“Il poliziotto non parla, lei nemmeno, non ce la fa. La sua voce si è persa da qualche parte nella scarpata, insieme ai suoi ricordi. Come è finita lì? L’unica cosa tangibile e reale è che non si è arresa.”
Ricomporre i tasselli di un incubo, districare la matassa della memoria ferita, per imboccare il sentiero della verità. La notte della menta di Marika Campeti è un romanzo tanto breve quanto intenso, in cui la protagonista Laura dovrà avventurarsi in un intimo e doloroso viaggio alla ricerca dei propri ricordi, in un surreale dialogo con un poliziotto che sarà l’unico interlocutore della sua confessione, in una narrazione che si svolge a scatola chiusa, all’interno di una piccola stazione di polizia nei pressi di un cimitero, in un dialogo a due da cui si apriranno gli scenari della reminiscenza. Ma il confine tra realtà e immaginazione andrà a confondersi, sino al colpo di scena finale, cui giungerà il lettore che difficilmente riuscirà a separarsi dal racconto di Laura, una volta intrapreso questo viaggio surreale. Senza andare a svelare ciò che si cela dietro l’intreccio ideato dalla sapiente mano della Campeti, è giusto mettere a fuoco uno dei temi centrali del romanzo: la violenza. E ciò che questo insidioso fenomeno provoca in chi lo subisce, sovente con inversione di ruoli, nonché la relazione che si crea fra vittima e carnefice, e molto altro che ne La notte della menta verrà trattato con l’espediente di una storia che riflette molte dinamiche del reale. Questo thriller psicologico richiama molti dei casi cui tristemente ci siamo abituati, l’autrice sa tratteggiare con estro e sensibilità l’argomento, lasciando spunti di riflessione, sull’uomo e le sue zone d’ombra, facendoci comprendere come non sia possibile creare separazioni nette fra buoni e cattivi, nella complessa arena della vita. Lo consiglio senza riserve, vi basterà anche una giornata per terminarlo, ma di certo non potrà lasciarvi indifferenti.

