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Oggi parliamo con Claudia Proietti

Zeno è un insospettabile perché è un invisibile, lui si mimetizza nella nebbia dell'indifferenza altrui, brama di essere nessuno, ricordando, però che "Nessuno ha ucciso Polifemo".

Intervista a cura di Dario Brunetti

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Claudia Proietti, autrice dei romanzi La coscienza del male Il buio dietro le maschere usciti per Golem edizioni.

DB Protagonista dei due thriller è Adriano Zenotti, meglio conosciuto come Zeno che oltre ad essere un ottimo commissario di polizia è un freddo serial killer. Ritengo molto particolare e originale di creare un personaggio sociopatico, come nasce questa idea?

CP Ciao Dario, intanto ti ringrazio dell’invito.

L’idea è nata in modo molto spontaneo, come il monologo di un personaggio oscuro che confessava di essere un assassino, anche con una certa spocchia, vantandosi di non poter essere preso per il semplice fatto di stare sempre un passo avanti agli inquirenti e, soprattutto, dichiarandosi celato dietro a una ben studiata apparenza di normalità. Soltanto alla fine si presentava come un commissario di Polizia.

Analizzandomi a posteriori, ho realizzato che quell’idea era nata da una mia critica attiva nei confronti della società che ci vuole troppo catalogabili, in qualche modo “prevedibili”, mentre invece nessuno di noi lo è davvero. Quella di saper distinguere sempre e comunque il Bene dal Male è mera presunzione, oltre che utopia. E Zeno lo sa.

DB Penso che Adriano Zenotti lo potremmo collocare tra le persone apparentemente normali che molto spesso si sottovalutano e invece nascondono la loro parte oscura diventando degli insospettabili, ragion per cui quanto diventerebbe attuale questo personaggio al giorno d’oggi?

CP Nonostante viviamo in tempi che definiamo “moderni”, ancora si cerca ostinatamente di distinguere ciò che è “normale” da ciò che non lo è, come se quella normalità fosse una zona di comfort, come se davvero esistesse. Ecco, Zeno si dichiara perfettamente normale e, almeno di facciata, tutta la sua vita lo è; eppure, è un assassino, per giunta senza impeto né movente, senza modus operandi né traumi che l’hanno reso violento.

È un insospettabile perché è un invisibile, a differenza della maggior parte delle persone di oggi – che ricerca e, in un certo senso, agogna la notorietà per questo o quel motivo – lui si mimetizza nella nebbia dell’indifferenza altrui, brama di essere nessuno, ricordando, però, che “Nessuno ha ucciso Polifemo”.

DB Ricollegandomi alla domanda precedente proprio nel tuo ultimo romanzo Il buio dietro le maschere, con chiare citazioni pirandelliane viene offerta una chiave psicologica molto interessante, mi piace anche l’idea di abbinare un thriller a un classico della letteratura mondiale; infatti, prendendo ispirazione dal drammaturgo e scrittore siciliano, lui sosteneva che imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita troverai molte maschere e pochi volti. La ritengo una grandissima lezione di vita di cui bisogna farne davvero tesoro e nella quale si deve credere, secondo te a seguito dei tanti casi di cronaca nera che fan parte ormai dell’ordine del giorno, quanto può diventare attuale la frase di un grande visionario?

CP Zeno è ovviamente un personaggio inventato, ma intorno a noi ci sono tantissimi “nessuno” con tanta rabbia soffocata e, spesso, altrettanta violenza repressa, pronti a esplodere; tante “brave persone” forse neanche consapevoli del buio che hanno dentro. Secondo me dovremmo disconnetterci dalle false certezze sia su noi stessi sia verso gli altri. Non sappiamo come potremmo reagire a una situazione nuova, magari traumatica.

Ne La Coscienza del Male mi sono divertita a giocare su differenze e similitudini tra il mio Zeno e quello classico della nostra letteratura (spero Svevo mi perdonerà!); mi piace l’idea di mettere piccole tracce di letteratura, filosofia e arte mimetizzate tra ragionamenti, descrizioni e azioni. Inoltre, amo in modo profondo la psicologia e ritengo che Svevo e soprattutto Pirandello siano stati maestri nel descrivere la psiche umana nelle sue debolezze e fragilità.

DB Entrambi i romanzi sono ambientati in una Roma affascinante quanto misteriosa e sfuggente, soprattutto come nel buio dietro le maschere, dove ci sono dei delitti seriali ad opera di un assassino che vuole emulare il Mostro di Firenze. I fatti legati alla storia di questi serial killer hanno influenzato la stesura del testo?

