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Antonio Fusco

Se il lettore sente il luogo, ci entra dentro, e la storia diventa vera

Padre del commissario Tommaso Casabona, di cui da poco è uscito per Giunti, il settimo romanzo “L’inferno che è dentro di me”, nel 2021 ha dato vita ad un secondo personaggio, l’ispettore Massimo Valeri (primo libro uscito per Giunti, il secondo e il terzo per Rizzoli nella collana Nero RIzzoli). I due personaggi sono molto diversi fra loro e in questa intervista cercheremo di farci raccontare qualcosa di entrambi ma anche di conoscere l’autore.

Benvenuto su Giallo e Cucina Antonio Fusco!

1.MaBal – Padre letterario di due personaggi seriali, il commissario Tommaso Casabona e l’ispettore Massimo Valeri, ci racconta qualcosa dei suoi personaggi?

A.F. Sono due investigatori molto diversi tra loro, ma per certi versi speculari. Casabona è un uomo maturo, con un profondo senso etico, serio e riflessivo, sempre attento a cogliere l’essenza delle cose, fedele a un sistema di valori su cui non transige. Le sue indagini sono ambientate nella classica provincia italiana, che ben si addice alla sua personalità. Valeri è un’altra cosa: uno scapestrato che fa i conti con una rabbia irrisolta, legata alla sua storia personale. Un quarantenne solitario, insofferente alle gerarchie, che ama le moto, le barche e la musica rock. Si muove in una metropoli come Roma e scava dentro il disagio delle periferie e degli emarginati, trovandoci una sua dimensione.

2. MaBal – Come ha iniziato a scrivere? Aveva pensato fin dall’inizio a una serie con il commissario Casabona?

A.F. Ho iniziato tardi. Sono sempre stato attratto da quella che chiamo l’arte di mettere insieme le parole per creare emozioni, ma è a cinquant’anni che mi sono deciso a scrivere sul serio. È un’età in cui capisci che i sogni nel cassetto, o li butti via o li tiri fuori e ti dai da fare per realizzarli. Il noir mi sembrava congeniale alle mie esperienze professionali. Era un modo per raccontare il mondo che ho vissuto tanti anni. Casabona non è nato pensando a una serie. È nato per un romanzo, “Ogni giorno ha il suo male”. La serie è venuta dopo, quando ho visto che quel personaggio aveva ancora molto da dire e che i lettori gli si erano affezionati.

3.MaBal – Lei ha dato vita ad un secondo personaggio seriale, l’ispettore Massimo Valeri, molto diverso da Tommaso Casabona. Dipende dal fatto che aveva una storia in testa che non poteva avere come protagonista Casabona? E Le faccio la seconda parte della domanda: viene prima la storia o il personaggio?

A.F. Sì, per me comandano le storie, i personaggi che le interpretano sono gli strumenti per narrarla. Avevo da raccontare cose che non si addicevano a Casabona, e per questo è nato l’Indiano. Per una storia di emarginazione, di disagio, di sofferenza, come quella di “Io sono l’Indiano”, mi serviva un uomo come Valeri e un’ambientazione come quella di certe periferie romane. Casabona ci sarebbe stato stretto e sarebbe apparso poco credibile.

4.MaBal – Quanto è importante l’ambientazione in una storia?

A.F. Per me l’ambientazione non è un fondale. I luoghi hanno una memoria, portano dentro le storie di chi ci è passato. Valdenza è immaginaria, ma è fatta con le pietre della mia Pistoia, una città che amo, dove trovo bellezza e armonia. Quando scrivo un luogo cerco di non descriverlo dall’esterno ma di farlo sentire: un odore, una luce, il freddo di una piazza a gennaio. Se il lettore sente il luogo, ci entra dentro, e la storia diventa vera.

