Per la rubrica...

I maestri del giallo

FRANCES CRANE
Ti è piaciuto questo articolo? Faccelo sapere nei commenti….

Nata a Lawrenceville nell’Illinois il 27 ottobre 1890 e morta ad Albuquerque nel Nuovo Messico il 6 novembre 1981, Frances Kirkwood Crane è stata una scrittrice statunitense di romanzi polizieschi, attiva dagli anni ’40 del secolo scorso e molto nota ai lettori italiani degli anni Cinquanta. Proveniente da una famiglia ricca e istruita (la maggior parte dei suoi parenti maschi erano medici, e anche la zia Nancy aveva conseguito un master, cosa molto insolita per una donna di quell’epoca), si laureò con lode all’Università dell’Illinois, proseguì gli studi post-laurea all’Università di Chicago e successivamente sposò Ned Crane, un ricco dirigente pubblicitario. Durante il matrimonio la Crane pubblicò regolarmente articoli e racconti sul “New Yorker” (raccolti in volume nel 1932, The Tennessee Puppy), notevoli per l’umorismo asciutto e sofisticato.

 

Verso la fine degli anni Trenta viaggiò col marito in Europa e  trascorse un lungo periodo in Germania, dove continuò a scrivere vari racconti per “New Yorker”, “Harper’s Magazine” e “Harper’s Bazar”. In Germania, però, le sue opinioni liberali e la sua schiettezza la misero presto in contrasto con la crescente ondata di nazismo. Una volta fu rimproverata per avere ignorato un discorso di Hitler trasmesso dagli altoparlanti; in un’altra occasione cercò di convincere il personale di un ristorante antisemita di essere ebrea (la sua famiglia discendeva in realtà da presbiteriani scozzesi), finché fu espulsa dalla Gemania in seguito all’arresto della sua governante ebrea e del figlio di quest’ultima, presumibilmente per “crimini contro lo Stato”, e ai successivi articoli furiosi della Crane che denunciavano il regime nazista.

 

Tornata in patria, da poco divorziata e alla prese con le crescenti spese universitarie della sua unica figlia Nancy, la Crane, che aveva continuato a viaggiare per gli Stati Uniti, durante un soggiorno nel Nuovo Messico, assistette alla scena di un nativo americano senza un soldo che cercava di comprare un braccialetto in un negozio e trasse da ciò lo spunto per un romanzo, che il suo editore accettò di pubblicare a condizione che lo trasformasse in un giallo. Da tempo infatti i suoi vecchi scritti – delicate satire della cultura inglese – stavano passando di moda tra i lettori americani contemporanei. Nacque così, nel 1941, The Turquoise Shop (“Il negozio turchese”), che propose ai lettori una coppia investigativa avviata a un grande successo di pubblico: l’affascinante Pat Abbot e l’ingenua Jean Holly, provenienti dalla scena bohémien di San Francisco, lui pittore e detective privato, lei negoziante, destinati a innamorarsi in fretta e a sposarsi nel terzo di una serie complessiva di 26 romanzi, usciti tra il ’41 e il ’65.

 

The Turquoise Shop inaugura una tradizione che si rinnoverà costantemente nella scelta dei titoli dei romanzi in cui compare la coppia Abbot, quasi tutti dominati dalla presenza di un colore (portafortuna?), che riportiamo in esatto ordine cronologico per la verifica del lettore italiano interessato:

1) 1941, The Turquoise Shop (“Il negozio turchese”)

2) 1942, The Golden Box (“La scatola d’oro”)

3) 1942, The Yellow Violet (“La violetta gialla”)

4) 1943, The Pink Umbrella (“L’ombrello rosa”)

5) 1943, The Applegreen Cat (“Il gatto verde mela”)

6) 1944, The Amethyst Spectacles (“Gli occhiali d’ametista”)

7) 1945, The Indigo Necklace (“La collana indaco”)

8) 1946, The Cinnamon Murder (“L’omicidio della cannella”)

9) 1946, The Shocking Pink Hat (“Il cappello rosa shocking”)

10) 1947, Murder on the Purple Water (“Assassinio sulle acque viola”)

11) 1948, Black Cypress (“Cipresso nero”)

12) 1949, The Flying Red Horse (“Il cavallo rosso volante”)

13) 1950, The Daffodil Blonde (“La bionda narciso”)

14) 1951, Murder in Blue Street (“Omicidio in Blue Street”)