CP In realtà le vicende del Mostro di Firenze sono quelle che ho studiato di meno visto che, essendo stato un caso tanto famoso, ho avuto modo di approfondirlo a suo tempo, anche più volte. Ciò che invece ha richiesto una documentazione più intensa sono stati gli altri casi, proprio in virtù della loro scarsa notorietà. Sul mostro di Udine e su quello di Modena sapevo poco e ho studiato abbastanza, di quello di Bargagli, prolifico addirittura più degli altri citati, non sapevo praticamente nulla ed è stato molto interessante indagare. Interessante e inquietante, soprattutto se si pensa che ha operato per circa quarant’anni indisturbato e in pochi ne conoscono i crimini.

DB Tornando al tuo romanzo d’esordio la La coscienza del male si fa riferimento a un altro caposaldo della letteratura classica, Italo Svevo. Troveremo una similitudine che lega Zeno Cosini al tuo Zeno (Adriano Zenotti), entrambi vittime del vizio del fumo, ragion per cui ti chiedo introspezione e psicologia diventano elementi imprescindibili nei tuoi thriller che vanno a impreziosire un genere che a volte cade nella retorica del solito cliché?

CP Come ho detto prima, la psicologia è per me fonte inesauribile di interesse e credo fermamente che Svevo e Pirandello siano stati pionieri nell’applicarla all’interno della letteratura romanzesca.

Per quel che mi riguarda, scrivere di introspezione e analisi non è una scelta troppo studiata, lo faccio e basta. Mi viene in mente un personaggio, si delinea da solo e così fanno tutti gli altri che intervengono nella storia. È tutto molto spontaneo da quel punto di vista; è su trama e fatti che di solito lavoro di più. Sono dell’idea che se una trama è buona e i personaggi giusti, allora anche cliché e retorica possono, alla fine, risultare originali a loro modo.

DB In Giallo e cucina diventa di rito domandare all’autore/trice il piatto preferito del suo protagonista, cosa potremmo servire al commissario Adriano Zenotti?

CP Come citato anche nei romanzi, a Zeno piace la cucina asiatica, ma è anche un amante di quella nostrana. Ne Il buio dietro le maschere viene citato un ristorante che esiste davvero e si trova a Borgo Pio, tra San Pietro e Castel Sant’Angelo. Questo ristorante cinese è stato il primo aperto a Roma e ora, grazie alle nuove generazioni, è diventato “fusion”, con piatti cinesi e giapponesi rivisitati con prodotti tipici italiani e accostamenti gourmet.  Zeno prenderebbe senza dubbio i “Ravioli de’ Borgo”, ravioli al vapore ripieni di macinato di Chianina, verza rossa e tartufo. Un piatto in apparenza banale che, invece, è tutt’altro. Come lui.

DB Quale ricordo ti porti nel cuore quando uscì il tuo primo romanzo e cosa ha rappresentato per te in tutti questi anni la scrittura?

CP La mia avventura come autrice è iniziata prima del mio esordio nel giallo e nel noir, però devo dire che quello che ha accompagnato La Coscienza del Male è stato tutto un anno meraviglioso e pieno di soddisfazioni. Forse uno dei ricordi più belli è legato alla prima presentazione del libro, al NeRoma noir festival. Ero stata lì l’anno prima da spettatrice, perché sono in primis un’accanita lettrice di questo genere, e tornarci da autrice è stata un’emozione bellissima. In realtà c’è anche un altro ricordo molto bello: una persona lo ha definito uno di quei libri che, una volta finiti, vanno tenuti sul comodino per rileggerne qualche passo ogni tanto. Mi ha molto onorato.

DB Quali sono i tre libri ai quali sei particolarmente legata?

CP Il grande sonno di Raymond Chandler, La verità dell’alligatore di Massimo Carlotto e L’alienista di Caleb Carr.

Elencarne soltanto tre è stata una sofferenza atroce.

DB Grazie Claudia di essere stata ospite di Giallo e cucina e come ultima domanda ti chiedo, cosa bolle in pentola per il futuro?

CP C’è una storia, anzi, un personaggio nuovo che si è fatto vivo da un racconto (un po’ come ha fatto Zeno); solo che questo si è fatto indagare più a fondo e, a dirla tutta, ancora lo sto studiando. Ne è venuto fuori qualcosa che, per ora, è un manoscritto. Vediamo che succede. Intanto continuo a scrivere racconti, a buttare giù idee e, soprattutto, leggo. Amo scrivere, mi fa stare bene e mi sento nel posto giusto quando rimango sola con le mie storie e i miei personaggi, ma niente è paragonabile alla magia che mi arriva dalle storie degli altri. Quelle belle ovviamente!

Grazie a te Dario e a Giallo e Cucina.

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