Prima di cominciare diamo un caloroso benvenuto a Luca Occhi su Giallo e Cucina e lo ringraziamo di cuore di averci dato la sua disponibilità.
A marzo 2025 è uscita la tua ultima opera dall’intrigante titolo IL MISTERO DELLE STELLE SCOMPARSE per Pelledoca Editore.
È il 21 luglio del 1969 e una Bologna popolare, così come tutto il resto del mondo, attende la fatidica notizia dello sbarco del primo uomo sulla luna; una svolta epocale nella storia dell’umanità. Non tutti, però, riescono a godere a pieno di quel meraviglioso evento: quattro amiche sono scosse da un mistero e vengono spinte, da coscienza e curiosità, a indagare sulla scomparsa di Stella, una loro compagna di scuola. Queste ragazze sono Elisabetta, Anna, Cristina e Bianca Maria, o meglio Betta, Annina, Cri, e Bea anche note come“La banda delle Miao Miao”, chiamate in questo modo perché si occupano dei gatti randagi del quartiere; un nomignolo che a loro non dispiace, anche perché considerano il fatto di salvare delle vite un po’ la loro missione. Si trovano, però,a realizzare che è un’altra vita quella che devono salvare o, perlomeno, provarci. Devono trovare Stella, la ragazzina scomparsa. Cominciano a indagare nella parte più popolare della città, quella che conoscono, anzi, credono di conoscere, e subito viene fuori qualcosa di strano: qualcuno cerca Stella, proprio Stella. Si tratta Zlatan, un abitante del campo Rom, uno “zingaro”, e – si sa –“gli zingari possono essere anche dei rapitori di bambini”.Non è vero. La realtà e l’evidenza smentiscono subito questa teoria. Zlatan è alla ricerca di una Stella, sì, ma non la loro. Stella è la sua Stella: la sorellina, l’unico pezzo di famiglia che gli è rimasto. Sono solo lui e lei al mondo, e adesso qualcuno gliel’ha portata via. Ma anche un’altra Stella è scomparsa, e la coincidenza non è più credibile. Questo mistero spingerà la banda delle ragazzine in un’avventura più grande di loro, accompagnate da Zlatan che si rivelerà un compagno fedele e coraggioso. La storia diventa un giallo a tutti gli effetti, con colpi di scena e anche qualche episodio violento che mette a rischio i nostri ragazzi. È presente nel romanzo anche tanta avventura, corredata da citazioni, qua e là, di grandi personaggi della letteratura poliziesca, da Hercule Poirot a Sherlock Holmes e soprattutto Nero Wolf,e autori come Robert Louis Stevenson, Arthur Conan Doyle, Rex Stout e Louisa May Alcott.
CP: Iniziamo subito con la prima domanda. Come mai hai scelto di ambientare una storia proprio in quell’esatto periodo storico? Anzi, non solo in quell’esatto periodo storico, ma proprio in quel giorno che segna una svolta così importante per la nostra Storia?
LO: Prima di tutto grazie per questa bella chiacchierata assieme. Perché il 21 luglio del 1969? Beh, l’uomo posava il primo piede sulla Luna e quello stesso giorno, qui sulla Terra, delle ragazzine tutte di nome Stella iniziavano a sparire. Mi è sembrato intrigante tentare di incuriosire il lettore collegando fra loro i due avvenimenti: così vicini nel tempo ma lontani nello spazio.
CP: È molto interessante la scelta di narrare attraverso gli occhi di quattro ragazzine adolescenti di fine anni ’60; come è stato andare a fondo nelle caratteristiche di ognuna di loro? Hai messo dei “pezzi” di te bambino? Oppure hai riportato qualche persona che hai conosciuto nella vita, rifacendoti magari a personaggi particolari incontrati durante la tua crescita?
LO: Nel 1969 avevo, ahimè, già sei anni. Ho cercato quindi di rivivere grazie a quel meraviglioso strumento narrativo che è la memoria il mondo adolescenziale di allora. Quanto alle peculiarità caratteriali delle protagoniste, direi che non esiste una grande differenza tra le adolescenti di oggi e quelle di allora. Il mondo esterno, ovviamente, è cambiato ma quello interiore con le sue fragilità, le paure, i sogni, è rimasto immutato. Quindi, come accade sempre, almeno per me nella costruzione dei personaggi, in ciascuno di loro c’è un po’ di Luca e molto delle persone che ho avuto la fortuna o la sfortuna d’incrociare nel corso della mia vita.
CP: Il personaggio di Zlatan è molto interessante, forse uno dei più trainanti nella storia perché risulta di una profondità nostalgica e consapevole che, a tratti, ricorda un po’ Oliver Twist, anche se parecchio più cosciente della propria identità e del suo posto nel mondo. È più maturo rispetto alla sua età, non soltanto per la sua situazione di vita, ma anche per un innato istinto di sopravvivenza a cui lo ha costretto il fatto di restare solo a prendersi cura della sorella. Come ti è venuto in mente un personaggio così elaborato e carico di significato?
