilmot.

Titolo originale: Hamnet.

Il film Hamnet, diretto da Chloé Zhao, non è semplicemente un racconto biografico sulla vita di William Shakespeare. Piuttosto, è una meditazione intensa e poetica sul dolore della perdita e sul difficile processo umano di accettare l’assenza di chi abbiamo amato.

La storia prende spunto dalla morte del figlio di Shakespeare, Hamnet, ma il film non si concentra sulla figura pubblica del grande drammaturgo. Al centro della narrazione c’è invece il trauma familiare, la ferita invisibile che attraversa una casa dopo la perdita di un figlio. Il racconto diventa così un viaggio emotivo nel lutto, nella memoria e nella fragilità dell’essere umano.

Uno dei fili più profondi del film è il rapporto tra l’uomo e la dimensione naturale e primordiale dell’esistenza. Il dolore sembra chiedere all’essere umano di riconnettersi con un ordine più antico della vita, fatto di nascita, morte e trasformazione. Ma l’uomo fatica ad accettarlo: i ricordi non si spezzano, non si dissolvono. Al contrario, rafforzano quel legame invisibile con chi non c’è più, come un cordone ombelicale che continua a pulsare nel tempo. Questa fragilità non è solo debolezza: è la prova della nostra umanità.

Nel film emerge con grande forza la sensibilità della regista Chloé Zhao, che costruisce una narrazione delicata e quasi contemplativa. Il personaggio interpretato da Jessie Buckley è particolarmente intenso: la madre appare come una figura quasi arcaica, profondamente legata alla natura e alle forze primordiali della vita. In lei si percepisce un’energia ancestrale, come se fosse il ponte tra il mondo naturale e quello umano.

Accanto a lei, Paul Mescal restituisce un’immagine fragile e silenziosa dell’uomo-artista: una figura che non riesce a trovare parole per il proprio dolore e che finisce per rifugiarsi nell’arte. La scrittura diventa allora un gesto di sopravvivenza, un modo per trasformare la perdita in memoria e la memoria in creazione.

Le interpretazioni di Emily Watson e Joe Alwyn arricchiscono ulteriormente il film, contribuendo a costruire un’atmosfera intima, quasi sospesa, dove il tempo sembra rallentare e lasciare spazio alla riflessione.

Alla fine rimane il silenzio.

Un silenzio profondo, che riempie il vuoto lasciato dalla morte e che assume quasi una dimensione cosmica. In questo spazio sospeso nasce l’arte: non come soluzione al dolore, ma come un balsamo fragile e necessario.

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