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Ogni antologia porta con sé il rischio implicito della disomogeneità. Ombre viola nei recessi dell’anima, terza raccolta del Concorso Letterario Nazionale Gialli Crime, della varietà ne fa invece il suo punto forte.
Si spazia dal noir sentimentale alla commedia scolastica con venature di camorra, dal giallo storico della Napoli di fine Ottocento al procedurale di spionaggio ai tempi della Stasi, fino a due racconti costruiti attorno a commissari di lungo corso.
Ciò che tiene tutto insieme è provare a comunicare qualcosa in più sul rimorso, sulla vendetta, sulla memoria.
Il volume si apre con il rifiuto della risoluzione. Irma Abate, in Máire Lich, costruisce infatti un racconto in cui il giallo non serve a svelare la verità bensì a mostrare come un uomo possa proteggerla dall’oblio, anche a costo della propria integrità professionale.
Con Marco Aluzzi si cambia passo. In 48 Ore, l’autore sceglie il ritmo della corsa contro il tempo dentro una storia che non ha paura di cedere all’ umorismo, cosicché la tensione, quando arriva, colpisce anche di più.
Maggiormente audace, sul piano stilistico, è Fuochi d’artificio, di Cristina Biolcati e Paolo Barletta. Un racconto dalla coscienza del protagonista, un ex malavitoso riconvertito, con un espediente che regge fino in fondo, preparando un colpo di scena sull’identità della vittima che dà pieno senso al titolo.
Maria Loreta Chieffo firma il racconto più sorprendente per l’equilibrio del tono. Operazione Super Santos incastra una commedia scolastica dentro un’indagine di camorra su un boss latitante. L’idea che tiene insieme i due piani è tanto semplice quanto ingegnosa, trasforma un semplice dettaglio in una chiave di volta investigativa.
Con Ottavio Costa la raccolta compie un ulteriore salto, indietro fino alla Napoli a cavallo tra Otto e Novecento. Je t’aime toujours. La morte ai tempi dell’amour fou intreccia liberamente episodi reali in “una storia quasi vera” con tono da meloframma, coerente con l’epoca evocata e un colpo di scena finale che attraversa una generazione.
Originale l’idea di Giuseppe Farese in Tocchi d’intesa, che trasforma un gioco da tavolo per ragazzini nello strumento operativo di un intrigo da Guerra Fredda, un tipo di intuizione che resta impressa anche dopo aver richiuso il libro.
Giovanni Taranto, ci offre invece il congegno investigativo più elegante della raccolta con La vendetta è un piatto che va servito freddo, racconto nel quale il titolo smette di essere un modo di dire e diventa la descrizione letterale dell’arma del delitto, una soluzione da manuale del giallo puro.
A chiudere, Giancarlo Vitagliano sceglie un registro intimo e moralmente scomodo. Il giuramento segue un medico costretto, da una faida di camorra, a scegliere chi accusare per salvare la propria vita, e la propria coscienza. Il vero pregio del racconto è il finale, che nega al protagonista (e al lettore) la soddisfazione morale che sembrava essersi guadagnato.
Tirando le somme, Ombre viola nei recessi dell’anima contiene racconti, ognuno portatore di un’idea forte e riconoscibile, un espediente narrativo, un meccanismo, un’ambientazione insolita, che resta impressa anche a distanza di pagine, offrendo molto soprattutto a chi ama il giallo come laboratorio di forme.

