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Corrado Oddi

Attore protagonista e sceneggiatore del film Parola Di Tommaso regia di Matteo Vanni

Intervista a cura di Dario Brunetti

Diamo un caloroso benvenuto sul Giallo e cucina a Corrado Oddi, attore, sceneggiatore e regista teatrale, protagonista del film Parola di Tommaso per la regia di Matteo Vanni.

DB Parola di Tommaso è un film incentrato sulla figura di Tommaso da Celano, primo storico e biografo di San Francesco d’Assisi, quanto è stato complesso prepararsi per interpretare questo personaggio di cui si conosce poco la vita intima e personale?

CO Come hai giustamente detto, del personaggio di Tommaso si conosce ben poco, se non nei settori di nicchia. Eppure, tanto per intenderci, Tommaso da Celano è l’autore del Dies Irae, la celebre sequenza ripresa nelle varie messe da requiem di Mozart, Verdi e altri. Persino nella cinematografia di Kubrick troviamo accenni a questo tema musicale.

Ho seguito questo progetto fin dalle fasi iniziali e l’ho ideato proprio per dare spazio a questa figura. Per tanti anni abbiamo insistito e il tempo ha dato ragione a noi, ma anche a lui. Nel 2015, infatti c’è stata una svolta: la scoperta negli Stati Uniti della “Vita ritrovata”, un testo di San Francesco scritto proprio da Tommaso. Il film tratta di questa scoperta avvenuta grazie a una studentessa francese, e si sviluppa come una vera e propria spy story con sfumature di giallo; l’intento profondo però resta quello di far conoscere questo personaggio in tutto il mondo.

Parto da questa provocazione: se non ci fosse stato Francesco d’Assisi, il mondo non avrebbe conosciuto Tommaso da Celano, ma sua volta, Tommaso è stato fondamentale per far conoscere San Francesco. È stato un lavoro lungo. Se di San Francesco esiste tantissimo materiale, un repertorio sia iconografico che scritto, di Tommaso non conoscevamo quasi nulla, semplicemente perché è vissuto all’ombra della figura di Francesco per raccontarne la vita.

Insieme a Emanuele Imbucci abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca per costruire la storia, la scaletta, la sceneggiatura così da raccontare al pubblico la figura di Tommaso di cui ignoravamo il merito principale: quello di essere stato il primo biografo e agiografo di San Francesco d’Assisi.

Corrado Oddi

DB Tommaso da Celano ci fa vedere San Francesco d’Assisi sotto una luce leggermente diversa rispetto a quella a cui siamo abituati?

 CO Assolutamente sì. Da quel poco che ci è stato tramandato dalle fonti, e secondo quanto ricostruito da critici e storici, emerge il ritratto di un personaggio che non ha mai accettato compromessi per narrare la figura di Francesco. Anche quando, nei vari momenti della sua vita, gli furono richieste edizioni o rivisitazioni della Vita Prima e della Vita Seconda, (le opere che dedicò al Santo), Tommaso insistette fermamente: non poteva inventare un ‘nuovo’ Francesco che perdesse la sua originaria autenticità.

Tali rivisitazioni gli vennero sollecitate in particolare da Frate Elia, all’epoca vicario generale dell’Ordine. Tommaso, tuttavia, aveva scelto di raccontare un Francesco che rifiutava la pura idealizzazione legata alla santità, restituendoci un personaggio molto più umano: un uomo che si fermava a mangiare con i lebbrosi e si vestiva con le cortecce degli alberi.

Fondamentalmente, il Francesco descritto da Tommaso era una figura ‘scomoda’. Non a caso, anni dopo, il Santo verrà raccontato in modo decisamente diverso e più istituzionale da San Bonaventura nella sua Legenda Maior.

DB La pellicola si concentra su un aspetto fondamentale: la scelta rigorosa della povertà stando dalla parte degli ultimi e dei dimenticati, prendendo con forza le distanze dallo sfarzo della Curia Romana. Questo aspetto ha fatto secondo la stessa Curia di San Francesco un rivoluzionario e un sovversivo proprio perché ha compreso il significato di cosa voleva dire seguire la figura di Gesù Cristo?