15) 1951, The Polkadot Murder (“L’omicidio a pois”)

16) 1953, Murder in Bright Red (“Assassinio in rosso acceso”)

17) 1953, 13 White Tulips (“13 tulipani bianchi”)

18) 1954, The Coral Princess Murders (“Gli omicidi della principessa Corallina”)

19) 1955, Death in Lilac Time (“Morte in tempo di lillà”)

20) 1956, Horror on the Ruby X (“Orrore sulla Ruby X”)

21) 1956, The Ultraviolet Widow (“La vedova ultravioletta”)

22) 1958, The Man in Gray (“L’uomo in grigio”)

23) 1959, The Buttercup Case (“Il caso Buttercup”)

24) 1960, Death-Wish Green (“Un desiderio verde di morte”)

25) 1962,  The Amber Eyes (“Gli occhi d’ambra”)

26) 1965, Body Beneath a Mandarin Tree (“Un corpo sotto un albero di mandarino”).

 

Ma quanti di questi gialli, con Pat e Jean Abbot, risultano pubblicati in italiano? Meno della metà: soltanto dieci, tutti editi nella collana del Giallo Mondadori, GM (uno anche nei Classici del Giallo, CGM) e tutti nel decennio 1953-63, a segnalare una fioritura notevole ma concentrata in un momento storico preciso (e quindi datato):

1) L’ombrellone rosa, GM n. 167, 1952; poi CGM, n. 270, 1977;

2) Il delitto ci segue, GM n. 217, 1953;

3) L’assassino ha fretta, GM n. 359, 1955;

4) 13 tulipani bianchi, GM n. 402, 1956;

5) Mauser & Colt, GM n. 439, 1957;

6) Notte di sterminio, GM n. 479, 1958;

7) Oro torbido, GM n. 546, 1959;

8) Whisky e cianuro, GM n. 563, 1959;

9) Segugio in vacanza, GM n. 749, 1963;

10) Il delitto non paga, GM n. 765, 1963.

 

Va ricordato infine che il solo Whisky e cianuro, col titolo Cianuro di sera, ci risulta edito senza data da un’effimera casa editrice milanese, nei Gialli Giumar, volume 5, e l’ultimo giallo della Crane, fuori da ogni serie, Worse Than a Crime del 1968, venne ripreso in extremis da Mondadori (Peggio di un delitto, GM n. 1147, 1971).

 

Tutte le trame dei gialli della Crane riguardano contesti e ambienti ragionevolmente “normali” e quasi familiari. Nel romanzo d’esordio, The Turquoise Shop, l’arrivo di una ricca straniera dall’Est è sufficiente a scatenare i pettegolezzi di una cittadina del Nuovo Messico. Benché Mona Brandon si sia trasferita lì qualche anno prima, continuano a circolare voci sul suo denaro, sulla sua influenza e – quando nel deserto vicino viene ritrovato un cadavere che potrebbe essere quello di suo marito – sul suo passato segreto e sospetto. Jean Holly assiste in prima fila a tutte queste insinuazioni dal bancone del suo negozio di gioielli e opere d’arte locale, soprattutto dopo che la sua  conoscenza con Pat Abbot, il detective che indaga sul presunto omicidio, si trasforma in una storia d’amore, e i due hanno tutto ciò che serve per risolvere il mistero grazie all’intelligenza  deduttiva di lui e alla conoscenza del territorio di lei. Ma riusciranno a mettere insieme i pezzi e a scoprire cosa è successo prima che l’assassino torni?

 

Il terzo romanzo della serie, The Yellow Violet, si svolge nelle prime settimane del secondo conflitto mondiale, quando le donne indossavano corsetti e tutti fumavano. Quando un collega di Pat viene assassinato nel suo ufficio e l’unico indizio è una violetta gialla, Pat torna a casa a San Francisco, a poche ore dal matrimonio con Jean Holly. Casualmente una splendida artista spagnola, fuggita dalla guerra civile nel suo Paese e famosa per la sua violetta gialla, è in tournée in città con la madre, il suo manager e un bassotto di nome Pancho. Se poi si aggiungono un paio di fascisti italiani (che per Pat “non sono bravi a combattere, ma sanno come spiare”), i problemi non mancano di certo per mandare a monte un matrimonio appena celebrato…

 

Ne L’ombrellone rosa dell’anno seguente, invece, Pat Abbot ha messo in pausa la sua carriera di investigatore privato per servire il suo Paese nella seconda guerra mondiale come marine. Attualmente, però, si sta godendo una breve luna di miele a New York con la sua adorata mogliettina Jean. Tuttavia, a causa del conflitto, molti dei suoi vecchi amici stanno tornando a malincuore da Parigi, e uno di loro all’improvviso è sospettato di omicidio. Per quanto né Pat né Jean nutrano una particolare simpatia per la comunità di espatriati nel suo complesso (e lei, in più, prova una certa antipatia per una donna divorziata che il marito sembra ammirare), Pat crede che l’accusato del delitto sia una  brava persona e intende contribuire alle indagini per smascherare il vero colpevole.

