Genere:
LA RAGAZZINA RAGNO
C’è una ragazzina che domina il suo mondo domestico come una sovrana dispotica: ordina e stabilisce regole, impone il proprio volere, allunga le zampe come un ragno al centro di una delicatissima ragnatela. Gestisce qualcosa di troppo grande per lei. E viene uccisa, per questo. C’è un ragazzo muto, che però ascolta e vede quello che accade intorno a lui: a volte troppo, e questo potrebbe costargli molto. C’è una famiglia disgregata, fatta da individui soli, compressi nel proprio piccolo universo di minuscoli piaceri e di grette soddisfazioni. C’è una donna che sente forte la necessità di correre in aiuto di chi ha bisogno, che chiama a sé un anziano commissario in pensione affinché insieme possano spiegare una morte iniqua. C’è tanto da capire di una giovane vita spezzata. Più complessa, più adulta, più sporca di quanto dovesse essere. Ingiusta. Come la vita sa essere, a volte.
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Recensione a cura di Manuela Fontenova

“Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”.

Ho pensato a lungo come iniziare a parlarvi delle mie sensazioni sul nuovo romanzo di Letizia Vicidomini. I temi toccati sono attuali e scottanti, difficili da argomentare senza cadere nella banalità e nel giudizio. Leggendo la storia di Maya e di tutto il microcosmo che le ruota attorno ho però sempre sentito latente quel filo di disagio che affonda le radici nel primordiale luogo di formazione di ognuno di noi: la famiglia. Nessun personaggio qui è avulso dal contesto famigliare, nel bene o nel male le azioni di ognuno derivano dalle dinamiche casalinghe. L’incipit di Anna Karenina (abusato lo so, trito e ritrito) mi ha nuovamente dato l’input che cercavo.

Ci sono le famiglie in questa storia: la famiglia Musella, tenuta in scacco dalla figlia quindicenne Maya, una bellissima e pericolosissima adolescente, Una ragazzina ragno come recita il titolo, che tesse la ragnatela del suo potere senza curarsi di chi, inevitabilmente ne rimarrà imprigionato. I genitori che non vedono o non vogliono vedere, persi nell’infelicità di aspettative disattese.

La famiglia di Demetrio, Demo per tutti, ridotta a una madre apprensiva e incapace di comprendere quel figlio così diverso: muto ma con un mondo di parole che scalpitano per uscire.

C’è la famiglia di Rita, forse la più sana, felice, “normale”, ma sarà vero?

Ecco Anna che piacevolmente ritroviamo alle prese con il lavoro in tribunale, due figlie sulla soglia dell’adolescenza e un matrimonio in pericolo.

Ultimo, ma non meno importante, Andrea Martino, commissario di polizia in pensione che torna a scaldarci il cuore con la sua grande sensibilità. Andrea e la sua famiglia piena di amore ma segnata da un dolore che mai troverà pace: la perdita di un figlio.

Quando Maya viene trovata morta nella vasca da bagno della sua casa, la ragnatela che lega indissolubilmente personaggi e famiglie, si modifica, si stringe, qualche filo si spezza, qualche preda viene mangiata e altre finalmente si liberano.

Le storie di Letizia sono così ricche di sentimenti che raccontarne la trama è sempre rischioso, perché oggettivamente le riflessioni che suscitano, le sensazioni che accompagnano il lettore sono una successione di picchi di tensione e commozione tale da non trovare spazio tra le semplici parole di un sunto.

La ragazzina ragno è la storia di un’adolescenza violata dai tempi, derubata dell’ingenuità del crescere passo dopo passo

“Chissà se quella ragazzina morta aveva cominciato a formare la propria anima o se invece sarebbe invecchiata amando solo il riflesso di sé stessa nello specchio, immune a qualunque senso di responsabilità”.

Ma è anche una storia di rinascita, di seconde possibilità

“Ogni cosa acquista un colore differente, più vivido; sparito il peso che curvava la schiena si sta di nuovo dritti, come lance puntate verso il cielo”.

“Una morte, a volte, può portare una vita migliore”.

Mi piace spendere due parole però sul mio personaggio preferito, Andrea Martino: anni di servizio non hanno scalfito la bontà d’animo che sempre lo accompagna, nonostante le quotidiane brutture affrontate nel corso della carriera, la cattiveria umana e le sue scellerate conseguenze, il mio amato commissario non ha perso la sua umanità e la sensibilità di accostarsi alle vite altrui con delicatezza. Forse i racconti delle cene, dell’amore riversato nella cucina (costante nei meravigliosi romanzi di Letizia), sono i miei momenti preferiti, ed è proprio in quei capitoli che la bravura dell’autrice sfiora cime altissime nella capacità di dare vita ai suoi personaggi, rendendoli veritieri: li immaginiamo fatti di carne e sogni, di pulsazioni e sentimenti, sono con noi nel libro e fuori dalla lettura.

Quando si segue con passione un autore, l’arrivo di un nuovo romanzo è sempre accolto con gioia, ma anche con grandi aspettative: ritroverò lo stesso pathos, la stessa emozione? Sì, nel caso dei romanzi di Letizia Vicidomini, la riposta è senza dubbio di sì. Si sente il lavoro, la passione e l’impegno per fare sempre di più, per affinare la tecnica, armonizzare la sintassi, arricchire la costruzione della storia. Letizia supera sé stessa ogni volta raggiungendo con eleganza e dolcezza il cuore del lettore, ma visita anche le sue paure con le trame e gli elementi thriller che rendono ogni romanzo un meraviglioso microcosmo tutto da scoprire.

Meravigliosa Letizia Vicidomini, siamo qui per leggerti ancora, e ancora…

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