LO: I primi due romanzi dedicati al ciclo dei “Misteri” (I misteri del Lago Nero e Il Mistero del cadavere senza testa) avevano per protagonista un adolescente che cercava di rapportarsi con il mondo degli adulti. Nel terzo, poiché a percorrere strade già conosciute alla fine ci si annoia, ho voluto cambiare registro narrativo e mettere al centro della storia delle ragazzine. Ma mi serviva, da contrappeso a una visione del mondo tutta al femminile, anche una figura maschile ed è così che in questa avventura ha fatto capolino Zlatan. E devo dire che, come personaggio, mi ha stupito, acquisendo via via spessore e una personalità che non sospettavo potesse avere.
CP: Questo romanzo racchiude una serie di aspetti molto interessanti. Intanto c’è un grandissimo studio e un approfondito reportage di quella che è stata l’Italia della fine degli anni Sessanta; un passaggio epocale che ci riporta indietro nel tempo a cose che è sempre bello ricordare o anche conoscere per la prima volta. Si parla di Carosello, delle notizie ascoltate alla radio, di una realtà dalla quale il mondo digitale era ancora molto lontano; si parlava nelle strade, si leggeva sui giornali, niente era – come si dice ora – “a portata di click”,pur essendo tutto a portata di uomo. E poi c’è l’aspetto più importante: il mondo visto dagli occhi dei ragazzini che, come sempre, si rivela molto più interessante, soprattutto se dipinto, con abile maestria, nei fatti e nei personaggi, attraverso un linguaggio semplice ma corredato da un lessico molto ricercato. Questo giallo in particolare ha anche delle leggere pennellate di noir, specialmente nella denuncia sociale di quello che sembra e che non è, e ci restituisce un’avventura in cui l’amicizia prevale su tutto il resto; insomma, alcuni degli elementi della letteratura per ragazzi.
Tu vanti una carriera di tutto rispetto nei generi giallo, noir e thriller, con pubblicazioni con editori come Damster, Golem, Bacchilega. Poi l’approdo a Pelledoca con, appunto, la letteratura per ragazzi. Cosa ti ha portato a questa scelta e che poi hai mantenuto negli anni?
LO: Quello con la narrativa per ragazzi è stato un incontro fortunato. Pelledoca cercava un autore in grado di scrivere dei gialli classici, titoli che ancora mancavano al loro catalogo, e si era rivolta alla brava Sara Magnoli, già loro autrice, per chiederle se conosceva qualche scrittore in grado di farlo. Sara aveva proposto alcuni nomi, fra cui il mio. E Pelledoca, dopo aver letto i miei romanzi, mi chiese se ero disponibile e nel caso di inviare loro una sinossi. È così che è iniziata la mia avventura nel mondo della narrativa per adolescenti, avventura che mi sta regalando delle bellissime soddisfazioni.
CP: Sempre a proposito di letteratura per ragazzi; sicuramente per renderla efficace occorrono una spiccata sensibilità e una grande capacità di stimolare la loro curiosità. Scrivere per un pubblico giovane non è una cosa scontata, soprattutto perché – citandoti – “Non vogliono essere presi in giro. Loro chiedono un linguaggio alto e ricercato ma, al tempo stesso, una costruzione semplificata, con capitoli brevi, titoli intuitivi e una storia ben delineata che li aiuti a seguire il filo della narrazione”, infatti hai dichiarato più volte che per scrivere per ragazzi è necessario applicare un registro molto “rispettoso” nei loro confronti. Tuttavia, possiamo dire che i romanzi per ragazzi non sono mai solo per ragazzi (e i tuoi romanzi sono la prova di questo concetto), quindi la “fatica” diventa doppia se si pensa di approcciare anche con gli adulti. Ecco, in virtù di questa evidenza, quanto si studia per riuscire ad affinare certi elementi e certi aspetti?
LO: La narrativa per ragazzi, come faccio sempre notare nel corso degli incontri con i lettori, non è solo per ragazzi. Ma fruibile da tutti, e soprattutto da chi non è un forte lettore e vuole riavvicinarsi a questa magica esperienza. Capitoli brevi e autoconclusivi, un linguaggio abbastanza semplice, attraggono anziché respingere. Quanto allo studio, tu lo sai meglio di me: uno scrittore resta, per sua fortuna, un eterno studente.
CP: Assolutamente! È tradizione per noi di Giallo e Cucina chiedere allo scrittore intervistato qualcosa che riguardi appunto la cucina nei suoi libri. Nel tuo caso, parlando di questo libro, quale cibo quale piatto accosteresti alla tua storia? E perché?