 

Quali sono, in sintesi, le caratteristiche peculiari – stilistiche e di genere – di Frances Crane? Va detto che, nella sua carriera ultra-ventennale, lei appare transitata dalle convenzioni della tarda Golden Age del Giallo (con la nota impostazione If Only Had I Known, “Se solo avessi saputo”) alla periferia del romanzo poliziesco moderno. Nei suoi romanzi la voce femminile di Jean Holly poi Abbot narra la storia, mentre il marito Pat opera in silenzio. Sebbene vivano a San Francisco, molti dei loro casi si svolgono durante le loro vacanze, e di fatto le indagini risultano spesso diari di viaggio. L’omicidio avviene di solito fuori di scena e Jean viene coinvolta; Pat alla fine cattura il colpevole e spiega come e perché è avvenuto il delitto. La sua soluzione si basa in gran parte su elementi appresi o discussi da Jean, ma il processo logico per scoprire l’identità dell’assassino non viene rivelato. L’espediente narrativo “Se solo avessi saputo”, finalizzato a creare suspense, appare finalmente abbandonato al termine degli anni ’50, anche a vantaggio di argomenti e temi più attuali e contemporanei. Se è vero che spie, agenti segreti o gangster della malavita organizzata si confermano vaghi o rari, è altrettanto vero che la Crane introduce droghe in The Coral Princess Murders e in Death-Wish Green, o una bambina con disabilità intellettiva (la vittima) in The Amber Eyes (Il delitto non paga, in edizione italiana).

 

Tutto sommato, però, l’architettura delle  trame della Crane non può non apparire oggi piuttosto stereotipata. I suoi gialli spesso catapultano il lettore ex abrupto nel mezzo di una situazione, per poi tornare indietro e mostrare come gli Abbot vi si siano ritrovati coinvolti. Una grande famiglia eccentrica o un gruppo affiatato costituiscono la lista dei sospettati, sovente non chiaramente distinguibili. Talvolta c’è anche una coppia di giovani amanti verso cui Jean prova simpatia, anche se almeno uno dei due si comporta in modo sospetto: Pat sembra accettarli senza riserve, costringendo Jean a omettere alcune informazioni compromettenti. Nei primi libri, infine, Jean è un personaggio di spicco, dallo stile narrante quasi colloquiale, con descrizioni dettagliate di abiti e trucco; in seguito appare principalmente come un’osservatrice.

 

In conclusione, la Crane ci pare aver raggiunto la popolarità tra i giallisti del suo tempo grazie all’impiego di temi familiari, presentando una serie di mysteries leggeri e non impegnativi, in cui tutti i fili della trama vengono ordinatamente sciolti alla fine di ogni libro. L’opera della Crane, in definitiva, si conferma una testimonianza ormai datata di un’epoca e di un certo tipo di letteratura poliziesca, consegnata alla storia del genere ma lontana da altri vertici artistici che abbiamo apprezzato da lettori.

Dalla stessa rubrica...
lguicciardi
DORIS MILES DISNEY

Nata a Glastonbury, nel Connecticut, il 22 dicembre 1907 e morta a Fredericksburg, in Virginia, il 9 marzo 1976, la giallista americana Doris Miles frequentò

Leggi Tutto »
lguicciardi
PIERRE MAGNAN

Lo scrittore che presentiamo stavolta è nato il 19 settembre 1922 a Manosque, nella regione montuosa fra la Provenza e la Savoia, e sostanzialmente ha

Leggi Tutto »
lguicciardi
PHILIP MacDONALD

Philip MacDonald (da non confondere col più giovane, e americano, Ross MacDonald, padre narrativo del detective privato Lew Archer), nipote del teologo e poeta George

Leggi Tutto »

Lascia un commento

Aggiungi qui il testo dell’intestazione