Nobody’s girl
Il memoir di Virginia Roberts Giuffre: la donna che ha osato sfidare Jeffrey Epstein raccontando la sua verità. Virginia Roberts Giuffre è nota come la vittima di Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell che dopo anni di ripetuti abusi ha deciso di parlare del suo passato e ha contribuito alla condanna di entrambi. È la ragazza ritratta con il principe Andrew in una foto che ha fatto il giro del mondo. Ma la sua storia finora non era mai stata raccontata tutta per intero, non con le sue parole. Nell’aprile 2025 Giuffre si è tolta la vita. Ha lasciato un memoir scritto nel corso degli ultimi anni di vita e la disposizione di pubblicarlo. Nobody’s Girl è il racconto potente e spietato della vita di una ragazza cresciuta fra straordinarie difficoltà, il resoconto del tempo passato con Epstein e Maxwell, che hanno ceduto lei e altre ragazze come merce a un gran numero di uomini potenti. Le molestie subìte da bambina, l’adolescenza complicata, e poi, a diciannove anni, la fuga dal controllo di Epstein e Maxwell e una nuova vita: questa la sua storia. Il peso di quel passato incancellabile ha indotto Giuffre a trovare il coraggio di accusare i due e di scendere in campo a favore di altre vittime. Le pagine di Nobody’s Girl sono un’affermazione della volontà incrollabile di Giuffre di uscire dalla condizione di vittima, di far luce sugli abusi subiti e di lottare per un mondo più sicuro e più giusto.
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Per un bambino l’appartenenza è un elemento vitale, cruciale per la sua serenità, per la creazione della propria identità, cioè sapere che ci sono un padre o una madre, un parente, un qualsiasi adulto al quale si “appartiene”, che si prenderà cura di te, per il quale sei importante e hai valore.

Per questo l’immagine di Virginia Roberts, dodicenne, in lacrime, ferita nel corpo e nell’anima, sola e rannicchiata su un marciapiede, la “nobody’s girl”, cioè la ragazzina di nessuno del libro, che si chiede se mai conterà qualcosa per qualcuno, mi ha commossa fino alle lacrime.

La prima parte del memoriale di “Nobody’s girl” è particolarmente dura da digerire e potrebbe paragonarsi tranquillamente al romanzo “Justine” del Marchese De Sade, uscito nel 1791, nel quale ogni senso morale è sovvertito, capovolto. La descrizione dell’innocenza della protagonista, violata in età tenerissima da un padre squilibrato ed ignorante, ma ancora più calpestata da una madre che sa ma finge di non sapere, riversando in seguito il senso di colpa in molteplici forme di odio e vessazione contro la propria bambina, è una lettura ai limiti della sopportazione.

Consapevole di presentare scenari insostenibili a un cuore umano, la stessa Virginia esorta il lettore a proseguire, lo prega di non scoraggiarsi, di andare lo stesso avanti.

Virginia Roberts Giuffrè è già morta quando “Nobody’s girl” è stato pubblicato: probabilmente, ma senza certezza assoluta, si è uccisa. Le certezze sui suicidi, sulle sparizioni, sulle morti, in un contesto come questo, non sono mai assolute, perché entrano in gioco forze politiche ed economiche così grandi, da poter esercitare il loro volere su ogni cosa, o quasi. Non sulla volontà di questa ragazza di raccontare la verità, nel suo desiderio spasmodico di vedere i colpevoli, tutti i colpevoli, puniti.

Dopo un’infanzia iniziata bene, ma distrutta dalla malvagità di coloro che più avrebbero dovuto prendersi cura di lei, Virginia, una bellissima ragazzina snella e bionda, diventa oggetto di predazione per qualunque malintenzionato. Non ha nessuno a difenderla e, cosa che più conta, non crede di meritare nulla, si sente svalutata, ha interiorizzato la mancanza di stima, di cura e di amore.

In questo contesto, nel momento in cui viene a contatto con la coppia diabolica Jeffrey Epstein, il finanziere miliardario, e la sua complice e sodale, Ghislaine Maxwell, rampolla di una ricchissima famiglia inglese, non è capace di fuggire lontano. Anzi, le attenzioni, le lodi di cui la fanno oggetto e l’interesse che la coppia ha per lei, appena sedicenne, la lusingano, la fanno sentire importante, per la prima volta, per qualcuno. Realizzerà tardi che il loro interesse è puramente venatorio, commerciale. Virginia, detta Jenna, non è altro che carne da macello, un altro trofeo nella collezione di minorenni e adolescenti di Epstein.

