Nero Rizzoli ripropone in una nuova edizione la prima indagine del commissario Vito Strega che è anche il primo “Canto del Male”, serie noir che l’autore compone con racconti di indagini su delitti efferati.
Il luogo dove si dipana la vicenda non è precisato. La storia prende il via con un omicidio particolarmente cruento. La vittima è una ragazzina. L’assassina una sua compagna di scuola tredicenne. Il movente la gelosia.
Il caso purtroppo non è l’unico. Presto altri delitti seguiranno e tutti con una caratteristica in comune: a commetterli sono giovani, poco più che adolescenti.
Un ragazzo quattordicenne uccide il padre violento in un atto che appare liberatorio.
Una studentessa quindicenne vendica gli abusi subiti sfregiando con l’acido e pugnalando a morte l’insegnante responsabile delle violenze.
Un altro adolescente sfoga tutta la violenza di cui è capace sulla psicologa che lo ha in cura.
Matteo, un ragazzino obeso e vittima di bullismo, uccide in modo quasi animalesco uno dei responsabili dei maltrattamenti fino ad allora subiti.
In un centro commerciale toccherà ad un ragazzino di tredici anni fare fuoco sulla folla con l’arma d’ordinanza sottratta al padre vigilantes. Ucciderà quattro persone ferendone gravemente altre e rimanendo lui stesso ucciso.
I fedeli riuniti in chiesa per una celebrazione saranno oggetto della furia di una giovane che arriverà a spruzzare acido sulle persone con una rabbia inverosimile. Anche lei perderà la vita.
Per il commissario Vito Strega e la sua collega Teresa Brusca non può essere una casualità. Gli episodi sono sicuramente legati tra loro. Vittime e assassini non si conoscevano e apparentemente non hanno nulla in comune se non l’età degli assassini e la difficoltà di tanti adolescenti nel trovare un posto, un ruolo all’interno della società.
Eppure per Vito ci deve essere qualcuno, una sorta di Burattinaio, che li ha spinti in qualche modo ad agire così, che li ha addestrati a prendersi la loro rivincita.
Ma Strega non può indagare come vorrebbe. E’ stato sospeso dal servizio per un incidente accaduto ad un collega e di cui lui sembra essere il responsabile.
Come se non bastasse un altro delitto ha luogo. Questa volta la vittima è un uomo e la mano che ha ucciso sembra essere quella di un serial killer già noto alle forze dell’ordine: l’assassino delle Barbie, chiamato così per il modo in cui ricompone i corpi delle sue vittime.
Teresa Brusca viene dirottata dai superiori sul caso del serial killer nonostante le sue rimostranze. Toccherà a Strega quindi cercare il Burattinaio e fermarlo.
Pulixi fa di nuovo centro con questo thriller ben costruito dai capitoli brevi, i frequenti dialoghi, il ritmo serrato.
Strega è un uomo ferito nel profondo da un matrimonio naufragato e un segreto che appesantisce l’anima. Investigatore, pluridecorato ex militare, geniale ma soprattutto legato al proprio lavoro che svolge con un totale coinvolgimento.
“Per lui era necessario che il caso diventasse personale. Aveva bisogno della rabbia e del dolore. Ci si doveva immergere perché era in loro che trovava la forza e le motivazioni per dedicarsi al caso anima e corpo, come se l’omicida l’avesse colpito in prima persona”
Ma nel caso specifico per Vito assassini e uccisi sono tutti vittime della rabbia e dell’odio di qualcuno che resta nell’ombra.
La tenacia di Strega lo porterà a riconoscere l’origine di tanto odio e a incontrare il Burattinaio in una drammatica ultima scena. Così il canto degli innocenti, la voce delle vittime del Burattinaio smetterà di ossessionare i pensieri di Vito pur senza donargli pace.
Rimarrà l’uomo ferito dalla fine del matrimonio con una donna che ama profondamente; il poliziotto leale al suo ruolo ma soprattutto ai colleghi per i quali è pronto a rischiare la sua stessa carriera; l’animo tormentato di chi vive con passione ogni cosa.
Verrà reintegrato nel suo ruolo anche grazie all’intervento della ex moglie e alla lungimiranza di una psicologa che saprà guardare oltre le apparenze.
E sarà un bene perché altri delitti accadranno, altri innocenti canteranno la loro disperazione, altre indagini chiederanno a Strega di impegnarsi.
In queste pagine Pulixi dà voce a personaggi complessi, tutti con un lato oscuro, un sé nascosto. Ma in particolare pone l’accento sul disagio giovanile che sempre più colpisce gli adolescenti. I ragazzi di oggi sono lasciati soli davanti a computer e smartphone e gestire la rabbia, la frustrazione, a volte il fallimento diventa per loro spesso impossibile. Non hanno più, nella maggior parte dei casi, quella rete di relazioni di sangue, vicinato, amicizie che in passato supportava e consigliava. Sono soli. Facile preda di chi voglia approfittarne o semplicemente vittime di loro stessi.
Il romanzo di Pulixi è un thriller godibile, veloce, che cattura fino all’ultima pagina ma che fa anche riflettere.
Buona lettura

