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Gioia mia
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Antonino67
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Antonino67
Mi chiamo Antonino Falleti, 58 anni. Sono iscritto al DAMS, dove approfondisco lo storia del cinema e della scrittura .

Film Drammatico Regia Margherita Spampinato. Sceneggiatura, soggetto e montaggio Margherita Spampinato. Fotografia Claudio Cofrancesco Cast Marco Fior,  Aurora Quattrocchi, Martina Ziami Fandango: Distribuzione-Sales Prodotto da: Benedetta Scagnelli e Alessio Pasqua Una produzione:Yagi Media in associazione con Gianluca Arcopinto, Claudio Cofrancesco, Paolo Butini, Ivan Caso, Filippo Barracco Uscita:11 Dicembre 2025 Durata:90′ min Paese:Italia

Recensione a cura di Antonio Falleti
Gioia Mia è uno di quei film che partono da un’idea interessante e da un immaginario ricco di suggestioni, ma che finiscono per non trovare fino in fondo una propria identità cinematografica. Il cinema italiano contemporaneo sembra spesso avere paura di rischiare davvero, e anche qui la regia di Margherita Spampinato sceglie una strada prudente, senza riuscire a dare originalità e forza a una materia che avrebbe potuto essere molto più disturbante e sorprendente; un amore lesbo celato  ma vero come un brano di Giuni Russo.
La Sicilia raccontata nel film appare come un luogo sospeso tra memoria e fantasma, un mondo che sembra scomparso ma che continua a vivere dentro di noi. È proprio questa dimensione malinconica e crepuscolare a rappresentare l’aspetto più affascinante dell’opera. Tra spiagge assolate, silenzi e volti segnati dal tempo emerge il ritratto di una terra fatta di assenze, ricordi e desideri mai compiuti.
Molto intensa l’interpretazione dell’anziana attrice protagonista Aurora Quattrocchi che attraverso il personaggio della zia ostica è capace di esprimere inquietudine e fragilità con pochi gesti e sguardi. Attorno a lei, però, la recitazione resta complessivamente discontinua e non sempre riesce a sostenere il peso emotivo della storia.
Il film procede con toni contemplativi e una sensibilità quasi poetica, ma spesso si adagia su soluzioni prevedibili. È un peccato, perché il soggetto avrebbe potuto spingersi verso territori più audaci, scardinando le convenzioni narrative e lasciando emergere con maggiore forza le sue ombre. Rimane così la sensazione di un’opera incompiuta: un film che sfiora temi profondi senza mai affondare davvero il colpo.
Gioia Mia è comunque un lavoro sincero, attraversato da una nostalgia autentica per un mondo che non esiste più. Un film che lascia immagini e atmosfere nella memoria, ma che non riesce a trasformare la propria promessa in una visione davvero memorabile.
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