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Stasera al cinema

Mercy – Sotto accusa
“Se la mia percentuale di sospetto non scenderà al di sotto del 92% verrò eliminato”. “Se sei innocente provalo”.

Data di uscita: 22 gennaio 2026

Genere: Azione, drammatico, fantascienza

Anno: 2026

Paese: USA

Durata: 100 minuti

Distribuzione: Eagle Pictures

Regia: Timur Bekmanbetov

Attori: Chris Patt, Rebecca Ferguson, Kali Reis, Annabelle Wallis, Chris Sullivan,

Kylie Rogers, Michael C. Mahon, Kenneth Choi, Rafi Gavron, Jeff Pierre, Philicia Saunders,

Mark Daneri, Carlos Antonio, Dupree Young, Charlene May, Mike Tarnofsky, Craig Frosty

Silva, Jay Jackon, Anja Akstin, Richard Cetrone

Sceneggiatura: Marco van Belle

Fotografia: Klalid Mohtaseb

Montaggio: Dody Dorn, Austin Keeling, Lam T. Nguyen

Musiche: Ramin Djawadi

Costumi: Anthony Franco

In un futuro prossimo venturo Chris Raven è un agente del dipartimento rapine e omicidi della polizia di Los Angeles. Sposato e con una figlia adolescente, Chris ha avuto problemi di alcolismo in seguito alla morte del suo mentore, un evento traumatico del quale si ritiene personalmente responsabile. In passato ha contribuito a fondare la Mercy Court, un tribunale virtuale preposto a giudicare gli inquisiti con la massima oggettività.

Ma si ritrova improvvisamente incatenato ad una sedia metallica e messo sotto processo da una giudice AI, l’impassibile Maddox, che lo accusa dell’omicidio di sua moglie Nicole. Chris, che si dichiara innocente ma non ricorda nulla delle ultime ore della sua vita, avrà solo 90 minuti di tempo per trovare le prove che potrebbero scagionarlo. “Non sono colpevole, non posso esserlo, non lo avrei mai fatto”, dice Chris a se stesso e a Maddox. Ma sarà vero, in un mondo in cui “tutti mentono”?

Il regista e produttore russo Timur Bekmambetov, classe 1961, conosciuto per la saga fantasy vampiresca tratti dai romanzi di Sergej Luk’janenko (i primi capitoli  I guardiani della notte e I guardiani del giorno risalgono rispettivamente del 2004 e 2006), scodella un film importante su un tema quanto mai attuale, il rapporto con l’IA, croce e delizia del genere umano.

A causa dei continui tumulti e disordini nella società civile, il genere umano è arrivato a un punto di svolta, l’IA è parte del quotidiano ed è stato proprio l’uomo a permetterlo creando disoccupazione e povertà.

Viene quindi creata la Mercy Court che sovverte completamente tutto il sistema giuridico. Non esiste più la presunzione di innocenza fino a prova contraria, cancellati i vari gradi di giudizio. In caso di efferati delitti il colpevole  finisce direttamente legato a una sedia, di fronte un giudice virtuale dall’aspetto glaciale che si fa carico di  tutte le parti del processo, dal raccoglimento delle prove, al dibattimento senza l’ingombrante presenza degli avvocati di difesa e dell’accusa, fino all’epilogo con la  commina della pena , che prevede l’esecuzione sul posto.

Ipotesi di un futuro che fa davvero paura, anche se l’intento può sembrare vantaggioso, visto che si risparmiano i soldi dei contribuenti e si riducono i tempi di una giustizia farraginosa. Sarà proprio uno suoi ideatori a trovarsi su quella terrificante sedia, Chris Raven (interpretato da un bravissimo e convincente Chirs Patt), poliziotto traumatizzato e dedito all’abuso di alcool, accusato dell’omicidio della consorte.

Il film viene accostato a Minority Report, del 2002, dove un atletico Tom Cruise viene braccato dagli agenti della Precrime per un delitto presunto. Il poliziotto dovrà raccogliere tutte le prove possibili per dimostrare la sua innocenza e la sua completa estraneità a un delitto che deve ancora essere commesso. Il soggetto si basa su un racconto di Philip K. Dick,  ma le trame dei due film sono completamente differenti.

In Mercy i tempi sono adrenalici, Chris deve utilizzare con intelligenza tutti i mezzi che il giudice virtuale Maddox (interpretata da una stupenda e algida Rebecca Ferguson) a richiesta gli mette a disposizione, dalle immagini di telecamere, messaggi e telefonate private di tutti gli attori che possano avere attinenza al caso in oggetto….in barba alla privacy.

Lo spettatore vive insieme al protagonista lo scorrere minaccioso del tempo che il giudice non manca di rimarcare, provando un crescendo senso di angoscia e vulnerabilità. La sfida tra l’intelligenza umana e l’AI è servita, l’uomo riuscirà a dimostrare la sua estraneità a fatti e a incastrare il vero colpevole? Il confronto è davvero interessante e coinvolgente.

Il finale apre però a un sconcertante interrogativo. Ci si può affidare davvero all’intelligenza artificiale creata dall’essere umano che è fallace, che può essere indotto all’errore? Quando le argomentazioni sembrano vere ma sono false e inaffidabili, come si può davvero affidarle il diritto di vita o di morte? Chris ha l’ingrato compito di cercare la quadra a questo quesito piuttosto angosciante.

In un’intervista Rebecca Ferguson ammette che “m’inquieta l’IA perché esiste, si sta sviluppando sempre di più, continua a raccogliere informazioni e noi abbiamo il diritto e dovere  di proteggerci….In particolare, può essere un pericolo per gli attori e gli scrittori, perché sa scrivere e replicare voci. Ma è davvero capace delle stesse emozioni? Non credo. Di certo non voglio che prenda il sopravvento. Essere una fredda giudice IA è stata per me una sfida, perché dovevo spegnere le mie emozioni e immergermi meglio in questo personaggio senz’anima.” Di diverso avviso invece il collega Chris Patt: Considero la tecnologia come un incredibile strumento, che permette nuove forme per raccontare storie. Penso ci saranno dei benefici, anche se si dovranno fronteggiare i problemi delle possibili perdite di certe professioni. Ma se l’IA consentirà nuovi approcci alla produzione cinematografica, allora ne varrà la pena….”.

Produzione: 

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