CO Se analizziamo alcuni scritti storici, in particolare quelli legati alla figura di Cristo, notiamo che diversi filosofi lo hanno definito ‘il primo rivoluzionario della storia’. Anche Francesco, fondamentalmente, segna una rottura totale con il mondo in cui è cresciuto: la borghesia, la nobiltà, il potere. La sua capacità di annullare tutto e spogliarsi dei beni materiali ha rappresentato una rivoluzione immensa per l’epoca. Se provassimo a immaginare un gesto simile oggi, ci sembrerebbe impossibile; se una figura come Cristo o Francesco tornasse in vita ai giorni nostri, verrebbe probabilmente presa per pazza.

Credo che il fulcro sia proprio questo: non si tratta di voler fare gli anticonformisti a tutti i costi. In loro è scattato qualcosa che ha permesso di vedere oltre. È la fede che si fa carne e diventa qualcosa di tangibile da entrarti dentro e scompaginarti la vita. Questo schema si è ripetuto nel tempo: la figura di Cristo è stata dirompente per Francesco, e a sua volta Francesco lo è stato per Tommaso da Celano. Quando Tommaso ha iniziato a frequentarlo, ne è rimasto folgorato. Sappiamo che Francesco passava spesso a Celano, nella Marsica, o faceva tappa in Puglia nei suoi viaggi verso l’Oriente, la ‘Babilonia’ dell’epoca. Tommaso ne rimase affascinato, esattamente come accadde a tutte quelle persone capaci di guardare oltre le apparenze. In questo senso, Tommaso è diventato una specie di nuovo Parsifal: un uomo che, ai nostri occhi, appare come un puro e nobile ricercatore di verità.

 DB La scelta della solitudine e la ricerca del silenzio da parte di Tommaso sono due elementi che rappresentano gli unici mezzi per custodire e proteggere la verità storica e spirituale di San Francesco d’Assisi?

CO Più che una scelta è stata una questione di indole. Tommaso era conosciuto come un uomo che amava restare sempre ai margini; infatti della sua figura non si è raccontato nulla. Al contrario ha voluto raccontare Francesco che poi ha avuto le stimmate ed è stato canonizzato. Fu proprio a Tommaso che Gregorio IX chiese di scrivere la prima biografia ufficiale, nota come Vita Prima.

In seguito, Tommaso si ritirò nella Marsica, nella Valle dei Marsi, dove negli ultimi anni della sua vita fu accudito dalle suore clarisse per le quali scrisse una biografia di Santa Chiara. Era una persona che amava studiare e non gradiva i contrasti con gli altri confratelli. La sua esistenza la dedicò stando accanto a Francesco: persino quando fu mandato in missione, venne scelto per le sue grandi capacità letterarie. Non so se la sua sia stata una scelta di vivere in solitudine, ma da quel ritiro sono scaturite le grandi opere che noi tutti oggi conosciamo.

Corrado Oddi

DB Dalla figura del Beato Tommaso da Celano passiamo a un’altra che rappresenta la storia del nostro paese: si tratta di Giovanni Falcone. Sulla sua figura è stato realizzato un docufilm girato per la Rai, diretto da Graziano Conversano che ti ha scelto proprio per la somiglianza con il giudice. Cosa puoi raccontare di questa profonda e toccante esperienza?

CO Mi ricordo che ricevetti una mail nel 2017 dalla Rai della quale stentavo a crederci poi mi contattarono dalla redazione perché era in corso il 25° Anniversario della strage di Capaci e di via d’Amelio e mi fecero notare una somiglianza con il giudice Falcone. In effetti nei primi giorni di ripresa, mi sono fatto crescere sia i capelli che i baffi e inviando delle foto in Rai, vollero vedere l’attore che doveva interpretare Giovanni Falcone e trovarono questa incredibile somiglianza. Si informarono subito su chi fosse stato il truccatore e invece erano proprio i miei capelli e il regista Graziano Conversano mi scelse per l’aspetto identico. Per interpretare il ruolo del giudice Falcone, ho cercato di evitare le pellicole cinematografiche girate sulla sua figura e mi sono guardato tutte le sue interviste, focalizzandomi sull’atteggiamento, la sua ironia che lo contraddistingueva insieme a Paolo Borsellino e quindi sono stati fondamentali questi dettagli; quando mandarono in onda in Rai il docufilm mi scrisse un attore siciliano di accademia che ringraziai dove ricevetti tanti complimenti sottolineando che non aveva mai assistito a un’interpretazione così intima e autentica; anche adesso a distanza di diversi anni ritengo che sia uno dei docu film che racconta meglio Falcone, attraverso la storia, la vita e i retroscena della figura del magistrato.

