Recensione a cura di Alberto Gallo
Il giornalismo d’assalto è passato di moda? Non sembrerebbe. Ci sono casi e casistiche che fanno ben sperare. Qualcuno che vada a caccia della verità, si trova sempre anche se in esergo Beppe Minello, l’Autore, ci avverte: Perché rovinare una bella notizia con la verità? Un assioma, o una provocazione? La verità serve sempre? Chi può dirlo. In fondo la verità non è mai né pura né semplice, come sosteneva a ragion veduta Oscar Wilde. “E se cercare è un modo di trovare” (S. Agostino) un cronista deve dosare bene ricerca e verità. Specie se lavora in una redazione dove la notizia deve essere sparata alta, sempre verso le tribune, anche se dozzinale o non particolarmente originale. Facendo bene attenzione a non calpestare i clienti: alcuni protagonisti della cronaca, infatti, acquistano anche spazi pubblicitari. Meglio andarci cauti, allora…
Anonima cronisti – “Non si bruciano le Panda” è la prima fatica letteraria del Nostro, Beppe Minello, Golem edizioni, giornalista con una solida e strutturata carriera alle spalle.
Inserito nella collana Le vespe, il romanzo è sicuramente dotato di “pungiglione”.
Classe ’57, Minello ha attraversato storie, anni e colori della cronaca, raccontando Torino e i suoi anfratti. E come raccontando di sé in terza persona, per bocca e penna di un collega, in Anonima cronisti ci porta di peso nella realtà della cronaca vissuta, raccontata – e perché, no? – “adattata”.
La storia è un giallo che si intreccia con le vicende personali del giovane protagonista: un giornalista in erba, chiamato a sostituire una vecchia volpe della macchina per scrivere e a dimostrare il suo talento. A Matteo Pavese, però, bruciano la Panda, probabilmente come avvertimento o rappresaglia per alcuni articoli scomodi. E quando arriva questo tipo di messaggi, spesso ci si ritrova soli, ancora di più. Il collega Barotto, infatti, non manifesta particolare appoggio per Matteo, sempre pronto a criticare. Ma di cosa trattavano questi benemeriti articoli? Dalle accuse di speculazione edilizia mosse da tale Aldo Ferretti nei confronti di politici, e imprenditori collusi in quello che è l’affaire dello Scalo Vanchiglia. Siamo all’apice della Prima Repubblica: la corruzione è codificata, “giusta” sotto alcuni punti di vista. Tangenti, appalti, bustarelle: ce n’è proprio tanta di carne sul barbecue! Il tutto si ricollega a una vecchia vicenda svoltasi a Pinerolo un quarto di secolo prima, che conserva i tratti oscuri dei cold case. La ricerca della verità si fa affannosa e si scontra con un cambio epocale: l’era digitale.
Ma se è vero che reperire informazioni può essere più semplice col Pc, è anche vero che i trucchi del mestiere, le informazioni raccolte attraverso gli “informatori” continuano a essere indispensabili. Perché il lavoro si svolge sul campo, oltre che dietro una tastiera. Con una prosa asciutta, ma anche ironica, sempre incline alla caratterizzazione – molto riuscite le descrizioni dei personaggi con i loro vezzi, le loro virtù e i loro umani tic – Anonima cronisti è un giallo che resta, come un ottimo articolo di fondo. La città, Matteo Pavese, lo spirito del tempo non appaiono affatto ingessati o storicizzati: appartengono al “senza tempo” della letteratura, che non perde mai spessore anche a distanza di anni.
Un bel libro che resta.

