Oggi Parliamo Con...

Oggi parliamo con… Marco Vichi

Non credo che occorra nulla per introdurre l’ospite di oggi nel salotto virtuale di giallo e cucina. Il caro Alessandro ha osato e siamo veramente onorati di ospitare sul blog il papà del commissario Bordelli. Andiamo a leggere come si racconta nell’intervista rilasciata ad Alessandro Noseda

 

Intervista a Marco Vichi a cura di Alessandro Noseda

 

Benvenuto a Giallo&Cucina Marco. Cosa bevi?

Un calice di Lagrein, grazie…

 

Come di consueto, ti preghiamo di presentarti ai lettori. In breve, chi sei e perché scrivi? Dicci una cosa che avresti voluto raccontare ai tuoi aficionados e nessun intervistatore t’ha mai chiesto…

Posso dire di aver cominciato a scrivere fin da bambino, ma all’inizio non avrei mai immaginato che in futuro avrei preso questa strada con più serietà. Solo a ventidue anni ho cominciato a scrivere “davvero”, cioè sperando di diventare un narratore, un cantastorie. E dopo diciannove anni ecco che sono riuscito a pubblicare il primo romanzo.

 

Quando e come ha avuto origine la tua passione per la scrittura? E per la buona cucina?

In casa mia si leggeva e si cucinava, dunque nulla di più facile.

 

E che tipo di lettore sei? Ci sono degli autori ai quali ti ispiri o che rappresentano per te un modello di riferimento?

Leggo libri diversi. Principalmente letteratura, ma anche filosofia, storia e saggistica. In certi periodi leggo moltissimo, in altri meno. Ma non posso stare un giorno intero senza leggere almeno qualche pagina. E se il libro non mi piace, non ho alcun problema a lasciarlo.

 

La musica per scrivere? Sei legato alla carta o lavori direttamente al p.c.?

Da ragazzo leggevo con il sottofondo di musica, principalmente Schubert, ma anche Beethoven, Mozart e Mendelssohn. Adesso, ormai da anni, preferisco il silenzio. Scrivo direttamente al PC, ma ho cominciato con la penne BIC su grandi quaderni.

 

Il tuo ultimo libro, com’è nata l’idea? Per la caratterizzazione dei personaggi ti sei ispirato a persone conosciute o è solo frutto della tua fantasia?

L’ultimo libro è una raccolta di racconti. Secondo me ogni storia, di ogni scrittore, è comunque una sorta di “emanazione” di sentimenti vissuti, altrimenti sarebbe difficile trascinare i lettori dentro mondi diversi.

 

Dov’è ambientato il racconto? Perché questa scelta? Che legame hai con queste zone? Conoscenza diretta o ti sei documentato per rendere credibile l’ambientazione?

Non progetto mai a tavolino un romanzo o un racconto, mi lascio guidare dalla storia. Scrivendo non sento mai di “inventare”, ma di “scoprire”… e mi piace assai di più.

 

Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate nella stesura del romanzo?

Non so… forse la paura di scrivere una porcheria.

 

A chi e perché consiglieresti la lettura del tuo libro? A chi no?

Non riesco a farmi pubblicità.

 

Hai altri progetti letterari in cantiere?

Ne ho sempre, e più di uno. Spero di riuscire a scrivere tutte le storie che mi “chiamano” per essere portare alla luce.

 

A tua scelta: lasciaci con una citazione o con una ricetta!

La morale dell’uomo ha radici nello stomaco – Bukowski.

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