La priora
Granada, 1585. Il corpo nudo e sfigurato di un uomo morente viene ritrovato nel chiostro del convento delle carmelitane scalze. Prima dell’ultimo respiro, l’uomo pronuncia solo poche parole: «Gli smeraldi volanti». Per la priora Ana de Jesús è l’inizio di un incubo che minaccia non solo la pace delle sue sorelle, ma l’intera riforma avviata da santa Teresa d’Avila, la sua maestra. Ana deve indagare. Ma i cadaveri aumentano e l’intrigo si complica, tra passioni proibite, sospetti, rivalità e antiche ferite lasciate dalla repressione dei moriscos. Il pericolo va ben oltre lo scandalo che potrebbe travolgere l’ordine. Ne La priora, Susana Martín Gijón, regina del thriller storico spagnolo, intreccia magistralmente mistero e affresco politico sullo sfondo di una Granada cupa e sensuale in cui fede e potere, desiderio e colpa, santità e violenza si confondono, e traccia indelebili ritratti di personaggi reali (giganteggia la figura della priora, ma al suo fianco spiccano i diversi temperamenti di san Giovanni della Croce e Juan Latino) e di fantasia, tutti vivissimi e memorabili all’interno di un maestoso romanzo corale.
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felix77
Penna Leggendaria
Dario Brunetti
Vivo a Palese frazione di Bari e lavoro in un’importante società di assicurazioni, occupandomi del ramo sinistri Collaboro da più di quattro anni per tre blog letterari Giallo e cucina, Un libro di emozioni e la gilda dei lettori, scrivendo recensioni e intervistando autori. Da agosto del 2021 ho condiviso un progetto letterario con undici autrici italiane che si sono contraddistinte nel corso degli anni nel panorama letterario Si tratta di un’antologia di racconti dal titolo Noir in abito da sera uscito per la Damster edizioni di Bologna. Da curatore dell’antologia ho dato ampio spazio alle autrici di decidere quali vesti far ricoprire la figura della donna cercando di darle maggiore risalto nel bene o nel male: da commissario di polizia o investigatrice, vittima o carnefice. Con la Damster edizioni nelle persone di Katia Brentani e Massimo Casarini abbiamo deciso di devolvere parte del ricavato alla Sos Violenza contro le donne di Bologna. L’antologia è stata presentata nel suo giorno di uscita nel Maggio 2022 nell’evento Giallo Festival, dove hanno partecipato con me quattro autrici dell’antologia e ha presenziato la presidente dell’associazione violenza contro le donne di Bologna nella persona di Francesca Chiaravallotti che insieme a Valentina Ferri ne ha curato la prefazione. L’altra prefazione è stata curata da me con l’introduzione dell’antologia. Nel settembre del 2023 è uscita sempre per la Damster è la mia seconda antologia di racconti condivisa con diciotto autori/trici emiliani dal titolo Sound Crime della quale sono curatore; ho scritto una delle due prefazioni, la seconda è a cura del bassista Massimo Ghiacci dei Modena City Ramblers.

Recensione a cura di Dario Brunetti

Susana Martín Gijón è una scrittrice spagnola che nel corso degli anni si è contraddistinta per la serie poliziesca dedicata alla coppia di protagoniste Annika Kaunda-Camino Vargas e per il thriller storico. La casa editrice Ponte alle grazie pubblicò nel 2024 il romanzo 1580: morte a Siviglia e nel settembre del 2026 il suo nuovo thriller storico dal titolo La priora.

La storia è ambientata nel 1585 a Granada, in un convento di carmelitane scalze gestito dalla priora Ana de Jesus in cui è avvenuto un tragico e inquietante evento; nel chiostro del convento giace un uomo morente completamente nudo che pronuncia solo poche parole: «Gli smeraldi volanti».

Questa frase criptica da decodificare diventa il filo conduttore che darà vita a un’indagine da parte di Ana de Jesùs, che deve difendere l’onore delle mura del convento delle carmelitane scalze.

Trame oscure, tesori nascosti, eresie religiose e cadaveri che tenderanno a salire di numero, il convento si trasformerà in un labirinto di spie e inquisitori che cattureranno l’attenzione del mistico e venerato San Juan de la Cruz (Giovanni della Croce) e del poeta e docente Juan Latino.

Il convento perderà la sua funzione originaria di preghiera e si appresterà a diventare una prigione invisibile nella quale i personaggi saranno intrappolati in una morsa labirintica.

La purezza del tempio andrà smarrendosi a vantaggio di una forza oscura e malvagia che si consumerà tra i corridoi, le celle e il chiostro.

Un assordante silenzio avvolgerà le mura del convento e la disperata ricerca della verità dei nostri protagonisti diventerà un estenuante lotta per la sopravvivenza in cui nessuno potrà avere la sensazione di sentirsi al sicuro.

La priora è un thriller storico magistralmente narrato da Susana Martín Gijón che avvalendosi di una documentazione certosina, è riuscita a costruire una storia di fantasia con dei personaggi realmente esistiti toccando le giuste corde del brivido e della suspense.

La chirurgica precisione della ricerca storica coesiste con i meccanismi del thriller ad alta tensione, donando originalità e credibilità a una storia corale dove spiccheranno le eccellenti figure di Ana de Jesùs, fedele discepola di Santa Teresa d’Avila e di San Juan de la Cruz che, per l’occasione, si trasformeranno in improvvisati investigatori.

Assumendo il ruolo di investigatori, le imponenti figure dei due personaggi non perderanno quell’aura di misticismo; anzi, diventeranno paladini di un mondo che va difeso e protetto dalle ingiustizie e da quei torbidi intrecci che colpiscono inesorabilmente i luoghi di culto e di preghiera.

La Gijon, attraverso l’inebriante fascino del mistero in cui la ricerca della verità diventa l’unico e solo possibile espediente che riesce a donare luce e speranza nel prossimo, guidando i personaggi verso un cammino di autentica fede interiore.

Quel cammino di fede interiore San Juan de la Cruz lo fece verso la salita sul Monte Carmelo che rappresentava il simbolo della perfezione spirituale ripetendo la celebre frase: “Nada, nada, nada, y en el monte nada” (niente, niente, niente in cima al monte niente).

Questo grandissimo concetto del mistico spagnolo racchiuso in questa frase significa che per raggiungere l’amore verso Dio e la totale libertà dello spirito, bisogna spogliarsi sia dei beni materiali che spirituali. L’accentuazione per ben tre volte del niente vuol dire accettare il proprio stato d’impotenza che si nutre del suo stesso stato di abbandono: solo così l’anima si purifica e si appresta a incontrare Dio e l’eterno infinito.

Dio rappresenta il tutto.

 

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