Giallo e Cucina è lieta di ospitare l’attore Malich Cissè, protagonista assieme a Giulio Beranek del film Cattiva Strada che segna l’esordio del regista barese Davide Angiuli.
Malich interpreta Donato, un ragazzo che vive con sua nonna (interpretata da Lucia Zotti) malata di Alzheimer e che lavora in un garage alla periferia di Bari. Un giorno sul suo cammino incontra la figura complessa di Agust (Giulio Beranek), un giovane che irrompe nella sua vita e che lo trascinerà nel vortice della criminalità ma al tempo stesso segna l’incontro di due solitudini e di culture diverse.

DB Come hai vissuto questa esperienza che ti ha visto interpretare rispetto ad altre pellicole un ruolo da protagonista?
MC È sempre stato un mio sogno girare un film da protagonista poi nella mia città di Bari e per fortuna si è avverato. È stato bello e al tempo stesso difficile girare certe scene, ma alla fine ci siamo molto divertiti ed eravamo felici perché tutti condividevamo il set andando nella stessa direzione.
DB Quanto ti sei sentito vicino al personaggio di Donato?
MC Io e Donato abbiamo molte cose in comune e mi sono rivisto da piccolo attraverso le sue fragilità, invece altri aspetti li ho inseriti io per la costruzione del suo personaggio e vivendo a Bari mi ha dato la possibilità di conoscere molti ragazzi simili a lui e questo aspetto mi ha aiutato per cercare cose che non hanno una correlazione con Donato.

DB Insieme a Giulio Beranek ti sei aggiudicato il Premio Bif&st “Per il Cinema Italiano” per la Migliore Interpretazione Maschile. Quale emozione hai provato avere questo riconoscimento nella tua città natale?
MC È stata una delle più belle esperienze che rimarranno per sempre nella mia vita ed essere premiato al teatro Petruzzelli nell’occasione del Bifest è un’emozione davvero indescrivibile anche perché mi han portato lontano nei ricordi quando volevo intraprendere questo mestiere con tutte le sue difficoltà. È stato peraltro inaspettato e mi ha riempito il cuore di gioia.
DB L’incontro con Agust, per Donato segna la perdita dell’innocenza e il trovarsi catapultato in un mondo che non gli appartiene lo farà cambiare radicalmente. Quanto è stato complesso interpretare questo personaggio che subisce una trasformazione e al tempo stesso determinante confrontarsi con Giulio Beranek?
MC Interpretare questo personaggio non è stato né facile e né difficile, però grazie all’aiuto di Davide siamo riusciti a costruirlo alla perfezione. Quel che mi ha aiutato tanto è stato aver conosciuto nella mia vita tanti ragazzi simili a Donato.
Lavorare con Giulio è stato bello e in questo film si è vista una buona chimica tra di noi data dal fatto che nella vita siamo molto amici, ci conosciamo dal 2018 ormai e siamo riusciti a rendere i nostri personaggi veritieri e in ogni scena che abbiamo girato ci siamo divertiti. Io Davide e Giulio abbiamo fatto tante prove che ci ha consentito di arrivare sul set pronti e ben preparati e che ci ha permesso di andare nella giusta direzione.

DB L’incontro di due solitudini determina anche un po’ sentire e scoprire in Agust un fratello maggiore che Donato non hai mai conosciuto, legato ai principi del Kanun. Quanto diventano essenziali questo aspetti nel film?
MC Sono fattori molto importanti anche perché Donato vive con sua nonna e nella storia non si parla della sua famiglia e quindi in Agust ha visto un fratello ma anche un padre. Tra di loro si instaura anche un rapporto molto tossico.

DB La nonna rappresenta l’unica figura famigliare alla quale Donato è legato, dal momento in cui si ammala di Alzheimer si sente impotente, fragile e sfoga nelle azioni la sua rabbia repressa. Ritengo che Davide Angiuli abbia focalizzato al meglio questa peculiarità prestando uno sguardo attento verso il mondo degli anziani. Quanto è stato determinante nel film far emergere questo quadro così complesso al giorno d’oggi dove spesso le persone anziane si sentono sole e abbandonate?
MC Con Davide ho avuto modo di confrontarmi su questo aspetto e ritengo sia una tematica molto importante e delicata. Io non vedo i miei nonni da undici anni e sia Davide nel curare la sceneggiatura che Lucia sono stati bravi ed essenziali ad aiutarmi a fare emergere e dare rilevanza al rapporto nonna-nipote.

DB Nella cattiva strada ci sono due elementi essenziali messi in evidenza dal regista Davide Angiuli, la Bari notturna che esplora le periferie e la musica techno che scandisce il ritmo adrenalinico del film. Qual è il tuo rapporto con la città, come la vivi e cosa ti piacerebbe migliorare? Se la tua vita fosse un film, che genere di musica ci sarebbe in sottofondo per descriverti o quale ti rappresenterebbe al meglio?
MC Vivendo a Bari ho potuto constatare negli ultimi anni un cambiamento positivo e girare nella città che conosco come le mie tasche è stato il valore aggiunto di questo film.

DB Se la tua vita fosse un film, che genere di musica ci sarebbe in sottofondo per descriverti o quale ti rappresenterebbe al meglio?
MC Non c’è una colonna sonora in particolare perché ascolto un po’ di tutto, se dovessi trovare un genere sarebbe la musica afro.
DB C’è qualche simpatico e particolare aneddoto del dietro le quinte che ti piacerebbe ricordare?
MC Una delle scene che abbiamo girato è stata al Ciringhito e c’erano tantissime persone che erano spinte dalla curiosità di vedere quel che stava accadendo e in quell’istante c’era Agust (Giulio) che mi stava prendendo a schiaffi e loro restavano allibiti e noi al tempo stesso divertiti della situazione.
DB Malich facciamo un salto nel passato che ci conduce alla Vita davanti a sé e Paradox effect, due pellicole cinematografiche che ti ha visto recitare accanto a un’icona internazionale come Sophia Loren e a un gigante del cinema, Harvey Kaitel. Cosa ti piacerebbe raccontare di queste due grandi esperienze che nel corso del tempo hanno segnato un importante percorso di crescita per la tua carriera cinematografica?
MC Nella vita davanti a sé, pur non avendo scene con Sophia Loren, ma essere diretti dal figlio è stata una cosa assurda perché è stato uno dei ruoli che io ho interpretato ed era stata un’emozione indescrivibile e mi capitava di vedere spesso Sophia Loren che mi passava davanti ed era pazzesco; mentre in Paradox effect ho respirato l’aria del mio primo set internazionale stando a contatto con attori americani di grande calibro. Il set cinematografico è qualcosa che mi fa stare bene e mi rende felice.
DB Malich indossando un attimo le vesti dello spettatore, ci diresti tre pellicole cinematografiche alle quali sei particolarmente legato?
MC 1 Training day di Antoine Fuqua con Denzel Washington
2 American gangster di Ridley Scott con Denzel Washington
3 Detroit di Kathryn Bigelow con John Boyega
DB Ringraziamo Malich Cissè per essere stato ospite di Giallo e Cucina nel nostro spazio dedicato alle interviste. Concludo però con un’ultima domanda, stai lavorando a un nuovo progetto?
MC Da poco ho finito di girare a Torino il film dal titolo Figli perduti per la regia di Lorenzo Maria Chierici con Alessandro Gassmann e Matteo Giuggioli e nel frattempo sono qui a Venezia da un paio di mesi dove sto facendo un Master per il Centro sperimentale di Roma che a breve finisce e cerco sempre di studiare e di migliorarmi nella recitazione.