DB Vorrei portarti indietro nel tempo, proprio agli inizi di quella che poi diventerà una brillante carriera teatrale. Sik Sik l’artefice magico, celebre atto unico scritto da Eduardo De Filippo, ha rappresentato il tuo esordio sul palcoscenico. Quali ricordi hai, e cosa ha significato per te interpretare una commedia che appartiene a un autentico mostro sacro del teatro italiano?

CO Se mi sono innamorato del teatro e di questo mestiere, è stato vedendo gli spettacoli di Eduardo e leggendo La cantata dei giorni dispari, che raccoglie tutte le sue commedie. Per gioco, mi ricordo che da bambino abbiamo messo in scena Natale in casa Cupiello e Filumena Marturano. Sik-Sik, l’artefice magico è stato un mio lavoro con un attore che apparteneva alla compagnia di Alessandro Gassmann; vi presi parte interpretando Rafele. Sik-Sik è il classico esempio dell’attore bistrattato, morto di fame e sfortunato, che si barcamena con la moglie in attesa di un bambino e un compare che non arriva, cercando di rimediare due soldi per costruirsi una vita dignitosa. Questo atto unico di Eduardo vuole rappresentare la disperazione dell’artista, un po’ come gli attori del Rinascimento e della Commedia dell’Arte che vivevano alla giornata. Oggi, invece, essere attore equivale a diventare un personaggio attraverso i soldi e la fama; un tempo, quando gli attori erano come giullari, vivevano in condizioni miserevoli, e il protagonista di Sik-Sik, l’artefice magico incarna perfettamente questa disperazione. Eduardo De Filippo ha raccontato Napoli sotto diverse sfaccettature, facendo sì che il napoletano non sia considerato un dialetto, ma una vera e lingua.

DB Grazie Corrado di essere stato nostro ospite su Giallo e Cucina. Vorrei concludere con un’ultima domanda: hai una carriera di trent’anni nella quale ti sei contraddistinto tra cinema, teatro e televisione. Cosa ti porti nella tua valigia di attore e regista e cosa sogni ancora di inserire?

CO Di ruoli da interpretare ce ne sarebbero davvero molti. Quel che mi porto dietro è l’incontro con i numerosi testi con i quali mi sono confrontato, a iniziare dal mio primo ruolo da protagonista nelle vesti del giudice Rosario Livatino — che racconta la storia di questo giovane magistrato — fino alle opere di Eduardo, di Goldoni e di Luigi Squarzina. Ho avuto grandi maestri con i quali, insieme a colleghi di immenso talento, ho condiviso laboratori ed esperienze. Custodisco storie che mi hanno permesso di vivere tante vite, un po’ come accade con la lettura: voi che vi occupate del mondo della letteratura sapete benissimo che leggere aiuta a moltiplicare le nostre esistenze. Io leggo, come diceva Flaubert, per vivere e non per istruirmi, anche se le due cose finiscono per intrecciarsi e questa espressione diventa quasi un paradosso. Mi auguro di poter continuare a fare questo lavoro grazie alla mia forza e al mio intelletto, e ringrazio Dio che a 55 anni mi consente di proseguire la mia carriera di attore. Soprattutto oggi non è facile vivere di questo mestiere, perché le incertezze sono parecchie e bisogna sapersi inventare ogni giorno. Un aspetto su cui punto tantissimo ancora oggi è la formazione: cerco di frequentare laboratori di aggiornamento di 10-15 giorni perché ci sono nuovi registi e nuove strade di comunicazione che i giovani riescono a percorrere. Bisogna sempre essere in sintonia con questo mondo meraviglioso. Auguro a tutti di poter intraprendere questa carriera o, semplicemente, di realizzare ciò che più amano.

 

 

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