Oggi Parliamo Con...

Oggi parliamo con… Barbara Boggio

Intervista a cura di Miriam Salladini

 

Buongiorno Barbara, ci siamo finalmente, sono felicissima di intervistarti e di passare del tempo in tua compagnia.

1) Ci descrivi Barbara Boggio donna, e poi scrittrice, con tre aggettivi?

Come donna ironica, tenace e permalosa. Temo che anche come scrittrice sia lo stesso, nel bene e nel male.

2) Come e quando è nata in te la passione per la scrittura? Hai sempre desiderato fare la scrittrice?

Credo che il mio sia un percorso un po’ anomalo. Quando andavo al liceo amavo scrivere, ma i professori non amavano quello che scrivevo. E io non l’ho più fatto, fino a tre anni fa. Mi sono detta che se non potevo scrivere avrei comunque potuto leggere. La lettura mi ha sempre accompagnato e dentro le tante storie cresceva anche la mia, come il desiderio di essere io a raccontarla.

3) Oggi, sempre di più, il mestiere di scrivere implica saper presentare il proprio lavoro al pubblico. Come vivi questa parte della tua professione?

La vivo con grandissima emozione. Intanto vedere il mio libro nelle mani di altri è una gioia, perché vuol dire che le parole e le storie sono in circolo, e possono andare lontano. La condivisione delle esperienze poi è uno degli aspetti della scrittura che più mi affascina. Mi capita che al supermercato qualcuno si avvicini e mi dica “è successo anche a me, proprio lo stesso, che bello sapere di non essere l’unica”, o fuori da scuola un “grazie, ti leggo la mattina mentre bevo il caffè e sorrido”. Basterebbe questo per continuare a scrivere.

4) Un consiglio per chi sogna di diventare scrittore?

Stare bene mentre si scrive. Per me la scrittura è prima di tutto una fonte di benessere. La mia personalissima terapia. Mi fa felice. Essere letti è il desiderio di ogni scrittore, ma il primo passo, la prima parola, deve far sentire bene chi scrive.

5) Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro “Per tentativi ed errori” cosa diresti?

Per tentativi ed errori è un diario, un racconto in divenire, uno sguardo sul mondo delle relazioni, dei bambini e del vivere quotidiano. Una riflessione pedagogica tra le pieghe dell’ironia, tra le fatiche e la gioia della genitorialità biologica e sociale. Storie che raccontano una normalità condivisa e un’attenzione ai dettagli delle interazioni umane. La mia curiosità, la ricerca del bello anche e soprattutto nelle piccole cose.

6) Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Tutti i libri che ho letto mi hanno condotto alla scrittura, poco alla volta. Ma c’è un libro in particolare che ha significato molto per me, “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza. La figura di Modesta è potente e intensa, complessa e ricca, scomoda e determinata.

7) Il tuo è un libro nato da un blog aperto qualche anno fa. Ce ne parli?

Il blog “Pertentaviederrori” nasce dall’esigenza di raccogliere tutte le storie che avevo raccontato su Facebook. Tutto arriva da lì, dal mio profilo, con un post scritto in un pomeriggio estivo mentre preparavo gli zaini ai miei figli maggiori in partenza per il campeggio. Ero in preda allo sconforto, perché alcuni oggetti mancavano e altri non li avevo neanche mai sentiti nominare. Non sapevo se ridere o piangere. Ho scelto di scrivere. La condivisione è stata quasi immediata e mi ha restituito un flusso inimmaginabile di domande, opinioni, riconoscimento in quello che, di giorno in giorno, andavo raccontando. Il blog è diventato quindi la casa delle mie storie quotidiane, una casa che col tempo ha accolto sempre più lettori, con mia grande gioia.

8) Come mai hai deciso di parlare di pedagogia e genitorialità nel tuo libro?

Sono una mamma e una pedagogista, lavoro da sempre con le famiglie in difficoltà e io stessa mi sono spesso confrontata coi miei limiti. La verità è che sulla teoria sono preparatissima, ma nella pratica zoppico un po’. Ho scritto e scrivo di quello che vivo quotidianamente perché credo che la condivisione delle esperienze sia lo strumento più efficace per essere dei genitori più sereni.

9) Quanto c’è di te nel libro?

Il libro sono io, coi miei tre figli, il mio compagno e tutti quelli che condividono a vario titolo le nostre vite. I miei gatti, i colleghi, le persone in fila davanti a me al supermercato. Qualcuno prima o poi mi denuncerà per stalking, curiosa come sono delle vite degli altri.

10) Per concludere vorrei sapere qual è la tua citazione preferita. Una ricetta che ami particolarmente ce l’hai?

“Credo nella cura, non nella guarigione” di Antonio Scurati. Sono parole che condivido profondamente, ma non essendo abbastanza coraggiosa da farmele tatuare su un braccio le ripeto spesso.

C’è una ricetta che amo molto, perché arriva dalla mia infanzia. La “bomba di riso”, un anello di risotto con al centro un ragù di carne e uno di funghi. Ma la triste realtà è che la ricetta più amata in casa mia è la velocissima pasta al pesto, forse per le mie doti culinarie non proprio da MasterChef.

Grazie per la tua disponibilità e gentilezza.

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