Recensione a cura di Alberto Gallo
C’è un estraneo tra noi.
Sembra una frase fatta, eppure è proprio ciò che succede alla protagonista de L’ultima essenza, l’ispettrice Sonia Valentini, nata dalla penna di Maria B. Rosso – Golem.
Risvegliatasi a seguito di un incidente, scopre che il suo corpo è cambiato: una lunga cicatrice corre, infatti, dallo sterno al pube. E come se non bastasse, le sue funzioni digestive sono state dirottate verso un sacchetto esterno che sarà suo “fedele” compagno per i giorni a venire.
Uno scomodo inquilino, aggrappato quasi all’ombelico, appendice di plastica.
Sonia non molla. Non è nella sua indole.
Pronta a farsi carico di questa necessaria menomazione, e soprattutto non disposta a fare la vittima, si consulta con il suo medico e decide di affrontare un lungo viaggio – perfetta metafora di quello esistenziale – mettendosi oltremodo alla prova: l’attende un cammino di fede, sudore e sforzi di volontà sulla tratta della Via Francigena che la porterà fino a Roma, caput mundi ma anche luogo di riscatto, di redenzione personale. Luogo di nuovi inizi.
Alla faccia del medico che le aveva consigliato “almeno mezz’ora di camminata moderata” al giorno, Sonia affronterà via via più allenata e decisa ben 10 chilometri die, legando con un’anima affine, Federica impegnata nel cammino fisico e interiore per onorare un voto: la guarigione del figlio malato.
Ma il dovere e le nostalgie degli amici, più o meno cari, chiamano e richiamano a casa.
Il pensiero viene diretto vero un nuovo caso affidato al socio di sempre Sergio Agosti, che ha smesso di fumare da poco, ed era poco incline a concedere le ferie a Sonia, appena rientrata dal congedo per malattia.
L’ispettrice sarà messa a parte dell’indagine da un messaggio inviato in extremis, proprio da Agosti che finirà in rianimazione, prima, e poi stroncato da un problema circolatorio.
La morte di una nota stilista ecclesiastica, in seguito a un’intossicazione alimentare, creerà sospetti, ricerche, colpi di scena in una narrazione veloce, fluida fatta per piccole tappe che molto ricordano la lunga, faticosa marcia della protagonista per la riconquista del sé.
Scritto con la sola “intelligenza naturale” come spiritosamente l’Autrice ci dice, l’Opera ha un piglio colloquiale, diretto, ma non superficiale.
Difficile non affezionarsi alla protagonista, al suo “problema” metafora di ogni guaio che inaspettatamente cambia la vita.
Inserito nella collana Le vespe, “L’ultima essenza” di Maria B. Rosso è una storia profonda che però non si lascia andare al vittimismo: giammai!
Trasuda, infatti, da ogni pagina, da ogni virgolettato una grande e inaffondabile forza d’animo.
Quella marcia in più che permette di scalare le montagne, superare gli ostacoli senza mai piangersi addosso.
E in tutto questo l’investigazione prosegue, sempre con suspence calibrata, condita di sottile ironia.
Una lettura da centellinare.