LO: Beh, accosterei di sicuro un piatto della mia infanzia, uno di quelli che preparava la mia mamma quando io avevo la medesima età delle protagoniste del romanzo. I mitici maccheroni al forno, una bomba calorica in grado di saziare qualunque adolescente perennemente affamato. In breve: si scalda un bel po’ di salsa di pomodoro con alcune foglie di basilico e contemporaneamente si cuociono i maccheroni. Nel frattempo, in una grande ciotola si mettono: mozzarella tagliata a cubetti, rondelle di wurstel, mortadella a striscioline, uova sode a pezzetti, polpettine e formaggio grana grattugiato. Scolata la pasta molto al dente, si mescola il tutto, aggiungendo altro grana e un po’ di salsa di pomodoro. Infine, si cosparge il fondo di una teglia di salsa, si versa il composto, si ricopre con il resto della salsa e un’abbondante nevicata di formaggio grana grattugiato, e si inforna il tutto. Quando i maccheroni in superficie iniziano a fare la crosticina, è pronto! Oh, mi avete fatto venire fame. Per fortuna, ne ho una teglia in freezer.
CP: Bene, avrai fatto venire l’acquolina in bocca a tutti! Ma ora parliamo ora delle tue attività letterarie “extra”. Tutti sanno che sei la mente e il cuore del progetto Officine Wort, un laboratorio di letteratura in cui lettori e scrittori interagiscono. La realtà di Officine Wort è strettamente legata alla Rete Pym, un network di fiere e festival letterari che incentiva nuove e vecchie penne a esprimersi attraverso contest e concorsi. Uno di questi è Turno di notte, giunto alla sua diciassettesima edizione (che speriamo vivamente non sia l’ultima come hai dichiarato!) che prevede, appunto, una staffetta in notturna – sia in presenza che da remoto – in tempo reale, partendo da un incipit fornito da uno scrittore famoso che di solito è Carlo Lucarelli e che vanta ormai una lunga e bella tradizione di bellissimi racconti. Come è nata l’idea di una maratona notturna di scrittura?
LO: Con i miei soci di Officine Wort (Paolo Bernardi, Marco Gandolfi, Sabrina Grementieri ed Eva Balboni) abbiamo sempre pensato che la passione per la scrittura, di per sé operazione solitaria, dovesse trasformarsi anche in un’occasione d’incontro. Così abbiamo ideato questo concorso unico nel suo genere nel corso del quale viene reso noto alle 22:00 un incipit di Carlo Lucarelli e si ha tempo fino alle 05:00 di mattina per scrivere un racconto. Da remoto… o in presenza presso l’Azienda Vitivinicola Gandolfi a Dozza, assieme ad altri partecipanti. Siamo arrivati così, tra tante nuove amicizie, racconti e vino, alla XVII edizione. Non male, vero?
CP: Un meraviglioso traguardo. Nella pagina Home del sito di Officine Wort c’è una bellissima citazione di Chuck Palahniuk che parla proprio di utilizzare la scrittura come espediente per socialità e compagnia. Circondarsi di persone che amano e supportano la scrittura, e che si scambiano inevitabilmente qualcosa, permette di stare tra la gente a dispetto del classico cliché che vede lo scrittore come un personaggio solitario. Questa immagine è ormai obsoleta visto che, ormai, molti scrittori fanno gruppo, si sostengono e imparano gli uni dagli altri.
Quanto è importante lo scambio di vedute che iniziative come quelle indette da Officine Wort, e contesti simili, promuovono? E possono aiutare, secondo te, scrittori emergenti a districarsi in questo mondo?
LO: Quello della scrittura è soprattutto un mondo fatto di relazioni. Lo scambio di esperienze, informazioni, è un aspetto molto importante poiché in un mondo complicato come quello editoriale riescono a tracciare rotte sicure anche per i meno esperti. E poi, dalla condivisione della medesima passione per la scrittura e la lettura fioriscono anche delle bellissime amicizie. Vero?
CP: Niente di più vero. E adesso l’ultima domanda, un po’ di rito, è quella che riguarda i progetti per il futuro. C’è già qualcosa che bolle in pentola? Un progetto su cui stai lavorando? Qualche idea nuova che si è affacciata negli ultimi tempi o che ancora deve prendere vita su carta?
LO: Grazie alla mia brava agente, Antonia Del Sambro, il futuro vedrà in uscita due nuovi romanzi: uno storico ambientato tra Praga e Lubecca agli inizi del 1600, un romanzo di cappa e spada con una spruzzata di esoterismo, che uscirà a fine anno e un romanzo a cui ho lavorato tantissimo, nel tentativo di fondere in maniera avvincente le tematiche tipiche del noir con una grande storia d’amore, caratteristica del romance, e che uscirà alla fine del 2026. Per il resto… si lavora sempre a qualcosa di nuovo, così come non si può smettere di sognare.
Ringraziamo Luca occhi per essere stato nostro ospite nell’attesa di qualche sua nuova e bellissima storia. Grazie Luca.