5.MaBal – Recentemente è uscito “L’inferno che è dentro di me”, (serie commissario Casabona) personalmente l’ho trovato uno dei libri più belli della serie. La trama è interessante e, al solito, Casabona mostra un’ottima capacità investigativa. Ma quello che mi ha coinvolta in questa storia sono le profonde riflessioni sull’amore e sulla vita che fa il suo commissario, la vena malinconica che le permea che lo hanno reso, ai miei occhi, molto umano. Crede che sia importante proporre a chi legge anche la parte più intima del personaggio?

A.F. Sì, ci credo molto. Un investigatore che risolve soltanto casi, senza una vita che gli pesa addosso, dopo un po’ diventa un meccanismo asettico. A me interessa di più la persona che c’è dietro, al commissario come a tutti gli altri personaggi. In questo romanzo Casabona attraversa una fase difficile della sua vita privata, ed è da lì, dalla sua fragilità, che nasce la vena malinconica che ha colto. Le riflessioni sull’amore e sulla vita non sono digressioni astratte, sono il modo in cui prova a dare un senso a quello che gli capita. Come fa chiunque di noi nella vita reale.

6.MaBal – Negli ultimi tempi ho sempre più spesso la sensazione di leggere trame già lette. Lei pensa che in Italia si pubblichi troppo? Che ci sia poca voglia di osare qualcosa di diverso, fuori dai classici schemi?

A.F. L’alto numero di pubblicazioni è un dato oggettivo. Sono poche? Sono molte? Questo è un giudizio che non mi sento di dare. Agota Kristoff diceva che nella vita tutti dovrebbero scrivere un romanzo. Io aggiungerei, però, che non bisogna aspettarsi che diventi un best seller. La grande facilità con cui oggi si può essere pubblicati o ci si può autopubblicare non crea necessariamente scrittori di successo. Spesso non si va oltre la cerchia della famiglia e degli amici. Se si resta negli schemi già visti e si copiano tendenze e stili già affermati non si fa molta strada.

7.MaBal – Sta lavorando a qualcosa di particolare in questo momento?

A.F. In questo periodo non sto scrivendo narrativa. Mi sto occupando della seconda edizione del festival “Zona d’Ombra. Storie, trame e narrazioni”, che si tiene a Pistoia nel mese di ottobre, di cui sono direttore scientifico. Un progetto dedicato all’attualità, alla cronaca e al giornalismo investigativo che mi coinvolge molto. In ogni caso, io preferisco scrivere in inverno, quando le giornate si accorciano e fuori piove.

8.MaBal – Ci consiglierebbe un libro?

A.F.“La morte di Ivan Il’ič” di Tolstoj. È un romanzo breve, ma di quelli che restano addosso. Racconta la fine di un uomo qualunque, e proprio per questo ci riguarda tutti. Lo consiglio perché serve a tenere sempre ben presente cos’è la vita. Cosa che spesso tendiamo a dimenticare.

9. MaBal – Per il nostro blog “Giallo e Cucina” devo chiederLe se ha un piatto/cibo preferito?

A.F. Le melanzane alla parmigiana, senza dubbio. Ma cucinate alla napoletana, con la doppia frittura delle melanzane e condimento in abbondanza. Odio la rivisitazione in chiave salutista dei classici della cucina italiana. Se vuoi mangiare sano fatti un bel piatto di tofu con i semi di miglio, lascia stare la parmigiana.

Grazie per aver risposte alle mie domande, Antonio Fusco!

Bibliografia: Serie commissario Tommaso Casabona: 2014 – Ogni giorno ha il suo male – 2015 – La pietà dell’acqua – 2016 – Il metodo della fenice – 2017 – Le vite parallele – 2019 – Alla fine del viaggio – 2020 – La stagione del fango – 2026 – L’inferno che è dentro di me

tutti editi da Giunti

Serie ispettore Massimo Valeri (L’Indiano): 2021 – Quando volevamo fermare il mondo, Giunti – 2022 – Io sono l’indiano – 2024 – La scomparsa di Elisa Ohlsen (questi ultimi due editi da Rizzoli nella collana Nero RIzzoli)

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