La forestiera
Lady Florence Trevelyan, da qualche mese a Taormina con la cugina Louise e cinque cani dai nomi irrispettosi, può vantare una parentela con Sua Maestà la regina Vittoria. La sua permanenza siciliana, tuttavia, più che a un viaggio di piacere si deve all’essere caduta in disgrazia presso la corte. In altre parole, è un vero e proprio esilio. Ma Florence non si lascia scoraggiare e con il piglio che la contraddistingue sa cogliere il lato positivo della situazione. Innanzitutto si è ripromessa di trasformare il terreno dell’hotel Timeo, dove alloggia, in un maestoso giardino all’inglese, e poi dà lezioni di canto a una cameriera che le insegna la lingua locale. Inoltre la città è meravigliosa, un paradiso di cui gli aristocratici d’oltremanica come lei si innamorano perdutamente. Qui, lontana dalle rigide formalità del protocollo, può semplicemente essere se stessa. Il quadretto idilliaco è però destinato a incrinarsi con l’arrivo di una coppia di suoi connazionali. Sir Arthur Milton, finanziatore di spettacoli teatrali, e la moglie, attrice, sono con ogni evidenza portatori di guai. E quando un omicidio per avvelenamento irrompe sulla scena, lo spensierato soggiorno di Florence cambia in modo irreversibile. Per assumere i toni cupi di una tragedia shakespeariana.
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Ci sono romanzi che si limitano a raccontare una storia, e altri che riescono a farti sentire dentro quella storia, come “La forestiera”, finalista del prestigioso premio Tedeschi.

La trama si apre con una protagonista fuori posto:  Lady Florence Trevelyan, aristocratica inglese “in esilio” a Taormina, e già da qui il romanzo mostra una delle sue qualità più interessanti: l’equilibrio tra ricostruzione storica e costruzione narrativa. Florence non è solo un personaggio ben scritto, ma una figura realmente esistita riportata alla luce con intelligenza e sensibilità. Ne emerge una donna sorprendentemente moderna per il suo tempo: ironica, indipendente, anticonvenzionale, con un carattere vivace quanto i suoi iconici capelli rossi. Una protagonista che funziona perché è sfaccettata: forte, ma anche vulnerabile. E quindi, credibile.

Uno dei punti di forza più evidenti è senza dubbio l’ambientazione siciliana, resa con una cura sensoriale. Taormina non è solo uno sfondo, ma un organismo vivo: si percepiscono i profumi del giardino dell’Hotel Timeo, il calore del sole sulla pelle, i sapori delle pietanze condivise da Florence e Louise. È una scrittura che lavora per immersione, e lo fa bene, senza appesantire la lettura.

Accanto alla dimensione storica e atmosferica, il romanzo si regge su un impianto giallo ben costruito. L’intreccio si sviluppa con precisione, come un rompicapo che si arricchisce progressivamente di elementi: tradimenti, pettegolezzi, tensioni sociali. L’omicidio per avvelenamento non è solo un evento narrativo, ma il detonatore che trasforma il tono del romanzo, portandolo verso sfumature più cupe, teatrali, con richiami evidenti alla tragedia shakespeariana.

Molto riuscita anche la gestione dei personaggi secondari, in particolare i fratelli Salvatore e Carlo. Opposti per natura e visione, rappresentano due poli narrativi ed emotivi attorno a cui si muove Florence. Le dinamiche tra loro sono vivaci, credibili e molto divertenti, e contribuiscono a creare una tensione non solo sentimentale ma anche psicologica: Florence osserva, si lascia affascinare, ma resta sospesa in un dubbio costante :  di chi fidarsi davvero?

Sotto la superficie del giallo e dell’ambientazione suggestiva, il romanzo inserisce anche una riflessione più profonda sul senso di giustizia e sulle convenzioni sociali. Florence, aristocratica ma anticonformista, sceglie di schierarsi accanto a una serva, rompendo le barriere di classe in nome di un principio più alto: il valore dell’individuo. È un elemento che arricchisce la lettura e dà spessore al personaggio. L’ho apprezzato molto.

Pur trattando tempi storici e questioni sociali importanti, il romanzo resta molto leggero e godibile. Questa stessa leggerezza è sicuramente uno dei motivi per cui il libro funziona e si lascia leggere con piacere, anche da lettori non gialli.

In sintesi, La forestiera è un giallo storico equilibrato, capace di coniugare intrattenimento e profondità, con una protagonista che resta impressa e un’ambientazione che conquista.

Claudia Myriam Cocuzza dimostra una buona padronanza degli strumenti narrativi e una sensibilità particolare nel tratteggiare personaggi vivi, imperfetti e, proprio per questo, autentici. Consigliato a tutti i tipi di lettori.

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