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Stasera al cinema

Il regno del Pianeta delle Scimmie
Una storia diventa un classico quando continua a parlare alle donne e agli uomini di ogni epoca.

Titolo originale: Kingdom of the Planet of the Apes

Anno: 2024

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: AzioneFantascienza

Casa di Produzione: Oddball EntertainmentJason T. Reed ProductionsDisney Studios AustraliaTwentieth Century Fox

Distribuzione italiana: 20th Century Fox

Durata: 145 minuti

Regia: Wes Ball

 

***

Sarà che ci stiamo abituando sempre di più a godere di storie divise per stagioni, e questo oggi accade, oltre che sul divano di casa, anche al cinema. Abbiamo sempre fame di un racconto filtrato da mille rivoli, ed ecco allora che ci ritroviamo davanti a un nuovo capitolo della saga “Il pianeta delle scimmie”.

Ma facciamo un po’ d’ordine…

Tutto ebbe inizio nel 1963, quando lo scrittore francese Pierre Boulle, con il suo tredicesimo romanzo Il pianeta delle scimmie (La Planète des singes) iniziò ad affrontare il genere distopico. Da questo romanzo nascono le idee per ben 4 film, usciti tra il 1968 e il 1973.

Non basta: evidentemente è una storia che vale la pena essere ripescata e nel 2001 il genio di Tim Burton ci lascia godere un remake,  Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie.

Trascorrono dieci anni; l’idea che il mondo possa essere preso dalle scimmie a scapito dello spocchioso essere umano ci affascina sempre: le sale cinematografiche si riempiono di altre 4 pellicole dedicate alla saga, ultima di queste, appunto, Il regno del pianeta delle scimmie, la quale a sua volta offre il potenziale per il proseguo di questa storia… ma dovremo aspettare per averne certezza.

 

Trama

Sono passate intere generazioni dalle vicende raccontate nel precedente film.

Il mondo è delle scimmie. L’essere umano ha perso la sua importanza nella catena alimentare e si ritrova in uno stato di primordiale incoscienza.

Noa, un giovane scimpanzé appartenente a una tribù pacifica legata all’allevamento di aquile, sta per compiere il rito di passaggio all’età adulta. Ma la notte prima del grande evento il destino ci metterà lo zampino e la tribù di Noa sarà ridotta in schiavitù da un vasto gruppo di scimmie capeggiate dal temibile Proximus Caesar.

L’accusa rivolta a Noa e alla sua tribù è quella di nascondere una giovane umana, dalle misteriose conoscenze che Proximus Caesar desidera ardentemente.

La trama subisce uno spartiacque tra un primo blocco dal piglio avventuroso, ispirato alla letteratura di viaggio, e un secondo più statico, che si svolge all’interno dalla vasta tribù di Proximus Caesar, tra le rovine di un mondo un tempo abitato dagli esseri umani.

 

Considerazioni…

Un film che vale la pena essere visto in sala, per via degli ottimi effetti speciali, una buona fotografia e un uso sofisticato della CGI.

La sceneggiatura tuttavia non trascina e non emoziona più del minimo dovuto e così i personaggi, che non segnano profondamente l’immaginazione.

Noa, (Owen Teague) lo scimpanzé protagonista, (buono, giusto, coraggioso) ha qualcosa che manca, una debolezza che ne potenzierebbe l’empatia con lo spettatore, mentre la giovane umana, Mae (Freya Allan) convince per le luci e ombre dei suoi valori, ma anche questi vengono mostrati senza troppi conflitti interni al personaggio, risultando poco profondi.

Infine il Villain Proximus Caesar (Kevin Durand) promette bene sul piano estetico, quello di un iconico dittatore, e per lo smodato desiderio di conoscenza che gli permetterebbe di stabilizzare il suo potere. Ma il personaggio ha poco spazio sullo schermo, (interviene solo a partire dal secondo blocco di trama); avrebbe potuto dare di più. Potrebbe convincere nel caso di ipotetici sequel, se si ritrovasse ad traversare una nuova e più coinvolgente fase. Staremo a vedere.

 

In conclusione…

Il film ha un buon ritmo interno, è nel complesso apprezzabile, soprattutto sul grande schermo, ma non lascia lacrime né ferite nel cuore dello spettatore.

L’unica è considerarlo all’interno di un percorso che ha affascinato intere generazioni da oltre sessant’anni.

Non a caso ciò che muove di più l’anima dello spettatore è quella sottile asticella che muove ora verso gli umani, ora per le scimmie.

Perché è accaduto tutto questo?

Come è possibile che queste scimmie si siano impadronite del pianeta? Noi umani siamo infinitamente più intelligenti.

Vero, ma il passaggio dall’intelligenza all’arroganza è breve, e allora torniamo a parteggiare per le scimmie, che a volte appaiono ingenue, ma meritano il nostro rispetto per dei valori che noialtri stupidamente abbandoniamo sulla via del successo.

Questo tema nel film è presente, è sviluppato nel modo giusto, ed è il motivo per cui andiamo a vederlo. Lo si può condire in tutte le salse, ma è il click, il lampo di genio del primo autore ciò che continua davvero ad affascinarci, e lo farà ancora.

Dopotutto… è un classico!

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