Recensione a cura di Marika Campeti
Se cercate un romanzo capace di portarvi davvero in viaggio quest’estate, L’isola degli inganni è la scelta perfetta.
Fin dalla prima pagina sono letteralmente sbarcata a Filicudi insieme a Ilia Moncada. Non sono mai stata su quest’isola, eppure Maria Elisa Aloisi è riuscita a farmela vivere come se camminassi davvero tra le sue strade, respirando il vento, osservando il mare e lasciandomi avvolgere dalla sua atmosfera.
Ma non aspettatevi l’immagine da cartolina di un’isola felice, fatta soltanto di acque cristalline e spiagge tranquille. Siamo in un giallo, e Filicudi diventa fin da subito un personaggio della storia. Un’isola che inganna, proprio come suggerisce il titolo. Tra le sue pagine non si è mai del tutto certi di ciò che è vero e di ciò che è soltanto apparenza, e questa sottile inquietudine accompagna tutta la lettura.
Mi è piaciuto molto l’inserimento accanto alla trama gialla di alcune note di folklore popolare. Le leggende, la notte di San Giovanni, il pane nero di segale cornuta, le streghe che qualcuno giura di aver visto volare: sono elementi che arricchiscono la narrazione senza risultare artificiosi, anzi contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, dove il confine tra superstizione e realtà si confonde.
Ilia Moncada è un personaggio che ho amato nei romanzi precedenti e ritrovarla qui è stato come incontrare una vecchia amica. Ferita, insicura, a tratti perfino buffa con le sue ansie, ma proprio per questo incredibilmente autentica. È uno di quei personaggi che restano impressi perché non rincorrono il modello della protagonista perfetta, invincibile e sempre un passo avanti a tutti. Ilia sbaglia, ha paura, vacilla, e proprio nelle sue fragilità trova la sua forza. È una donna vera, con luci e ombre, e credo che sia questo a renderla così facile da amare.
C’è poi un aspetto originale che mi ha divertita e ho apprezzato. Questo romanzo mi ha fatto tornare giovane. Mi ha riportata a quella stagione della vita appena dopo l’adolescenza, quando sembrava che il mondo ruotasse intorno a noi e alle nostre amicizie. È una parte dell’esistenza che spesso noi adulti dimentichiamo, e ritrovarla tra queste pagine è stato un bel tuffo nel passato. Le ragazze che popolano Filicudi sono libere, disinvolte, piene di vita, e l’autrice riesce a restituire quella leggerezza con sguardo sincero, senza nostalgia forzata e con dialoghi veritieri e snelli. Accanto a questa leggerezza, però, la scure si abbatte all’improvviso tra le pagine, lasciando il lettore sgomento. Maria Elisa Aloisi dimostra una notevole capacità nel condurre chi legge dal sorriso alla ferita, dal vento tra i capelli all’amaro in bocca, dalla trasparenza al senso acuto di impotenza. L’isola degli inganni è un giallo costruito con equilibrio, dove il mistero convive con l’ambientazione, il folklore e l’umanità dei personaggi. E quando si arriva all’ultima pagina, si ha la sensazione di lasciare davvero un’isola che, nel bene e nel male, è entrata nel cuore.

