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Valerio Varesi

Speciale Giallo Grosseto 2026

Intervista a cura di Dario Brunetti

Giallo e Cucina è lieta di ospitare lo scrittore Valerio Varesi, uno dei maggiori esponenti del noir italiano, in libreria col suo nuovo romanzo Lago santo uscito per Mondadori e dedicato al suo personaggio, l’intramontabile commissario Soneri.

DB Benvenuto Valerio, questo nuovo capitolo ci conduce a Lago santo parmense, un luogo caro a Soneri che lo riporta a rievocare ricordi di quando era ragazzo. Ha bisogno di cercare la quiete perduta e questo posto rappresenta un vero rifugio per l’anima. È nel silenzio e nella contemplazione che a volte si trovano le risposte che questo mondo non ci vuole dare?

VV Da sempre per Soneri, l’Appennino e la solitudine nella natura aspra di questi monti, è un posto in cui ritrova sé stesso. Davvero è un luogo dell’anima per lui. Ma in questa inchiesta ci viene anche trascinato seguendo una vicenda che vede al centro Lago Santo e il crinale tra Emilia, Liguria e Toscana. Lì lo porta il suo istinto di poliziotto e lì troverà risposte su un tizio assassinato, ma altresì sulla sua condizione di uomo in un mondo che gli è divenuto ostile.

DB Lago santo è un noir che denuncia il fanatismo politico tornato con prepotenza nel nostro paese. Possiamo affermare Valerio che l’estremismo ideologico e verbale si è trasformato in una violenza psicologica e sociale che polarizza le comunità e distrugge il dibattito civile?

VV Senza dubbio siamo regrediti in una condizione direi tribale dove tutto è binario e l’incomunicabilità domina le discussioni. Il rapporto è amico/nemico senza contemplare ciò che è la caratteristica saliente degli esseri ragionevoli, vale a dire il dialogo alla ricerca di una comune verità. Si ha l’impressione che quest’ultima non esista più, nemmeno quella incontrovertibile dei numeri o l’evidenza brutale dei fatti. La realtà è ciò che si racconta e più si è assertivi e più si ha la possibilità di affermarla. Gli strumenti di comunicazione sono così potenti da poter avallare qualsiasi opinione senza distinguere tra quella di uno scienziato e quella del più sprovveduto frequentatore di bar.

DB I noir di denuncia sociale assecondano il giornalismo d’inchiesta aiutandoci a fotografare meglio la realtà quotidiana dove purtroppo col passare degli anni l’informazione è stata sempre più asservita al potere diventandone la vera nemica della cultura del nostro paese?

VV Il noir ha una funzione di supplenza in un Paese dove la viscosità dei misteri è così resistente da annullare le inchieste della magistratura e quelle dei giornalisti. C’è un’informazione pessima simile a una sorta di lettera minatoria, tuttavia c’è anche un’informazione che cerca di mantenere vivo il suo ruolo. Ma sono tante le forze depistanti e insabbianti da vanificare ogni buona volontà. Ecco perché il noir può essere uno strumento di conoscenza. Attraverso una ricostruzione sotto mentite spoglie, realizza ciò che Pasolini diceva con quel “io so…” Il noir non dimostra, ma mostra. Questa è una delle sue funzioni.

DB Le inchieste del commissario Soneri hanno ottenuto un grandissimo successo in Francia sia dal punto di vista dei lettori che della critica che si sono dimostrati più attente e sensibili a tematiche sociali. Come mai in Italia si tende invece a sfuggire da questo filone narrativo? Come mai nel nostro paese il noir diventa una lettura di evasione mentre in Francia assume un aspetto più sociologico?

VV Credo che la Francia abbia una tradizione molto più solida da questo punto di vista, oltre che un mercato del libro che è il triplo di quello italiano dove c’è spazio per tutti. Autori come Simenon, Izzo, Manchette, Malet, Carrere o la Manotti hanno dimostrato che questa declinazione del romanzo a inchiesta sia più che mai viva e appartenga a pieno diritto alla parte più nobile della letteratura. In Italia, pur avendo narratori di grande valore come Sciascia, Scerbanenco, Gadda, Fruttero e Lucentini, solo per citare qualche nome, domina il giallo leggero e rassicurante. Legittimo, per carità, ma credo che sia del tutto assimilabile all’intrattenimento senza alcun impegno sociale. Eppure sappiamo che tutta la grande letteratura è impegnata (e non poco) nel raccontare la vita, la nostra storia.

DB In Francia, Soneri è considerato l’erede del commissario Maigret, senti la responsabilità di questo riconoscimento da parte della critica e quanto ritieni simili questi due grandi personaggi?

VV Sono lusingato di questo paragone anche se tengo i piedi per terra e dico che il Maigret di Simenon (uno dei maggiori scrittori del ‘900) è talmente più grande di Soneri che il tutto mi impaurisce. Mi accontento di avere il ruolo di allievo o discepolo e sono soddisfatto che in me si ritrovi qualcosa del grande autore belga. Il mio personaggio è induttivo come Maigret, al pari di quest’ultimo ama la buona tavola e riflette molto (ha “i bernoccoli metafisici” del don Ciccio Ingravallo di Gadda) e svolge le inchieste con curiosità umana. Tutto questo lo accomuna a Maigret.

DB Grazie Valerio di essere stato ospite di Giallo e Cucina nello speciale dedicato a Giallo Grosseto 2026, congediamoci con altre due domande: ti ritroveremo presto in libreria e con quale romanzo e infine mi indicheresti tre libri al quale sei particolarmente legato?

VV Uscirò in luglio con un romanzo (edito da Neri Pozza) che fa parte dell’altro filone narrativo, quello che non ha niente a che fare con il noir. Sarà dedicato ai morti di Reggio Emilia del 7 luglio 1960. Un fatto storico che contiene le contraddizioni irrisolte di questo Paese.

I tre libri (scelgo fra i tanti i primi che mi sono venuti in mente)

Viaggio al termine della notte (Luis Ferdinand Celine)

La promessa (Friedrich Durrenmatt)

Lo straniero (Albert Camus)

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