La seconda parte del libro si dedica al loro incontro, a ciò che ne conseguirà e al bizzarro e surreale mondo nel quale Jenna viene catapultata. La ragazza tenta un’analisi delle inquietanti personalità dei due malfattori, ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti, tra i tanti, del libro. Chi erano quei due? Perché lo hanno fatto? Jeffrey Epstein si presenta come un narcisista assoluto, dedito al culto della propria personalità. Figlio di un giardiniere e di una casalinga, mantiene il riserbo assoluto sul suo passato. Soffre di una dipendenza dal sesso, è privo di empatia, del tutto egoista e ama le ragazze molto giovani, se ne fa un vanto. Reputandosi intelligentissimo (non ha neppure finito l’Università ma è riuscito lo stesso ad insegnare come professore in atenei prestigiosi), e così potente e ricco da essere al di sopra della legge e della morale, sostiene che nel momento in cui ha il primo ciclo mestruale, qualsiasi undicenne o dodicenne sia già una donna con la quale è lecito avere rapporti. Più sono giovani e più gli piacciono e ne “consuma” diverse al giorno. La sua procacciatrice è una delle sue fidanzate, Ghislaine Maxwell, che grazie alle sue conoscenze altolocate gli ha permesso contatti ad altissimo livello: presidenti, CEO, politici, nobiltà. Lei gode del tenore di vita principesco che lui le consente e che la Maxwell ritiene di meritare, ed in compenso si adopera per procacciargli vittime da far prostituire. Le ragazze, tutte belle, adolescenti, prese per la strada oppure attraverso agenzie compiacenti per modelle, servono a Epstein per creare un serraglio da offrire ai suoi ricchissimi amici, uomini privilegiati al di sopra della legge, in un sistema tossico e maschilista nel quale l’intellettuale, l’attore famoso, l’industriale o il politico di turno possono servirsi a loro piacere. Epstein però filma, registra e fotografa ogni cosa, creando un patrimonio di materiale da ricatto che gli permetterà di arrivare dove vuole, in un’escalation di favori, aiuti reciproci, regali. Tra i regali ci sono anche gli esseri umani, che spesso portano l’apparecchio per i denti e vanno a scuola.

La narrazione di Jenna ci porta in un mondo inimmaginabile ai comuni mortali, fatto di Jet privati arredati con tappeti persiani, ville immense e appartamenti sparsi ai quattro angoli del mondo, costruiti dai più famosi architetti, con tocchi eccentrici ed orrorifici, come il corrimano di una scala decorato con centinaia di occhi o sale di marmo nero con alle pareti appesi arazzi che raffigurano scene violente. E’ chiaro, dai suoi gusti artistici e sessuali che quel che dona soddisfazione ed eccitazione a Jeffrey Epstein sia la corruzione dell’innocenza, la sua perversione. Le ragazze devono essere minorenni, ma anche semplici, delicate, ingenue, e soprattutto: vulnerabili.

Il libro prosegue facendo nomi, elencando luoghi, date. Il lettore non smette di stupirsi, e viene voglia di sottolineare, annotare nomi, coincidenze. Si ha l’impressione che, unendo con il tracciato di una penna tutti questi puntini, si arrivi a delineare qualcosa di mostruoso, eppure logico, sensato, un autentico piano. Epstein ama frequentare le menti migliori di ogni nazione, delira di voler creare il super uomo, mescolando il proprio codice genetico a quello di personalità di spicco, le migliori nel campo dell’arte, della musica, della fisica. E lo fa. Lo fa. Il pensiero corre ai piani di eugenetica nazisti, ed Epstein e la Maxwell sono ebrei. Epstein si vanta di rappresentare la famiglia Rothschild, i più potenti banchieri del mondo. Ma lasciamo le ipotesi nelle mani del lettore, la cui immaginazione può spaziare in lungo e in largo, e che non si annoierà un istante nel corso di questo memoriale.

Jenna alterna i ricordi, con sapienza narrativa, anche i più dolorosi, a quelli felici della sua attuale famiglia, al marito, ai tre figli, alla speranza di felicità e all’amore per gli animali.

Ma come nel più fatale dei romanzi, il passato implacabile la insegue, la riprende, la riporta via. Più si affanna in tentativi di riconciliazione e perdono, ricercando pace e amore proprio nella famiglia, con una ostinazione vicina alla cecità che suscita tenerezza ma anche rabbia, e più tutto le si ritorce contro, con crolli economici, malattie e persecuzioni misteriose.

Jenna aveva tentato il suicidio, è vero, ma aveva anche scritto che se le fosse accaduto qualcosa, non sarebbe stato un incidente e più volte, nel corso degli ultimi anni, lei e la sua famiglia erano stati minacciati di morte e costretti a nascondersi.

Consigliando caldamente la lettura di questo libro, che è una testimonianza umana disperata e sincera, un trattato di psicologia, un romanzo giallo, una spy story delle più nere, pensiamo sia giusto concludere con le parole della stessa Jenna, Virginia Roberts Giuffrè:

Spero in un mondo in cui i predatori vengano puniti, non protetti; in cui le vittime vengano trattate con compassione, non denigrate; e in cui i potenti affrontino le stesse conseguenze di chiunque altro”.

Questo mondo, leggendo “Nobody’s girl” non appartiene ancora al nostro presente

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