Fuori posto
Ricoverata nel Posto per correggere un grave problema ortopedico, la Bambina-del-letto-di-mezzo si ritrova sola in un ambiente ostile e opprimente. Le regole sono rigide, i divieti numerosi, e tutto è sorvegliato dalle inflessibili Signorine con la cuffietta bianca e le forcine, affiancate dai severi Signori col righello nel taschino. Ogni spazio è regolato, ogni comportamento misurato, e oltre le porte chiuse si celano segreti che nessuno osa svelare. Tra questi, il più inquietante è il mistero del piano -1, un luogo proibitissimo, che alimenta la sua curiosità e i suoi timori. Le voci nel corridoio sussurrano storie oscure su ciò che vi accade: chi parla di pazienti che non fanno più ritorno, chi dice che sia un semplice deposito. Ma la Bambina-del-letto-di-mezzo si convince che la verità sia più complessa, e decide di provare a chiarire quell’enigma, che la spaventa tanto quanto la attrae. Sola, senza affetti né punti di riferimento, si aggrappa agli unici due elementi che le offrono conforto: una bambina, Ro-sa-li-a, immobilizzata totalmente e in grado di comunicare soltanto con il battito delle ciglia, e un quadernetto giallo con una palma e un surfista in copertina, dove annota ogni dettaglio di ciò che vede e sente. Il tempo scorre sospeso e rarefatto, tra visite mediche, terapie dolorose e tentativi sempre più audaci di avvicinamento al piano -1. Con ogni giorno che passa, cresce in lei un senso di estraneità e di non appartenenza a tutto quanto la circonda, e il Posto diventa il paradigma della sua stessa esistenza, destinata a rimanere sempre “Fuori posto”. La conquista del piano-1 diventa quindi l’unica possibilità di ribellarsi e sfuggire a tutto questo.
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Il titolo anticipa il tema centrale del romanzo, che esplora il profondo senso di inadeguatezza e non appartenenza della protagonista rispetto al mondo che la circonda.

È una storia delicata e intensa, al tempo stesso tesa e claustrofobica, raccontata attraverso lo sguardo di una bambina solitaria costretta in un ambiente estraneo e ostile per affrontare un programma di rigida riabilitazione correttiva di una difformità congenita alla schiena.

Impaurita dall’impossibile interazione con l’ambiente che la circonda, concentrato su protocolli che non lasciano spazio a deroghe, la giovane protagonista si trincera in un mondo interiore e solitario, alla ricerca di una via di fuga da regole incomprensibili e indesiderate.

La narrazione, ritmata come un metronomo dall’iper-razionalità del flusso di pensieri della piccola, è scandita dai gesti che ripete con una ritualità quasi compulsiva, in una circolarità che accentua la sensazione di immobilità che dilata e amplifica il senso di disagio e tensione, messaggeri del valore evocativo del racconto.

La curva a “esse” del suo dorso, da raddrizzare in una più conforme “I”, si trasforma così  in una potente metafora degli schemi che la società propone quali modelli di normalità ai quali adeguarsi, spesso a scapito della propria individualità.

La corazza di gesso che le viene applicata, di conseguenza, assume un valore simbolico ancora più profondo: non solo strumento medico di correzione, ma anche mezzo attraverso il quale attuare il sottile e costante processo di manipolazione volto a soffocare ogni forma di diversità.

In questo contesto oppressivo, pertanto, il concetto di essere Fuori posto non si limita ad un marchio di esclusione, ma si trasforma in un vero e proprio atto di resistenza ad un sistema che pretende di trasformare le caratteristiche individuali in errori da correggere. L’avventura al piano meno uno, luogo oscuro e simbolico, incarna di conseguenza il rifugio e la ribellione proprio contro gli schemi rigidi e preconfezionati dell’ambiente circostante.

In estrema sintesi questo romanzo è un inno alla diversità e alla ribellione contro un sistema che intende uniformare ogni individualità, uno sguardo penetrante su come l’essere “fuori posto” possa, talvolta, rappresentare il coraggio di non conformarsi e la forza di preservare la propria unicità.

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