In questo capitolo della serie dedicata al commissario Claudio Innocenti, “Colpevoli o Innocenti?”, Fabio Rennani abbandona le formule più classiche del giallo per spingerci in un territorio più torbido, personale, quasi claustrofobico. Non si tratta solo di un’indagine da risolvere, ma di un viaggio interiore che mette a nudo un uomo, le sue debolezze, e tutto ciò che ha cercato di nascondere sotto la superficie ordinata della vita quotidiana.
Quando la sua auto viene incendiata e riceve un biglietto minaccioso, il commissario capisce che questa volta la minaccia non arriva solo dalla strada o da un criminale qualsiasi: è il passato a presentare il conto. Un caso rimasto aperto, o peggio, risolto male. Il dubbio si insinua e cresce: c’è qualcosa che lui stesso ha rimosso? Qualcosa che ora, qualcuno, vuole riportare alla luce con violenza?
Rennani costruisce una tensione crescente che non nasce dal ritmo frenetico, ma dal conflitto psicologico continuo tra verità e menzogna, tra giustizia e lealtà personale. Il commissario è coinvolto in prima persona, e questo rende tutto più pericoloso: ogni errore potrebbe costargli non solo la reputazione, ma anche l’affetto di chi gli è più caro. L’equilibrio faticosamente ricostruito con l’ex moglie e con la figlia si incrina sotto il peso delle accuse, delle mezze verità e dei silenzi.
In “Colpevoli o Innocenti?”, i personaggi sono animati da una verità soggettiva che rende ogni loro gesto ambiguo e affascinante. Sentirsi colpevoli, in certi momenti, equivale a esserlo davvero. Ed è su questo terreno incerto che si muove Innocenti, investigatore costretto a indagare tra le proprie ferite, i propri errori, i propri fantasmi. Il lettore segue il suo percorso con empatia, ma anche con dubbi: è davvero l’uomo giusto al posto giusto? O questa volta è lui a non riuscire a vedere con lucidità?
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è il modo in cui la dimensione privata e quella professionale si sovrappongono senza soluzione di continuità. Il protagonista non è più l’eroe classico, ma un uomo emotivamente confuso, a tratti persino sgradevole nei suoi impulsi, eppure sempre autentico. Sente di dover proteggere chi ama, anche a costo di tradire i suoi principi. E forse, proprio in questo paradosso, sta la sua forza.
La scrittura di Rennani è fluida, pulita, capace di dare il giusto spazio alle emozioni senza appesantire la trama. La tensione narrativa è continua, ma non gridata. C’è un lavoro accurato sul non detto, sui dialoghi tesi, sui piccoli gesti che rivelano molto più delle parole. Si percepisce una maturazione nella voce dell’autore, che qui affina ulteriormente la costruzione psicologica dei personaggi.
Il tema del denaro, come forza oscura che condiziona relazioni, giustizia e destino, attraversa tutto il romanzo. Non in modo spettacolare, ma come un’inquietudine costante. La verità è un oggetto in vendita? È possibile mantenere l’integrità quando tutto sembra ruotare attorno a interessi? Anche questo interrogativo, pur non gridato, lascia una traccia duratura.
Infine, l’amore. O meglio, l’amore nella sua forma più ambigua: l’ossessione, la protezione che diventa prigione, la verità nascosta per non ferire e che invece ferisce più di ogni altra cosa. È forse questo il centro emotivo del libro. Claudio Innocenti non è chiamato solo a risolvere un mistero: è chiamato a salvare una donna che ama ancora, forse troppo, e una figlia che rischia di perderlo per sempre. In un mondo dove tutto può essere strumentalizzato, l’amore resta l’unico impulso sincero. Ma è sufficiente?
“Colpevoli o Innocenti?” è un romanzo intenso, sfaccettato, che non si limita a intrattenere. Fa riflettere sul peso delle scelte, sulla responsabilità, sulla fragilità dei legami. E ci ricorda che a volte l’unica giustizia possibile è quella che decidiamo di costruire dentro di noi.

